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Appunti di storia del Concerto per violino e orchestra - Dodicesima parte

Nello sterminato catalogo delle opere di Franz Joseph Haydn, il genere concertistico riveste un ruolo alquanto marginale, in quanto la particolare forma del concerto, tanto per restare nell’ambito squisitamente strumentale, non spinse il sommo compositore di Rohrau alle soluzioni strutturali della radicalità presente, al contrario, nel repertorio sinfonico.

Il sommo compositore di Rohrau1Nello sterminato catalogo delle opere di Franz Joseph Haydn, il genere concertistico riveste un ruolo alquanto marginale, in quanto la particolare forma del concerto, tanto per restare nell’ambito squisitamente strumentale, non spinse il sommo compositore di Rohrau alle soluzioni strutturali della radicalità presente, al contrario, nel repertorio sinfonico. Haydn (nel ritratto a fianco) scrisse una quarantina di concerti, un numero assai minore se confrontato appunto con le sinfonie e, dopo il 1796, smise di comporne. Per ciò che riguarda, poi, il genere concertistico per violino, sappiamo che il sommo compositore austriaco scrisse almeno tre concerti per questo strumento solista, in do maggiore, in re maggiore e in la maggiore (rispettivamente nel catalogo Hoboken figurano come Hob. VIIa. 1, 2 e 3). Esiste, infine, un quarto concerto (Hob. VIIa. in sol maggiore) la cui autenticità è assai probabile.

Di questi quattro concerti, quello in re è andato purtroppo perduto, mentre quelli in do maggiore e in sol maggiore, annunciati nel catalogo Breitkopf nel 1769, furono pubblicati soltanto nel 1909 da questa casa editrice, in occasione del primo centenario della morte di Haydn. Quello in la maggiore, annunciato sempre nel catalogo Breitkopf nel 1771 (per errore classificato come concerto per violoncello) restò per moltissimo tempo del tutto introvabile. Soltanto nel 1949, una copia manoscritta fu trovata nell’abbazia di Melk in Austria (da qui la denominazione di “concerto di Melk”, come talvolta è definito) e pubblicato tre anni più tardi.

Il castello dei principi ungheresiIl concerto in do maggiore è menzionato nell’Entwurf Katalog (ossia il catalogo redatto dallo stesso Haydn delle sue opere) come «concerto per il violino fatto per il luigi[sic]», cioè per Luigi Tomasini, primo violino dell’orchestra del castello di Esterházy (che vediamo nella foto), come probabilmente lo furono quelli in re maggiore e in la maggiore. Senza dubbio fu composto poco tempo dopo l’arrivo di Haydn nella residenza dei principi ungheresi, avvenuto nel 1761. È indubbiamente il più celebre e il più eseguito dei tre rimasti, con l’orchestra ridotta ai soli archi. L’opera è impregnata sia del tipico barocchismo austriaco, sia di uno spirito chiaramente italiano, con un “Allegro moderato” al ritmo di marcia, un “Adagio” in fa maggiore dallo stile di serenata e da un “Presto” conclusivo in 3/8.

Il grande violinista italianoLeggermente posteriore a quello in do maggiore è il concerto in la maggiore, che risulta essere più complesso e articolato nel rapporto strumento solista/orchestra. Dopo la copia ritrovata nell’abbazia di Melk, un’altra fu scoperta nel conservatorio Benedetto Marcello di Venezia nel 1961, con un accompagnamento costituito soltanto dagli archi. L’introduzione orchestrale del “Moderato” iniziale comprende quattro idee tematiche ben distinte, che si ritrovano nell’ingresso dello strumento solista. A un nobile “Adagio” in re maggiore, segue un “Presto” in 3/4 di una straordinaria libertà formale.

La copertina del disco PhilipsIl concerto in sol maggiore fu riconosciuto dall’editore Breitkopf solo nel 1909 e, indirettamente, da un’antica copia viennese. Se è opera di Haydn, è stato con ogni probabilità composto per primo (ossia antecedente al 1761). Tecnicamente meno impervio degli altri due, si apre con una melodia ampia e irregolare, in contrasto totale con l’inizio conciso dei concerti in la maggiore e in do maggiore. Dei tre è quello maggiormente ancorato al tipico barocco austriaco. L’“Adagio” emoziona per via del suo procedere solenne e il finale si erge per il salto d’ottava iniziale e per le sue sequenze barocche discendenti. Una buona registrazione di riferimento, decisamente prefilologica, è quella eseguita da Salvatore Accardo (nella foto sopra) che esegue questi tre concerti nel cofanetto della Philips (che presenta anche i concerti per violoncello di Haydn), alla testa della English Chamber Orchestra. Nella prossima parte, affronteremo i cinque concerti per violino di Wolfgang Amadeus Mozart.