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I due volti di Alfredo Casella

A chi gli faceva notare che peccava alquanto d’immodestia, Alfredo Casella affermava che era vero ma, allo stesso tempo, specificava che invece era altrettanto umile «nel nome della musica».

La copertina del disco della NaxosA chi gli faceva notare che peccava alquanto d’immodestia, Alfredo Casella affermava che era vero ma, allo stesso tempo, specificava che invece era altrettanto umile «nel nome della musica». Questo perché il compositore torinese era convinto dell’assoluta necessità dell’arte musicale e in nome di essa fu uno tra i principali promotori di quella fase di rilancio della musica strumentale, soprattutto quella italiana, sopravvenuto all’inizio del Ventesimo secolo, per liberare gli ascoltatori del nostro Paese dall’ingolfamento e dall’assuefazione al melodramma ottocentesco.

Il grande musicista torineseMa soprattutto, e questo si nota osservando dall’alto l’intera produzione caselliana (che vediamo nella fotografia a fianco), il musicista amico di Fauré, di Debussy, di Ravel e di Stravinskij fece ondeggiare la sua musica fra due emozioni, fra due dimensioni affettive ed evocative ben distinte, quella notturna, malinconica, se non tragica, e quella solare, aperta, mediterranea, decisamente ottimistica. Ne fa fede il contenuto di un disco della Naxos dedicato a tre composizioni orchestrali del compositore piemontese, la prima delle quali, “Notte di maggio” per voce e orchestra Op. 20, appartiene alla prima dimensione, mentre le altre due, il Concerto per violoncello Op. 58 e soprattutto la celeberrima “Scarlattiana” per pianoforte e orchestra Op. 44, appartengono alla seconda.

L'orchestra sinfonica romanaQuesto disco continua la serie di registrazioni relative alle musiche sinfoniche e orchestrali di Casella portate avanti da Francesco La Vecchia e dall’Orchestra Sinfonica di Roma (nella foto), sempre per la Naxos, dopo aver sceverato nel repertorio di un altro grande sinfonista italiano, Giuseppe Martucci. Così, dopo le prime due sinfonie, tocca adesso a queste tre pagine lunari e solari, con la partecipazione del mezzosoprano Olivia Andreini, del violoncellista Andrea Noferini e della pianista coreana Sun Hee You. L’ascolto della “Sagra della primavera” di Stravinskij a Parigi nel 1913 provocò un terremoto nell’ambiente musicale europeo e anche Casella (che fu tra coloro che assistettero a quell’epocale concerto) ne fu talmente colpito, che volle troncare la produzione musicale che aveva contraddistinto la sua prima fase, affacciandosi con entusiasmo al proscenio dell’avanguardia.

Il celebre quadro di De ChiricoDa lì la volontà di comporre un’opera come “Notte di maggio”, adattando per voce e orchestra l’omonima poesia di Giosuè Carducci, tratta dalla “Rime nuove” e rappresentata a Parigi l’anno successivo alla Sacre stravinskiana. Una notte vestita di suoni oscuri, cupi, con gli strumenti musicali che si esprimono in sordina e con suoni scolpiti in quarte giuste, tali da rendere squadrate, aguzze le sfumature orchestrali. È stato giustamente fatto notare come la musica di Casella sia così affine all’arte pittorica italiana di quel periodo, al punto che “Notte di maggio” può essere accostata, a livello d’immagine, al famoso dipinto di Giorgio De Chirico “Le muse inquietanti” (che vediamo nella riproduzione), anche se le ombre di questo quadro non raggiungono la cupezza, la dilaniante dissonanza della composizione caselliana.

Il ritratto di Casella dipinto da CasoratiAl contrario, opere come il concerto violoncellistico e “Scarlattiana”, quest’ultima dedicata al recupero di quella “grande italianità strumentale” del passato, attraverso la presentazione di quasi novanta temi tratti dalle oltre cinquecento sonate clavicembalistiche di Domenico Scarlatti, due pagine risalenti rispettivamente al 1934-35 e al 1926, mostrano l’altro volto di Casella, quello solare, mediterraneo, aperto all’ottimismo e che coincise con il ritorno del compositore nel nostro Paese, dopo un irripetibile decennio trascorso a Parigi. E seguendo il parallelo con l’arte pittorica, questo scorcio esistenziale caselliano lascia da parte le tematiche tragiche e classiche di De Chirico per avvicinarsi alla “fanciullaggine” di Felice Casorati, il quale gli fece anche un celebre ritratto proprio nel 1926 (che vediamo nella riproduzione).

Buona la direzione di La Vecchia, ben assecondato dalla compagine romana, decisamente a proprio agio con le musiche di Casella, che mettono in luce la sua notevole capacità di orchestratore, nel restituire i colori e i timbri, a volte opulenti e ricercati. Se il mezzosoprano Andreini ha denotato qualche problema sui registri alti, la prova del violoncellista Andrea Noferini e della pianista Sun Hee You sono invece all’altezza, entrambi sempre pronti a delineare le incisive tessiture volute dal compositore in queste due pagine concertistiche. Valida anche l’aspetto tecnico della registrazione, con gli strumenti solisti ben inseriti nel palcoscenico orchestrale, contrassegnato da una discreta profondità.

Alfredo Casella “Notte di maggio - Concerto per violoncello - Scarlattiana”, Francesco La Vecchia, Olivia Andreini, Andrea Noferini, Sun Hee You, Orchestra Sinfonica di Roma, Naxos, 1 cd, tempo totale: 66,16 (distribuito in Italia da Ducale snc)