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Il lato serio di Gioachino Rossini

Chi associa il nome di Gioachino Rossini al repertorio dell’opera buffa, a titoli come “Il barbiere di Siviglia”, “L’italiana in Algeri”, “Il Turco in Italia”, “Il signor Bruschino”, si macchia di un luogo comune che lo porta a dimenticare quanto e come l’opera seria, al contrario, sia connaturata al sommo compositore di Pesaro.

La copertina del disco Opera RaraChi associa il nome di Gioachino Rossini al repertorio dell’opera buffa, a titoli come “Il barbiere di Siviglia”, “L’italiana in Algeri”, “Il Turco in Italia”, “Il signor Bruschino”, si macchia di un luogo comune che lo porta a dimenticare quanto e come l’opera seria, al contrario, sia connaturata al sommo compositore di Pesaro. Sì, perché la musica di Rossini, la sua straordinaria capacità e facilità di comporre mal si adattano alla sola immagine della situazione comica, di una trama intricata tra personaggi buffi e azioni esilaranti; al contrario, Rossini è sinonimo di drammaticità e di tragicità, due generi dell’arte musicale grazie ai quali il musicista marchigiano ha raggiunto vette assolute. Così, titoli come “Tancredi”, “Otello”, “Mosè in Egitto”, “La donna del lago”, “Maometto secondo” e quell’immortale capolavoro che è “Semiramide”, ci fanno ben comprendere come Rossini puntasse proprio sull’aspetto drammatico della sua opera per essere ricordato, come auspicò, dai posteri, senza contare che più della metà delle sue trentanove opere appartengono proprio al teatro serio o semiserio.

Il grande compositore pesareseTra queste, l’etichetta discografica britannica Opera Rara ha pubblicato recentemente l’azione tragica in due atti “Ermione”, composta da Rossini (che vediamo nella foto) nel 1818 a Napoli, su libretto di Andrea Leone Tottola, basato sulla tragedia “Andromaca” di Racine, nella quale la protagonista è la grande passione d’amore che, respinta, si tramuta in odio e porta inevitabilmente alla morte. A quell’epoca, nella città partenopea, il compositore pesarese svolgeva il ruolo di direttore artistico presso il Teatro S. Carlo, voluto dal potente impresario Domenico Barbaja, e aveva a disposizione i migliori cantanti di quel tempo, tra cui il leggendario soprano spagnolo Isabella Colbran (nel ritratto in basso) e il tenore Giovanni David, e la migliore orchestra italiana, con i quali diede vita a diverse opere tragiche, tra cui appunto “Ermione”.

Il celebre soprano spagnoloLa tragedia si svolge a Buthrote, la capitale del regno di Epiro dove, dopo aver sconfitto i Troiani, il re Pirro, figlio di Achille, è ritornato con numerosi prigionieri tra i quali vi è Andromaca, la vedova di Ettore, con il figlioletto Astianatte. Pirro, però, non vuole sposare Ermione, figlia di Menelao re di Sparta, poiché ama Andromaca, che tuttavia lo respinge, fedele alla memoria del consorte Ettore. Oreste, che è stato inviato a Buthrote dai re greci per risvegliare in Pirro il senso del dovere, a suo tempo era stato respinto proprio da Ermione la quale, tormentata dalla gelosia, sta cercando di riconquistare il cuore di Pirro. Quest’ultimo giunge al punto di salvare la vita ad Astianatte e, alla presenza della corte e di Ermione, di chiedere ad Andromaca di sposarlo. Ella finge di acconsentire alle nozze solo per salvare il figlio, mentre l’umiliata Ermione, resa folle dalla passione, chiede a Oreste, quale testimonianza d’amore, di uccidere Pirro. Ma quando Oreste le presenta il pugnale insanguinato, dopo aver ucciso Pirro, Ermione, sconvolta dal dolore e dal rimorso, gli svela l’amore che prova ancora per Pirro. Oreste, sconvolto e delirante, è trascinato via dai suoi compagni verso la nave.

Il magnifico teatro napoletanoL’atmosfera tragica di Ermione, pregna di tinte cupe che saranno tipiche di tante opere romantiche, rende l’opera di singolare interesse, anche se al debutto, avvenuto il 27 marzo 1819 al S. Carlo (che vediamo nella stampa dell’epoca), raccolse un sonoro fiasco, al punto da essere messa da parte dal compositore marchigiano. Rossini con questo lavoro si discostò dai tipici moduli belcantistici settecenteschi, pur mantenendo la struttura dei pezzi chiusi. Fondamentale è anche la funzione del coro, che diviene parte integrante dell’architettura drammatica, come avveniva ai tempi della tragedia greca, e con Ermione grande protagonista del secondo atto, nel quale sovrasta gli altri personaggi, a cominciare dalla grande scena “Dì che vedesti piangere”, dove ha modo di esprimere un ventaglio di emozioni che vanno dalla ferocia all’amore più tenero.

La presente interpretazione, diretta da David Parry alla testa della London Philharmonic Orchestra e del Geoffrey Mitchell Choir, vanta un ottimo cast sul quale primeggiano le voci del soprano avellinese Carmen Giannattasio, nel ruolo di Ermione, e del tenore inglese Paul Nilon, in quello di Pirro. Anche i comprimari, su tutti l’Oreste di Colin Lee e l’Andromaca di Patricia Bardon, concorrono a dare vita a un’esecuzione degna di nota, riportando in auge un’opera ingiustamente dimenticata.

Gioachino Rossini Ermione, David Parry, Carmen Giannattasio, Patricia Bardon, Paul Nilon, Colin Lee, Bülent Bezdüz, Graeme Broadbent, Rebecca Bottone, Victoria Simmonds, Loïc Félix, London Philharmonic Orchestra, Geoffrey Mitchell Choir, Opera Rara, 2 cd, tempo totale: 144,33 (distribuito in Italia da Warner Classics & Jazz)