Quando la follia bussò alla porta di Robert Schumann

Quest’anno, nel secondo centenario che ricorda la nascita di Robert Schumann, il quale è considerato a ragione l’iniziatore e il sistematizzatore del puro romanticismo musicale, non sono mancati inevitabilmente contributi, articoli e pubblicazioni che hanno affrontato il tema riguardante la sua morte e, in particolar modo, l’irruzione della follia nella sua mente.

La copertina del libro della Spirali1Quest’anno, nel secondo centenario che ricorda la nascita di Robert Schumann, il quale è considerato a ragione l’iniziatore e il sistematizzatore del puro romanticismo musicale, non sono mancati inevitabilmente contributi, articoli e pubblicazioni che hanno affrontato il tema, per certi versi ancora oscuro, riguardante la sua morte e, in particolar modo, l’irruzione della follia nella sua mente. Il sommo compositore di Zwickau morì nella clinica di malattie mentali di Endenich, gestita dal dottor Franz Richarz, il 29 luglio 1856, ma prima della morte fisica dovette affrontare quella intellettuale, artistica e umana, ossia quando fu ricoverato in quell’istituto esattamente il 4 marzo di due anni prima, togliendolo al mondo, all’affetto della famiglia e, soprattutto, al suo universo interiore, fatto di sogni, suoni, pensieri.

La clinica psichiatrica dove morì SchumannQuasi due anni, durante i quali Schumann si lasciò progressivamente andare, insensibile alle cure, agli stimoli, alle terapie (sebbene la moderna psichiatria dovesse ancora nascere) di Richarz e dei suoi assistenti nella clinica di Endenich (che vediamo nella foto), per poi chiudere definitivamente gli occhi senza aver più composto un solo rigo di musica. Una morte sulla quale si sono inevitabilmente costruiti miti, leggende, illazioni proprio per la mancanza di notizie, informazioni certe, anche se negli ultimi anni almeno in parte le nebbie e le tenebre sono state in parte diradate grazie a saggi e interventi critici e storiografici, a cominciare da uno studio di uno psichiatra tedesco, Uwe Henrik Peters (che vediamo nella foto sotto), che ha dato alle stampe “Robert Schumann e i tredici giorni prima del manicomio”, pubblicato in Italia da Spirali.

Lo psichiatra tedescoAl di là di supposizioni squisitamente ipotetiche sulle cause della follia di Schumann, come fece John O’Shea nel celebre saggio “Musica e medicina”, Peters è stato uno dei primi studiosi, negli ultimissimi anni, ad avvalersi della nuova documentazione ancora conservata (e non, purtroppo, quella irrimediabilmente andata distrutta) sui resoconti cronachistici della malattia mentale del genio di Zwickau. Come recita lo stesso titolo, lo psichiatra tedesco ha focalizzato la sua attenzione su quanto avvenne nei tredici giorni precedenti l’internamento di Schumann a Endenich, che ebbero quale apice la mattinata del 27 febbraio, quando il compositore, in preda al delirio, cercò la morte nelle acque del Reno.

La coppia di musicistiMa ciò che più conta, nel suo libro Peters getta, come ha fatto tra l’altro l’Akademie der Künste di Berlino nel volume collettivo “Robert Schumann in Endenich” (non tradotto in italiano), una nuova luce sul ruolo a dir poco ambiguo tenuto in tutta la vicenda da Clara Wieck, la consorte di Robert Schumann (che vediamo insieme nella foto) e grande pianista, dello stesso dottor Richarz e del suo assistente Eberhard Peters. E se una certa pubblicistica ha fatto passare l’immagine della coppia Robert & Clara sotto una luce idilliaca, squisitamente “romantica”, unita da un amore profondissimo, in realtà, basta mettere in evidenza quanto successe negli anni del ricovero di Schumann per comprendere che la verità fu ben diversa, con la consorte che mise in luce una bieca freddezza, un insospettato velo di spietatezza (visto che impedì, dal momento dell’internamento, addirittura al marito di vedere i figli), desiderosa soltanto di preservare la memoria futura del compositore, al punto di distruggere la partitura della terza sonata per violino e pianoforte e le Romanze per violoncello e pianoforte, perché a suo dire già minate dal morbo della follia, mentre fortunatamente è giunta fino a noi la partitura di quel meraviglioso lavoro che è il concerto per violino, anch’esso nelle mire distruttive della Wieck.

Uwe Henrik Peters “Robert Schumann e i tredici giorni prima del manicomio”, Spirali, pp. 328, euro 30,00

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