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Appunti di storia del Concerto per violino e orchestra - Tredicesima parte

Sulle circostanze che spinsero Mozart alla composizione dei suoi cinque concerti per violino e orchestra sappiamo ancora relativamente poco.

Il sommo compositore salisburgheseSulle circostanze che spinsero Mozart alla composizione dei suoi cinque concerti per violino e orchestra sappiamo ancora relativamente poco. Il sommo compositore li compose nel 1773 (il n. 1 K. 207) e nel 1775 (gli altri quattro), probabilmente destinati all’orchestra di corte di Salisburgo, dove il diciannovenne Mozart era a quel tempo primo violino. Quasi sicuramente, però, il genio salisburghese non li scrisse per se stesso, ma per un altro violinista, assai celebre a quell’epoca, l’italiano Antonio Brunetti, amico fraterno di Mozart (quest’ultimo lo vediamo in uno dei tanti ritratti dell’epoca). Va da sé che il sommo musicista prese le mosse dai concerti per violino dell’epoca barocca, com’erano stati codificati da Antonio Vivaldi e Johann Sebastian Bach e sviluppati in seguito dai maestri francesi e italiani.

La copertina del disco della EMIMa il modo attraverso il quale seppe vivificare lo schema formale barocco, variando i modelli storicamente costituiti, per giungere a invenzioni sempre originali, resta uno dei sublimi segreti, ancor oggi inspiegabili, della sua prodigiosa capacità creatrice. Non per nulla, anche se Mozart si attenne strettamente ai modelli già esistenti, ogni tempo di un suo concerto rivela sempre una fisionomia originale e a dir poco inconfondibile. Il primo concerto, in si bemolle maggiore, è sicuramente il più galante dei cinque. Lo strumento solista suona dall’inizio alla fine del concerto, sia negli assoli, sia con il tutti orchestrale, così come avveniva nei concerti bachiani e vivaldiani. Nel corso dell’“Adagio”, il violino accentra l’attenzione dell’ascoltatore, intonando una melodia estremamente lirica in mi bemolle. In realtà, questo primo concerto non presenta una vera costruzione tematica, in quanto il suo stile improvvisato si avvicina maggiormente a quello della serenata che a quello del concerto.

La copertina del disco della EMI01Il secondo concerto in re maggiore K. 211 imita risolutamente il gusto francese. Nell’“Allegro moderato” due temi sono esposti dall’orchestra e ripresi dal violino, arricchiti dallo sviluppo, seguiti da una rigorosa riesposizione dei suddetti temi. L’“Andante” in tre parti (A-B-A) è una suadente melodia accompagnata, mentre il “Rondeau” viene elaborato da Mozart nel più tipico stile del divertimento alla francese. Per ciò che riguarda una possibile registrazione di riferimento dei cinque concerti mozartiani, ancora validissima, per il vibrato, per il miracoloso fraseggio e per la brillantezza dell’accompagnamento orchestrale, resta quella incisa per l’etichetta discografica EMI dal leggendario David Ojstrach tra il 1971 e il 1972 con i Berliner Philharmoniker, non solo nel ruolo di solista, ma anche di direttore. Nella prossima parte prenderemo in esame il terzo concerto k. 216.