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La “maledizione” di Samuel Barber

Ci sono compositori la cui opera viene laconicamente e superficialmente condensata, da parte di molti ascoltatori pigri o distratti, in un loro unico brano o pagina celebre.

La copertina del disco StradivariusCi sono compositori la cui opera viene laconicamente e superficialmente condensata, da parte di molti ascoltatori pigri o distratti, in un loro unico brano o pagina celebre. Tra coloro che sono stati colpiti da questa specie di “maledizione” c’è sicuramente il compositore statunitense Samuel Barber, del quale quest’anno si ricorda il centenario della nascita, avvenuta in Pennsylvania, e morto a New York nel 1981. Anche chi non è avvezzo al mondo della musica classica o colta che dir si voglia, avrà avuto modo di memorizzare il nome di questo autore ascoltando il suo celeberrimo (fin troppo) “Adagio per archi”, del quale si è impossessato perfino il mondo del cinema, utilizzandolo quale colonna sonora in diverse pellicole (due titoli su tutti, “Platoon” di Oliver Stone e “Elephant Man” di David Lynch).

Il celebre compositore americanoMa al di là della bellezza struggente e melodica di quel brano, Samuel Barber (che vediamo nella foto) dev’essere conosciuto e quindi liberato da quella “maledizione” di cui si è detto indubbiamente per il resto della sua opera, che vanta pagine di prima grandezza, anche se tuttora misconosciute al grande pubblico italiano. Bene ha fatto, dunque, l’etichetta discografica Stradivarius a pubblicare un disco che raccoglie l’interessante Concerto per pianoforte e orchestra op. 38, scritto nel 1962, e i tre Essays per orchestra, composti rispettivamente nel 1937, nel 1942 e nel 1978. A dirigere le composizioni c’è il direttore francese d’origine polacca Daniel Kawka, alla testa dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, mentre il pianista fiorentino Giampaolo Nuti (che vediamo nella foto in basso) esegue il concerto.

Il pianista fiorentinoConsiderato giustamente, anche se può apparire linguisticamente vetusto rispetto all’epoca di composizione, una delle opere più interessanti del Novecento nel suo genere, il concerto per pianoforte fu scritto per il pianista John Browning e per la Boston Symphony Orchestra, diretta dal leggendario Erich Leinsdorf. La concezione classica che Barber riserva a questo concerto, ben lungi dall’abbracciare i nuovi linguaggi musicali ormai affermatisi nella seconda metà dello scorso secolo, si evince fin dall’inizio che ricalca, quale atto d’omaggio, l’incipit del Quarto concerto beethoveniano, con lo strumento solista che espone il tema introduttivo, ripreso e ampliato dall’orchestra, per poi pienamente rispettare la classica forma-sonata sulla quale si è retta buona parte della musica concertistica del XIX secolo.

Il direttore d'orchestra franceseAnche i tre Essays (di cui il primo è sicuramente il più famoso, visto che venne tenuto a battesimo da Arturo Toscanini nel 1938 e composto un anno prima e non nel 1941, come viene indicato all’inizio nel libretto che accompagna il disco) non fanno altro che confermare l’assoluta estraneità di Barber rispetto agli stilemi musicali della sua epoca, ancorato ad una visione turgidamente tardoromantica, ma non scevra da spunti di particolare interesse (come testimoniato dal solo di percussioni che apre il terzo Essay). Di particolare rilievo l’interpretazione del concerto, che ha visto Giampaolo Nuti eseguire impeccabilmente la partitura solistica, evidenziando non solo l’aspetto “classico” della composizione, ma mantenendo salda la tensione stilistica con un timbro più che adeguato. Anche la direzione di Daniel Kawka (nella foto), ben coadiuvato (vivaddio!) dall’Orchestra Sinfonica della Rai è sempre aderente alle necessità esecutive dei tre Essays. Buona anche la resa tecnica della registrazione, con un palcoscenico sonoro ben delineato e una giusta profondità nel concerto, nel quale lo strumento solista non risulta troppo avanzato rispetto all’orchestra. Altamente raccomandato.

Samuel Barber “Concerto per pianoforte - Tre Essays” Daniel Kawka - Giampaolo Nuti - Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Stradivarius, 1 cd, tempo totale: 58,34 (distribuito in Italia da Milano Dischi srl)