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La musica di Gerhard Schjelderup, tra Grieg e Wagner

Tra coloro che nel panorama musicale norvegese raccolsero l’eredità di Edvard Grieg, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo, uno dei compositori più importanti fu sicuramente Gerhard Schjelderup.

La copertina del cd CPOTra coloro che nel panorama musicale norvegese raccolsero l’eredità di Edvard Grieg, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo, uno dei compositori più importanti fu sicuramente Gerhard Schjelderup, nato nel 1859 a Kristiansand e morto in Baviera, a Benediktbeuern, nel 1933. Come molti altri musicisti della sua generazione, anche Schjelderup rimase folgorato dalle opere di Richard Wagner (nel 1887 a Karlsruhe ebbe modo di assistere all’intera rappresentazione del “Ring des Nibelungen” e, l’anno successivo, a Bayreuth, del “Parsifal”). Così, erede della visione di Grieg e, allo stesso tempo, imbevuto di quella del sommo compositore tedesco, l’opera di Schjelderup si è sempre mantenuta in bilico tra questi due autori, come dimostra il disco pubblicato dall’etichetta discografica tedesca CPO, che presenta due delle maggiori opere sinfoniche del musicista norvegese, il dramma sinfonico “Brand” e la seconda sinfonia, sotto la direzione di Eivind Aadland, alla testa della Trondheim Symphony Orchestra.

Il compositore norvegeseIn effetti, anche per via della difficile situazione artistica che si continuava a vivere in Norvegia durante gli ultimi decenni dell’Ottocento, Schjelderup (che vediamo in un disegno dell’epoca), come altri colleghi, per ultimare gli studi e per farsi un nome, fu costretto ad abbandonare la patria ancora giovane per andare a vivere in Baviera, dove trascorse il resto della sua vita, pur senza mai rompere con le tradizioni e i legami della terra natia. L’evoluzione stilistica e soprattutto estetica della musica di quest’autore si può desumerla anche dalle sue stesse ammissioni, esposte in più riprese in scritti e articoli. Pur restando fedele a una dimensione della “musica a programma”, cara allo stesso Grieg, a Berlioz, a Liszt e a Richard Strauss, Schjelderup prese a modello la scansione drammatica delle opere wagneriane anche se, invece di cantare l’epopea di eroi e dei, volle scavare a fondo nella psiche umana, usando la musica come scandaglio psicologico, evidenziandone soprattutto i lati oscuri (come, d’altra parte, fece in quella stessa epoca un altro illustre conterraneo in sede teatrale, Henrik Ibsen).

Il direttore d'orchestra norvegeseProprio nel dramma sinfonico “Brand”, infatti, tratto liberamente dall’omonima tragedia di Ibsen, Schjelderup cerca di mettere in luce questi aspetti, coniugando nel tipico genere del poema sinfonico tensioni tragiche e mutamenti psicologici da parte del protagonista, che anela a raggiungere vette spirituali e “superomistiche” dalle quali uscirà sconfitto, morendo sulla vetta di una montagna, nel cuore di una furiosa tempesta. Giocato su timbri orchestrali che rimandano inevitabilmente anche ai poemi sinfonici di Strauss (“Brand” fu composto tra il 1908 e il 1910), questo dramma sinfonico mette in luce la sapiente capacità orchestrale dell’autore, capace di variare sapientemente i colori e le sfumature dinamiche (come nell’“apollinea” parte che porta il titolo di “Wer Jehova geschaut, muβ sterben”).

La Trondheim Symphony OrchestraSebbene posteriore, composta tra il 1923 e l’anno successivo, la seconda sinfonia di Schjelderup, dedicata alla madrepatria, appare più convenzionale, incentrata maggiormente su aspetti melodici e armonici che risentono di una certa pesantezza, soprattutto nel terzo e quarto tempo (con quest’ultimo in cui traspare persino un sentore di bruckneriana memoria). Parliamo di sinfonia, anche se in questo caso, lo stesso autore non mancò d’indicare per ogni tempo un titolo programmatico, trasformando quest’opera inevitabilmente in una sorta di poema sinfonico. Buona la direzione di Eivind Aadland (che vediamo nella foto in alto), così come dell’egregia Trondheim Symphony Orchestra (nella foto), capace di destreggiarsi adeguatamente nell’impervia partitura di “Brand”, così come nella più convenzionale sinfonia. A livello di registrazione, i tecnici della CPO hanno optato per un palcoscenico sonoro alquanto arretrato, una scelta che se da una parte permette di avere tutta la vasta compagine orchestrale focalizzata a sufficienza, dall’altro tende a svilire inevitabilmente la microdinamica, così privilegiata nelle partiture di Schjelderup.

Gerhard Schjelderup “Brand - Seconda sinfonia” Eivind Aadland - Trondheim Symphony Orchestra, CPO, 1 cd, tempo totale: 73,09 (distribuito in Italia da Sound and Music Srl)