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Appunti di storia del Concerto per violino e orchestra - Quindicesima parte

Fino a qualche tempo fa si è voluto ravvisare nel concerto n. 4 in re maggiore per violino e orchestra K. 218, datato “Salisburgo, ottobre, 1785”, la parafrasi di un lavoro di Luigi Boccherini.

Il re degli strumenti ad arcoFino a qualche tempo fa si è voluto ravvisare nel concerto n. 4 in re maggiore per violino e orchestra K. 218, datato “Salisburgo, ottobre, 1785”, la parafrasi di un lavoro di Luigi Boccherini (che vediamo nel ritratto in basso) che Mozart avrebbe conosciuto durante un viaggio in Italia. Ma ormai si è concordi nel ritenere, con buone probabilità, che tale congettura corrisponda al falso. Sta di fatto che, come il terzo concerto, anche quest’opera lascia trasparire un certo gusto italiano, reso in questo caso ancora più ricco e sensuale grazie all’indubbia qualità della melodia e dalla condotta dallo strumento solista.

Il grande compositore luccheseDopo la ricchezza delle proposte tematiche presenti nell’“Allegro” iniziale, che si apre con un tema principale in guisa di fanfara, il genio salisburghese ancora una volta si concede nel tempo successivo, l’“Andante cantabile”, un’effusione melodica dal sapore squisitamente händeliano. Anche il “Rondò” è chiaramente modellato sull’esempio del precedente terzo concerto, con l’alternarsi di episodi contrastanti e la citazione di ritmi di danza, tra i quali l’allora celeberrima “strasburghese”.

Un ritratto di Mozart bambinoDatato 20 dicembre 1775, il concerto n. 5 in la maggiore per violino e orchestra K. 219 è sicuramente l’ultimo attribuibile a Mozart, visto che l’autenticità degli altri due pubblicati postumi continua a restare dubbia. Rispetto ai quattro precedenti questo è il più elaborato e imponente, oltre a rappresentare un’opera che vanta un grado di maturazione ancor più elevato soprattutto per quanto riguarda l’originalità del linguaggio. L’“Allegro” iniziale è assai interessante perché è uno dei primi esempi in Mozart di un notevole impegno formale nell’ambito di un concerto con strumento solista, con un più che evidente irrobustimento delle tipiche strutture della forma-sonata.

La casa natale di Mozart a SalisburgoNon per nulla, l’animata introduzione orchestrale s’interrompe improvvisamente e subentra un drammatico passaggio di un “Adagio”, in cui avviene l’entrata del solista con una melodia rapsodica, che apparentemente risulta slegata dall’“Allegro” introduttivo, il quale però è subito ripreso, grazie al vigoroso tema principale, dallo stesso strumento solista. D’altronde, tutta quest’opera esalta maggiormente il pensiero creativo che l’effetto ottenuto, come si può evidenziare anche dalla composta interiorità dell’“Adagio”. Il “Rondò” conclusivo, invece, si concede qualche bizzarria, accogliendo episodi di sapore turco, con chiare reminiscenze delle “Gelosie del serraglio”, un balletto lasciato incompiuto da Mozart tre anni prima. E ora è tempo di affrontare, nella prossima parte, il meraviglioso concerto beethoveniano.