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Le emozioni sonore di Massimo Botter

È proprio vero: le vie dell’ignoranza sono come quelle della Provvidenza, infinite. Quindi, faccio ammenda della mia misconoscenza e ammetto che il nome di Massimo Botter, nel panorama della musica internazionale contemporanea, mi era completamente sfuggito in questi anni.

La copertina del disco della StradivariusÈ proprio vero: le vie dell’ignoranza sono come quelle della Provvidenza, infinite. Quindi, faccio ammenda della mia misconoscenza e ammetto che il nome di Massimo Botter, nel panorama della musica internazionale contemporanea, mi era completamente sfuggito in questi anni. Quindi, quando ho ricevuto dalle mani dello stesso compositore il suo disco, pubblicato dalla Stradivarius e intitolato “Scream”, appena ho avuto modo di ascoltarlo, l’ho fatto dapprima per mera curiosità e poi con sempre maggiore interesse e coinvolgimento. Quarantacinquenne, Massimo Botter ha studiato tra l’altro con Alessandro Solbiati (il quale ha scritto il commento nel libretto accluso al disco) e ha già ricevuto alcuni riconoscimenti in campo internazionale.

Il compositore contemporaneo italianoIl compact disc in questione include quattro composizioni di Botter (che vediamo nella foto a fianco), “Zéula” per orchestra, risalente al 1996, quando ancora studiava composizione al Conservatorio di Milano proprio con Solbiati, “Sentiero in un deserto di lava” per clarinetto e orchestra del 2006, “And at the end… the scream” per oboe e quattordici strumenti del 2007 e “Seven Blades” per sette strumenti del 2008. Un disco, quindi, che mostra il processo evolutivo percorso da questo musicista, attento e sensibile al proscenio della musica contemporanea attuale. E tornando al mio ascolto, a un certo punto mi è venuto in mente il celebre dipinto di Munch, “L’urlo”, e il corrispondente poema di Allen Ginsberg, “The Howl”, “L’urlo” appunto. E ho subito immaginato Botter urlare attraverso la sua musica, reazione inevitabile di quello che potrebbe essere il suo rapporto con la metropoli milanese (la copertina e il retro, infatti, riproducono due grattacieli del capoluogo lombardo).

La compagine orchestrale madrilenaSenso d’ispirata desolazione, suoni scolpiti, ora rarefatti (perfino quasi melodici!), ora irruenti, caotici, come può essere la vita metropolitana e le menti di coloro che la vivono, come appare in “Seven Blades”, sicuramente il brano più maturo, più profondo, più “urlato” (screamed, appunto) di Botter. Se volete capire che cosa significa fare musica oggi rispetto al proprio tempo, rispetto alla desolazione e al depauperamento esistenziale (per questo mi erano tornati alla mente Munch e Ginsberg), bisogna ascoltare questo autore, squisitamente schivo, seguace della propria ombra, straordinario osservatore di ciò che lo circonda, come dimostra la sua musica fatta non solo con il cuore e con l’intelletto, ma anche guardando. Perché guardare è soprattutto capire.

Il direttore d'orchestra spagnoloE se “Zéula” può apparire (e ci mancherebbe altro) alquanto ingenua e “pura”, come ricorda lo stesso Solbiati, “Sentiero in un deserto di lava” e “And at the end… the scream” rappresentano al contrario due pagine idiomatiche nella loro “teatralità” sonora, con i due strumenti solisti (il clarinetto e l’oboe) che si travestono da voce narrante, anfitrioni di ciò che Botter è testimone all’interno e all’esterno di sé. Musica da ascoltare con umiltà e con somma attenzione, coinvolti dalla notevolissima esecuzione dell’Orquesta de la Comunidad de Madrid (che vediamo nella foto sopra), diretta con aderenza e consapevolezza da José Ramón Encinar (nella foto), così come più che convincenti sono le prove di Salvador Salvador al clarinetto e Juan Carlos Báguena all’oboe. Dopo l’ascolto di questo disco, alzando gli occhi sulla città, ovunque si abiti, quest’ultima non sarà più la stessa. Merito di Massimo Botter e della sua lancinante musica.

Massimo Botter “Scream” José Ramón Encinar - Orquesta de la Comunidad de Madrid, Stradivarius, 1 cd, tempo totale: 50,54 (distribuito in Italia da Milano Dischi srl)