Le percussioni nella musica contemporanea

Dopo la fine del cosiddetto Novecento storico, con il tramonto di quei linguaggi musicali che avevano portato alla dissoluzione del sistema tonale, l’identificazione dell’arte musicale, la sua concezione, la sua espressione e, naturalmente, la sua assimilazione sono profondamente mutate.

La copertina del disco Stradivarius2Dopo la fine del cosiddetto Novecento storico, con il tramonto di quei linguaggi musicali che avevano portato alla dissoluzione del sistema tonale, l’identificazione dell’arte musicale, la sua concezione, la sua espressione e, naturalmente, la sua assimilazione sono profondamente mutate. Per molti, oggi, la musica resta ancora l’arte che comincia a esprimere laddove si arrestano la parola e il colore; per altri, a cominciare da coloro che considerano la musica un linguaggio svincolato dall’organizzazione sistematica di suoni e accordi, è innanzitutto un procedimento di relazione tra suono e silenzio. E chiunque voglia affrontare l’ascolto di un interessante disco pubblicato recentemente dall’etichetta Stradivarius, dall’emblematico titolo de “La parola al legno”, dovrà fare necessariamente i conti con tale, basilare relazione.

Il bravo percussionista italianoIn effetti, il disco in questione rappresenta un perfetto esempio di come oggi l’esperienza musicale, all’interno di quell’immenso e articolato calderone di esperienze sonore chiamato contemporaneità, cerca di esplorare tale relazione, ossia il mistero dell’alternarsi del silenzio e del suo opposto, così come il suo inverso, con i suoni che assumono il valore di silenzio e quest’ultimo chiamato a esprimersi nel contesto del suono. “La parola al legno” è un disco che presenta otto brani per sole percussioni, tutte suonate dal bravissimo Simone Mancuso (che vediamo a destra nella foto con Salvatore Sciarrino), tra i maggiori percussionisti in circolazione in campo internazionale, a cominciare da una prima assoluta, “Il legno e la parola” per marimbone dello stesso Sciarrino, proseguendo con sei brani di John Cage (nella foto sotto) e per finire con “Maknongan”, nella versione per marimba, di quel geniale e occulto compositore che fu Giacinto Scelsi.

Il geniale compositore americano1La peculiarità di queste composizioni per sole percussioni è che gli strumenti, e questo vale soprattutto per i brani di Cage, tra cui “Child of Tree”, “Branchies I” e “Branchies II” tutti per piante amplificate, devono essere di natura assolutamente vegetale, ossia piante secche o vive, che non siano ancora diventate uno strumento musicale. Per queste tre composizioni, il musicista statunitense impose la stessa durata, esattamente di otto minuti, due strumenti (un cactus amplificato e dei fagioli messicani secchi) e, ovviamente, l’uso dell’I-Ching per dare vita alla dimensione improvvisativa dello stesso brano, così come l’interprete è poi libero di scegliere gli altri “strumenti” in questa continua ricerca d’improvvisazione.

Il filosofo trascendentalista americanoInfluenzato dalle teorie libertarie e di un ritorno assoluto alla natura del filosofo David Henry Thoreau (che vediamo nella foto), Cage studiò a lungo il mondo dei suoni naturali, da osservare, dapprima, e poi d’assemblare con quelli provocati dall’uomo, ovviamente a partire dal concetto della casualità e dell’indeterminatezza, come si evince perfettamente dall’ascolto dell’interpretazione da parte di Simone Mancuso. Di notevole spessore e profondità è il brano di Salvatore Sciarrino, risalente al 2004, attraverso il quale il compositore siciliano si pone l’obiettivo di cercare la parola, attraverso richiami fonemici, all’interno di questo strumento a legno, che è formato da una serie di piccole tavole di legno duro, sotto le quali vengono disposte, con la funzione di risonatori, zucche essiccate e svuotate o grosse canne di bambù.

Il grande compositore italianoDa ultimo, il misterico “Maknongan” di Giacinto Scelsi (nella foto a fianco), un compositore che ha sempre operato sul filo dell’apparente eccentricità e le cui opere musicali attendono ancora, soprattutto nel nostro Paese, il debito studio e riconoscimento. Risalente al 1976, a dodici anni dalla sua morte, questo brano, concepito originariamente per tuba, viene ora presentato nella versione per marimba, con lo scopo di arricchire l’impianto delle sfumature timbriche, grazie anche all’impiego, da parte di Mancuso, di archi da contrabbasso per esplorare i colori più “scuri” e le bacchette da vibrafono per quelli più “chiari”. Chi avrà orecchie per intendere, alla fine dell’ascolto di questo disco, non potrà non essere felice nell’essersi addentrato un po’ di più nel mistero che sovrintende le corrispondenze dei suoni, che non sono nient’altro che l’altra faccia del silenzio.

AA.VV. “La parola al legno” Simone Mancuso, Stradivarius, 1 cd, tempo totale: 46,38 (distribuito in Italia da Milano Dischi Srl)

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