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Appunti di storia del Concerto per violino e orchestra - Quattordicesima parte

Il terzo concerto per violino e orchestra in sol maggiore K. 216 è il primo dei cinque concerti a essere entrato stabilmente in repertorio.

La cittadina austriacaIl terzo concerto per violino e orchestra in sol maggiore K. 216 è il primo dei cinque concerti a essere entrato stabilmente in repertorio. Fu composto il 12 settembre 1775 a Salisburgo (nella foto), quindi soltanto tre mesi dopo il concerto K. 211, ma rispetto al quale rappresenta uno sbalorditivo balzo in avanti. Anche se il virtuosismo della parte solistica non è ardito, ma si mantiene su piani abbastanza consueti, c’è da dire che Mozart (il quale era, ricordiamolo, anche un ottimo violinista oltre a essere uno strepitoso tastierista) preferiva orientarsi verso la sensibilità e il tipico cantabile dello stile italiano piuttosto che verso il brillante impegno tecnico e galante dello stile francese (presenti invero nei primi due concerti violinistici).

Il compositore bambino con il padre Leopold e la sorella NannerlAd ogni modo, anche in sede concertistica, resta sempre predominante la dimensione sinfonica, segno del profondo impegno compositivo da parte del genio salisburghese. Tornando allo stile italiano, c’è da notare come la conclusione dello sviluppo centrale dell’“Allegro” iniziale sia segnata da alcune battute di recitativo da parte del solista a imitazione dello stile vocale dell’opera italiana dell’epoca. Dopo il primo tempo (nel quale compare, tra l’altro, un’eco dell’opera lirica “Re pastore”, composta pochi mesi prima), al posto del consueto “andante”, Mozart (che vediamo ancora bambino in un ritratto dell’epoca con il padre Leopold e la sorella Nannerl) inserisce un delicatissimo “Adagio” che, grazie alla purezza delle linee melodiche, resta sicuramente una fra le sue pagine più suggestive.

A contribuire all’incanto di questo “Adagio” ci pensano la piccola e cristallina forma di sonata e la sostituzione degli oboi con i flauti. Conclude il concerto un “Rondo” ricco di umorismo, contraddistinto da imprevedibili cambiamenti di tempo (fra cui un breve e delizioso “Andante” in sol minore), di metro e di tonalità. Nella prossima parte affronteremo l’analisi del quarto concerto, quello in re maggiore K. 218, oltre al quinto, in la maggiore K. 219, il più complesso.