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Le parole di Riccardo Muti

In un certo senso, il titolo dell’autobiografia di Riccardo Muti, pubblicata dalla Rizzoli, ossia “Prima la musica, poi le parole”, mantiene fede non solo nelle intenzioni, ma anche nel contenuto del libro scritto dal musicista napoletano.

La copertina del libro della RizzoliIn un certo senso, il titolo dell’autobiografia di Riccardo Muti, pubblicata dalla Rizzoli, ossia “Prima la musica, poi le parole”, mantiene fede non solo nelle intenzioni, ma anche nel contenuto del libro scritto dal musicista napoletano. Sì, perché le parole che riempiono i capitoli del libro in questione restano, nonostante tutto, in seconda battuta, risultando non proprio deludenti, ma di certo non appetibili per chi voleva sapere, dallo stesso direttore, aspetti, risvolti, confessioni, ammissioni (mettendo in luce altri aspetti del proverbiale “caratteraccio” mutiano), che in fondo, invece, non ci sono stati. È vero, non mancano aneddoti, storie e storielle anche amene e per certi versi sorprendenti (come gli anni di studio al Conservatorio milanese), e non mancano nemmeno considerazioni di ambito musicale e musicologico d’indubbio interesse, come le analisi di alcune pagine verdiane, nelle quali Muti dimostra di conoscere come pochissimi oggi (probabilmente è l’unico) come devono essere interpretate e presentate le opere del sommo compositore bussetano.

Il direttore d'orchestra napoletanoMa non ci sono, per esempio, pagine dedicate all’incredibile rottura con la Scala, più precisamente con i componenti dell’Orchestra scaligera, anche se il musicista partenopeo mette in luce in un capitolo l’episodio che provocò lo scricchiolio dal quale poi, con il tempo, si arrivò alla frantumazione del rapporto umano e professionale, quello della famosa rappresentazione della Traviata alla Scala, avvenuta il 2 giugno 1995, quando gli orchestrali decisero di non suonare, entrando clamorosamente in sciopero. In quell’occasione, Muti (che vediamo nella foto) eseguì la partitura al pianoforte, accompagnando altrettanto clamorosamente in siffatto modo le voci dei cantanti. Fu un episodio che fece il giro del mondo, ma che mise i primi mattoni di quel muro che portò alla fine il musicista napoletano da una parte e i suoi professori dall’altra. Insomma, a parte qualche illuminazione, qualche aspetto che interessa e incuriosisce, manca in quest’autobiografia lo spessore, la profondità, al di là di perorazioni di prammatica, sfumature retoriche che un artista, un personaggio quale Riccardo Muti avrebbe potuto tranquillamente trasformare in riflessioni e spunti più penetranti.

Il filosofo italianoIn compenso, le ultime cinquanta pagine del libro sono state destinate a una postfazione del critico e musicologo Marco Grondona, che esamina la filosofia e l’approccio esecutivo e interpretativo di Riccardo Muti con un linguaggio, così denso di richiami culturali e musicali che non appartengono di certo a un lettore medio, come invece il direttore partenopeo ha impostato l’autobiografia, indirizzato invece a un pubblico di specialisti e addetti ai lavori. Semmai, chi volesse conoscere meglio Riccardo Muti quale artista e intellettuale può sempre rivolgersi a quel mirabile libretto, rimasto insuperato, scritto anni fa dal filosofo Giovanni Reale (nella foto), dal titolo “L’arte di Riccardo Muti”, edito dalla Bompiani.

Riccardo Muti “Prima la musica, poi le parole”, Rizzoli, pp. 270, euro 20,00