Il “sacerdote interpretativo” di Chopin

Un disco pubblicato recentemente dall’etichetta tedesca Deutsche Grammophon non vuole essere soltanto un tributo a Fryderyk Chopin, del quale, come si sa, quest’anno ricorre il secondo centenario della nascita, ma soprattutto a uno dei suoi interpreti maggiori, più lucidi, più sensibili, più “attuali”: Maurizio Pollini.

La copertina del cd Deutsche Grammophon4Un disco pubblicato recentemente dall’etichetta tedesca Deutsche Grammophon non vuole essere soltanto un tributo a Fryderyk Chopin, del quale, come si sa, quest’anno ricorre il secondo centenario della nascita, ma soprattutto a uno dei suoi interpreti maggiori, più lucidi, più sensibili, più “attuali”: Maurizio Pollini. Un connubio, quello tra il sommo compositore d’origine polacca e il pianista milanese, iniziato esattamente cinquant’anni fa, quando nel lontano 1960 Pollini trionfò a Varsavia nel “Concorso Chopin”. Da quel momento, Chopin e la sua musica, come illustrano i suoi molteplici concerti, recital e registrazioni discografiche, sono stati uno dei punti fermi, irrinunciabili del suo repertorio.

Il grande pianista milaneseIl disco in questione della Deutsche Grammophon è il risultato di un “collage” di precedenti incisioni, che vanno dal 1972 fino al 2008. S’incomincia con gli ultimi tre Studi op. 25 (n. 10 in si minore, n. 11 in la minore e n. 12 in do minore”), con i quali Pollini (che vediamo nella foto) esalta l’esplorazione timbrica da parte di Chopin, composizioni che vanno ben oltre la semplice funzione propedeutica, ma che indicano un cammino ben preciso da intraprendere per dilatare al massimo le potenzialità del pianoforte. Seguono i primi tre valzer op. 34 (n. 1 in la bemolle maggiore, n. 2 in la minore e n. 3 in fa minore) in cui si distingue la pulizia del suono del pianista milanese, capace di spalancare un abisso con i timbri mesti del secondo valzer, profondo, inquietante nelle sfumature tristi e nostalgiche.

Il ritratto di EugÃ�¨ne DelacroixDopo la stupenda Ballata n. 4 in fa minore op. 52 (dove il celeberrimo rubato di Pollini la fa da padrone), il disco presenta tre polacche, quella in fa diesis minore op. 44, in la bemolle maggiore op. 53 e la struggente, immaginifica, misterica Polacca-Fantasia in la bemolle maggiore op. 61, nella quali l’interprete milanese mette in risalto gli aspetti melodici e timbrici di queste tre celeberrime composizioni, dalla tessitura percussiva dell’op. 44 fino alla dilatazione timbrica che contraddistingue l’op. 61, le cui battute iniziali e finali sembrano evocare una sfida da parte di Chopin (di cui vediamo il celebre ritratto dipinto da Eugène Delacroix nel 1838) nel rompere gli equilibri sonori del tempo e dello spazio. Un disco, questo, consigliabile soprattutto a coloro che intendono scoprire la musica del grande compositore romantico e il suo fedele, appassionato interprete.

Fryderyk Chopin “Maurizio Pollini - Chopin”, Maurizio Pollini, Deutsche Grammophon, 1 cd, tempo totale: 72,58 (distribuito in Italia da Universal Music Italia)

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