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Appunti di storia del Concerto per violino e orchestra - Diciottesima parte

C’è un alone intriso di diffidenza e maledizione che circonda il Concerto per violino e orchestra in re minore opera postuma di Robert Schumann.

Il sommo compositore tedescoC’è un alone intriso di diffidenza e maledizione che circonda il Concerto per violino e orchestra in re minore opera postuma di Robert Schumann (che vediamo nel ritratto a fianco), l’ultimo lavoro di grande respiro composto prima che la follia facesse scendere definitivamente le tenebre nella mente del compositore romantico tedesco. Composto di getto, tra il 27 settembre e il 3 ottobre 1853, questo concerto non fu mai ascoltato durante la vita di Schumann (che sarebbe morto meno di tre anni dopo in una casa di cura) e quella del dedicatario, il grande violinista Joseph Joachim (nella foto in basso) che, su invito dello stesso compositore, apportò diverse modifiche al manoscritto.

Il violinista amico di BrahmsL’internamento di Schumann nel manicomio di Endenich, nel febbraio del 1854, bloccò l’esecuzione del concerto violinistico e Joachim, in possesso del manoscritto, nel ventennio successivo ebbe modo di eseguirlo raramente solo in sedi private, davanti a pochi amici, per poi non parlarne nemmeno più negli ultimi anni della sua vita, in preda a un malcelato imbarazzo. E a chi gli domandava i motivi della mancata pubblicazione, Joachim adduceva le ragioni della malattia mentale che, a suo avviso, avevano già intaccato l’animo di Schumann al momento di comporre il concerto. Quando il sommo violinista morì nel 1907, il manoscritto fu donato alla Biblioteca di Stato prussiano a Berlino, con la clausola che il concerto non avrebbe dovuto essere eseguito per cento anni, a partire dalla data di morte di Schumann.

Il grande violinista tedescoAd ogni modo, nel 1937, il leggendario violinista Georg Kulenkampff (che vediamo nella foto a fianco) eseguì il concerto di Schumann in un’esecuzione radiofonica il 26 novembre 1937, con la direzione di Hans Schmidt-Innerstedt alla testa dei Berliner Philharmoniker. Dieci giorni dopo, Yehudi Menuhin eseguì a sua volta il concerto alla Carnegie Hall di New York. Entrambi registrarono l’opera su dischi a settantotto giri, ma da quel momento il concerto per violino schumanniano cadde nel silenzio, ancora una volta vittima delle considerazioni poco entusiastiche e fuorvianti di Joseph Joachim. Solo a partire dal 1956, l’opera ha cominciato a essere regolarmente eseguita.

La copertina del disco BrilliantIl concerto è stato composto nella tradizionale forma dei tre tempi, veloce-lento-veloce. Si tratta di un’opera che appartiene maggiormente allo stile poetico e appassionato del primo Schumann, piuttosto che a quello classico e oggettivo della sua maturità. Non per nulla, il primo tempo in re minore è stato concepito più nella forma di una sinfonia concertante, con il tema iniziale, ribadito dal rullare impetuoso dei timpani (simbolo più che evidente dell’ineluttabile destino), che s’impossessa di tutta la struttura espositiva. Quest’aspetto sinfonico è dato anche dal fatto che la tessitura solistica procede a fatica, con l’impossibilità di creare un dialogo aperto con l’accompagnamento orchestrale, cosi come dall’assenza della cadenza. Il tempo lento, in si bemolle, ha il compito d’instaurare un carattere da intermezzo intensamente lirico, per poi tramutarsi, senza soluzione di continuità, in un finale vigoroso, un rondò in re maggiore, contrassegnato da un incedere di polacca. Tra le non molte registrazioni in commercio, quella che restituisce maggiormente un’idea di suono slegato, quasi “patologico”, è quella riproposta qualche anno fa dalla Brilliant Classics, con il violinista svizzero Hansheinz Schneeberger e il direttore Florian Merz alla testa della Südwestfälische Philharmonie.