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L’altra faccia delle Quattro Stagioni vivaldiane

Essendo con ogni probabilità la composizione che vanta il maggior numero di registrazioni (basta fare un rapido controllo su Internet per rendersene conto), oggi chi propone una nuova incisione delle “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, lo fa a ragion veduta.

La copertina del disco StradivariusEssendo con ogni probabilità la composizione che vanta il maggior numero di registrazioni (basta fare un rapido controllo su Internet per rendersene conto), oggi chi propone una nuova incisione delle “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi, lo fa a ragion veduta, ossia proponendo qualcosa di nuovo, evidenziando una diversa sfaccettatura interpretativa, oppure va incontro a un inesorabile cliché di questa celeberrima e annosa partitura, né più né meno come accade più dell’ottanta per cento dei casi. Così, quando ho ricevuto dalla casa discografica Stradivarius l’ennesima registrazione del capolavoro vivaldiano, a essere sincero mi sono accostato all’ascolto più con curiosità che con interesse.

Il celebre "prete rosso"Interesse, a dire il vero, che ha preso ben presto il sopravvento, assorbendomi in un ascolto costellato di ammirazione e di continue sorprese, grazie al tipo d’interpretazione scelto dalla compagine musicale veronese de Il Tempio Armonico, diretto da Alberto Stasi (oltre a suonare anche il violoncello), e con Davide Monti al violino solista. Sì, perché oltre ad essere tecnicamente davvero bravissimi, i componenti dell’ensemble veneto sono stati protagonisti di una delle migliori versioni in assoluto dell’ultimo decennio (e mi mantengo prudente) delle “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi (che vediamo in un ritratto dell’epoca). Quali i motivi di questo giudizio? Comincio dal fatto che la scelta operata da Rasi e dagli altri esecutori mette in evidenza l’altra faccia di questa composizione, scardinando l’immagine di un brano concepito e presentato in modo trito e ritrito, ossia privilegiando, come si fa quasi sempre, i suoi connotati più tipici e accattivanti, quelli melodici.

La compagine strumentale venetaQui la semplice melodia, e con essa la conseguente iattura che si evidenzia spesso e volentieri, ossia la ricerca del suono bello e virtuosistico, vengono provvidenzialmente bandite, a vantaggio di quello che veramente conta in questa partitura, l’impianto armonico, risultato di un grande e sapiente equilibrio delle parti in gioco. Rasi e Il Tempio Armonico (che vediamo nell’immagine), per fare ciò, hanno deliberatamente abbandonato un discorso di unitarietà ritmica (che risulta alla fine terribilmente stucchevole) variando in modo intelligente, mirato e straordinariamente efficace la dimensione agogica, rallentando o accelerando in quei punti dove l’edificio armonico meritava di essere evidenziato (tanto per fare un esempio, il celeberrimo “Largo” dell’Inverno appare quasi irriconoscibile all’ascolto, non tanto per un diverso fraseggio da parte del violino solista, quanto per il differente senso ritmico dato dall’accompagnamento, che stravolge la tanto rassicurante immagine della pioggia che picchietta alla finestre).

Il direttore e violista venetoVa da sé che in questa visione, anche l’apporto dato dal basso continuo (fornito di volta in volta dall’organo portativo, dal clavicembalo e dal violone) risulta oltremodo più incisivo, maggiormente mirato a mettere in luce ciò che questo celebre concerto vanta in sé, non una melensa unione timbrica, una compattazione dinamica, ma una serie di stupefacenti contrasti (etimologicamente, concerto significa anche e soprattutto contrasto, lotta, combattimento) che vedono lo strumento solista sfidare con i suoi temi quanto enunciato dall’accompagnamento. Senza dimenticare la presenza accentratrice del violoncello di Alberto Rasi (nella foto), autentica “spina dorsale” della compagine musicale, oltre alla ragguardevole interpretazione di Davide Monti al violino solista. Ecco, dunque, come magnificamente mostrare l’altra faccia delle “Quattro Stagioni”, alle quali nel disco in questione sono stati aggiunti altri due concerti, quello denominato “Madrigalesco” RV 129 e quello in do maggiore RV 114, detto di Parigi, due pagine vivaldiane rese ancora impeccabilmente dall’ensemble veronese.

La villa venetaL’unica nota stonata (è il caso di dirlo) di questo bellissimo disco è dato dal fatto che l’ambiente scelto per la registrazione, la Villa Verità Fraccaroli Il Boschetto (che nella foto vediamo alle spalle de Il Tempio Armonico), a San Pietro di Lavagno vicino a Verona, ha evidenziato un riverbero alquanto asciutto e freddo, che non ha aiutato di certo il suono emesso da strumenti rigorosamente filologici come quelli utilizzati dalla compagine veronese, con il risultato che nel corso del tutti il palcoscenico sonoro tende a “impastarsi”, sfocalizzando la resa timbrica e rendendo più stridulo (miagolante direbbero i detrattori delle interpretazioni filologiche) il suono degli archi, soprattutto quello dei violini. Ma per il resto, nulla da eccepire. Anzi, a mio avviso uno dei dischi più belli dell’anno per ciò che riguarda la musica barocca.

Antonio Vivaldi “Four Seasons of Love” Alberto Rasi - Davide Monti - Il Tempio Armonico, Stradivarius, 1 cd, tempo totale: 53,01 (distribuito in Italia da Milano Dischi Srl)