Questo sito contribuisce alla audience di

Ariosto rivisto da Vivaldi

Bisognerebbe perseguire penalmente chi accosta il nome di Antonio Vivaldi esclusivamente alle annose “Quattro Stagioni” concertistiche.

La copertina del disco EratoBisognerebbe perseguire penalmente chi accosta il nome di Antonio Vivaldi esclusivamente alle annose “Quattro Stagioni” concertistiche. Non fosse altro per il fatto che il geniale compositore veneziano dovrebbe essere almeno, se non maggiormente, ricordato per la sua produzione operistica, la quale vanta autentici gioielli. Tra le tante opere spicca quel capolavoro che è l’“Orlando furioso” (di cui vediamo una riproduzione in basso), rappresentato nell’autunno del 1727 al Teatro Sant’Angelo di Venezia, su libretto di Grazio Braccioli, basato sull’immortale poema dell’Ariosto. In realtà, Il librettista si prese notevoli libertà rispetto all’originale ariostesco, unendo la vicenda di Orlando con quella della maga Alcina, innamorata di Ruggiero.

Una riproduzione dell'epocaL’intera azione si svolge sull’isola della perfida Alcina: Orlando non riesce a trovare l’amata Angelica, che invece piange la scomparsa del moro Medoro; questi viene salvato dal naufragio proprio da Alcina, che diviene complice di Angelica. La maga seduce Ruggiero con i suoi poteri, ma Bradamante lo libera dall’incantesimo con l’anello magico, anche se lo abbandona per il tradimento subito. Astolfo, invece, s’innamora di Alcina, ma non riesce a conquistarla. Con un inganno, Angelica imprigiona Orlando entro una montagna incantata e quando il paladino riesce a liberarsi, scopre che l’amata ha sposato Medoro e perde il senno. Mentre Ruggiero, Astolfo e Bradamante progettano di vendicare la presunta morte di Orlando, quest’ultimo appare di fronte a loro, nudo e in preda alla follia. Nei suoi vaneggiamenti egli sconfigge il guardiano del tempio di Erate e distrugge il regno di Alcina. Dopo la fine del reame della maga, Orlando recupera la ragione e perdona Angelica e Medoro, benedicendo la loro unione.

Il grande compositore venezianoIl libretto aggiunge alla dimensione eroica del poema anche elementi comici e magici. Questi ultimi costituirono spunti importanti per l’allestimento dell’epoca: nel secondo atto, ad esempio, le macchine di scena trasformarono la montagna incantata in una caverna senza via d’uscita, una metamorfosi che viene sottolineata in musica dal passaggio improvviso dal fa diesis minore al mi bemolle maggiore. Uno dei momenti centrali dell’opera è la pazzia di Orlando, sempre nel secondo atto: dopo aver scoperto l’incisione che celebra l’amore di Angelica e Medoro, Orlando non diventa muto, come in Ariosto, ma canta un breve arioso, seguito dall’esplosione della follia, con il paladino che si spoglia delle armi e cerca di distruggere il mirto con le scritte di Medoro. Anche Alcina ha un ruolo-chiave: le sue sei arie riescono a esprimere le diverse sfaccettature del personaggio, interpretato alla prima rappresentazione veneziana dalla “protetta” di Vivaldi (che vediamo nel ritratto), Anna Girò. Inoltre, il musicista per conferire maggiore drammaticità all’azione scenica, volle curare con particolare attenzione i recitativi, raggiungendo così un equilibrio più serrato tra le diverse sezioni dell’opera. Tra le pagine più celebri va almeno citata la struggente aria di Ruggiero “Sol da te, mio dolce amore”, nella quale il flauto traverso obbligato presenta passaggi di notevole difficoltà virtuosistica.

Il grande sopranoNel 1978, per il terzo centenario della nascita di Vivaldi, Claudio Scimone presentò l’opera al Teatro Filarmonico di Verona, apportando diversi tagli e modificando la successione di alcuni recitativi e arie. Quella produzione divenne anche una registrazione discografica, pubblicata dall’etichetta Erato, con la presenza dei Solisti Veneti e con un cast davvero notevolissimo, che vide il mezzosoprano Marilyn Horne nel ruolo di Orlando, il grande soprano Victoria de los Ángeles (nella foto) nel ruolo di Angelica, la divina Lucia Valentini-Terrani in quello di Alcina e, tra le voci maschili, quella di uno dei più grandi baritoni del Novecento, Sesto Bruscantini (lo si ascolti, per comprendere che cosa sia un timbro splendidamente brunito e vellutato proprio nell’aria “Sol da te, mio dolce amore”).

Ora, quest’opera è stata riedita nella collana “The Erato Opera Collection” e se l’ascolto, nel suo tipo di approccio precedente all’avvento delle edizioni filologiche, può suscitare inevitabili perplessità, visto che Scimone diede un impulso “preromantico” al lavoro, ciò che continua a suscitare ammirazione sono le voci del cast. Quelle sì assolutamente da rimpiangere, a cominciare da Bruscantini, Valentini-Terrani e de los Ángeles. Ma quelli, ahimè, erano altri tempi.

Antonio Vivaldi Orlando furioso, Claudio Scimone, Marilyn Horne, Victoria de los Ángeles, Lucia Valentini-Terrani, Carmen Gonzales, Lajos Kozma, Sesto Bruscantini, Nicola Zaccaria, I Solisti Veneti, Amici della Polifonia, Erato, 3 cd, tempo totale: 162,49 (distribuito in Italia da Warner Classics & Jazz)