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Appunti di storia del Concerto per violino e orchestra - Diciassettesima parte

Uno dei motivi ricorrenti che fanno di Felix Mendelssohn-Bartholdy un romantico “tranquillo” sembra trovare una diretta conferma nella parte della sua opera musicale destinata all’orchestra, sia in ambito sinfonico, sia in quello che riguarda il concerto solistico.

Il sommo compositore di AmburgoUno dei motivi ricorrenti che fanno di Felix Mendelssohn-Bartholdy (che vediamo nel ritratto a fianco) un romantico “tranquillo” sembra trovare una diretta conferma nella parte della sua opera musicale destinata all’orchestra, sia in ambito sinfonico, sia in quello che riguarda il concerto solistico. D’altronde, è pienamente acclarato che tra tutti i compositori della prima ondata del Romanticismo europeo nessuno come lui seppe mantenere un così costante equilibrio tra l’aspetto “apollineo” e quello “dionisiaco”, nella sapienza con cui fu in grado di maneggiare i vasti spiegamenti di forze armoniche e melodiche e le impegnative strutture formali che il dopo Beethoven avevano necessariamente imposto nel contesto orchestrale.

Il grande violinista tedescoIn un certo senso quest’assioma viene confermato anche dal suo celeberrimo concerto per violino e orchestra op. 64 in mi minore, fra le opere più apprezzate di Mendelssohn, specialmente proprio dai violinisti. Questo concerto gli fu commissionato dal famoso violinista Ferdinand David (che vediamo nel ritratto) e la prima esecuzione di quest’opera fu eseguita alla Gewandhaus di Lipsia (nell’illustrazione in basso) il 13 marzo 1845 dallo stesso David sotto la direzione del direttore e compositore danese Niels Gade in quanto Mendelssohn, in cattive condizioni di salute, non ebbe modo di salire sul podio. Successivamente, il 23 ottobre dello stesso anno, il concerto fu replicato, sempre dal violinista David, sotto la direzione dell’autore, ottenendo un enorme successo. Fu poi ancora eseguito il 3 ottobre 1847 dal giovane violinista ungherese Joseph Joachim, pupillo di Mendelssohn, che era divenuto famoso per l’esecuzione del concerto per violino in re maggiore di Beethoven tenuto a Londra il 27 maggio 1844.

La leggendaria sala da concerti di LipsiaDurante la lunga gestazione del concerto (avviata nel 1838 e conclusa sei anni dopo), lo stesso David diede più volte consigli al compositore per quanto riguardava la stesura della parte solistica. Questo capolavoro deve la sua fortuna soprattutto alla fascinosa invenzione tematica e al brillantissimo rilievo della parte del solista, bilanciato dalla felicità della scrittura orchestrale. Altrettanto importanti sono però le caratteristiche formali del concerto, in cui l’originalità di un grande protagonista della stagione romantica riesce a convivere con la tipica sicurezza costruttiva di un degno erede della tradizione classica. Dietro l’irregolarità dei tre tempi fatti succedere senza pause (con un breve “Allegretto” per collegare l’“Andante” all’“Allegro molto vivace” finale) o dell’ardito e rivoluzionario ingresso del violino solista già all’inizio del primo tempo, dietro allo slancio lirico che percorre ininterrottamente l’opera quasi fondendo ogni schema formale in un’unica, bruciante offerta espressiva, si rivela allo stesso tempo un’attenta saggezza e un’attenzione decisamente artigianali.

La copertina del disco della EMINon per nulla, anche proposte tematiche indimenticabili come quelle su cui è costruito il primo tempo, l’“Allegro molto appassionato”, anche il lirismo commosso e fluente dell’“Andante”, nonché il virtuosismo fantastico del finale compongono in un insieme di raro equilibrio, sotto la conduzione della sagace inventiva di Mendelssohn-Bartholdy. Tra le innumerevoli registrazioni, si segnala, quale possibile edizione di riferimento, quella eseguita dal violinista Frank Peter Zimmermann, sotto la direzione del direttore Gerd Albrecht alla testa degli elementi della Rundfunk Sinfonieorchester Berlin, pubblicata nel 1986 dalla EMI. Nella prossima parte, invece, affronteremo il concerto per violino i nre minore di Robert Schumann, uno dei pi belli di tutto l’Ottocento.