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Il pianoforte a quattro mani di Beethoven

Non ci sarebbe stata la veicolazione della musica, con l’irruzione del Romanticismo nella prima metà del XIX secolo, senza l’artificio della trascrizione.

La copertina del disco Et'CeteraNon ci sarebbe stata la veicolazione della musica, con l’irruzione del Romanticismo nella prima metà del XIX secolo, senza l’artificio della trascrizione, capace di far trasmigrare ogni composizione da una compagine o da uno strumento ad un altro strumento, spesso e volentieri il pianoforte. Furono soprattutto le sinfonie e brani celebri tratti da opere liriche a essere arrangiati al pianoforte per essere eseguiti da un interprete o, ancora meglio, da due interpreti. Ce lo ricorda il duo olandese formato da Wyneke Jordans e da Leo van Doeselaar che per l’etichetta Et’Cetera hanno registrato un compact disc che propone l’integrale delle composizioni per pianoforte a quattro mani di Ludwig van Beethoven, utilizzando un fortepiano viennese Lagrassa risalente al 1815.

Il sommo compositore di Bonn04Il sommo musicista di Bonn (che vediamo nel ritratto a fianco) compose quattro opere per pianoforte a quattro mani: le Otto variazioni su un tema del conte Waldstein WoO 67, le Tre marce Op. 45, la Sonata in re maggiore Op. 6 e le Sei variazioni su “Ich denke dein” WoO 74. In più, il disco propone anche la Quarta sinfonia e l’ouverture Egmont arrangiate, sempre per pianoforte a quattro mani, dall’inglese William Watts. Waldstein (che vediamo nel ritratto in basso) era un pianista dilettante di talento e Beethoven, basandosi su un tema elaborato dallo stesso aristocratico, compose le Otto variazioni, dal sapore decisamente orchestrale, a Bonn tra il 1791 e il 1792. Più di dieci anni dopo, tra il 1803 e il 1804, Beethoven compose le Tre marce Op. 45, composizioni dal piglio ironicamente marziali, come scrisse lo stesso compositore all’editore Breitkopf & Härtel, anche se la loro data di composizione è coeva alla tragica marcia funebre della Terza sinfonia.

L'aristocratico tedescoLa Sonata Op. 6, risalente al 1796, rappresenta per via della sua brevità (appena sette minuti di durata) un’opera più vicina al mondo di Clementi e Mozart, anche se la drammaticità dell’incipit appartiene, di diritto, all’universo beethoveniano. Il genio di Bonn la compose probabilmente per poterla suonare con i suoi allievi di pianoforte viennesi. Invece, le Sei variazioni su “Ich denke dein”, dal tono squisitamente gaio e spensierato, furono composte nel 1799 e nel 1803 per due allieve di piano, la contessa Therese von Brunsvik e la sorella minore Josephine Deym. Le variazioni 1, 2, 5 e 6 furono dapprima create per Therese, mentre le due restanti, quattro anni dopo, per la sorella minore.

Beethoven ebbe sempre dei rapporti assai proficui con l’Inghilterra, grazie anche all’opera di diffusione delle sue opere da parte della Royal Philharmonic Orchestra, fondata nel 1813. Tra i membri di quest’associazione, uno dei più attivi fu sicuramente il segretario William Watts. Buon violista, Watts conobbe e studiò le partiture orchestrali di Beethoven e fu in grado di arrangiarle più che egregiamente, visto che la sua versione per pianoforte a quattro mani dell’ouverture “Coriolano” fu ammirata dallo stesso compositore di Bonn. Watts arrangiò la Quarta sinfonia dapprima per settetto e poi, nel 1817, per pianoforte a due mani, mentre effettuò l’anno precedente l’arrangiamento dell’ouverture “Egmont”, che apparve dapprima per i tipi di Simrock a Bonn e poi per quelli di Birchall a Londra.

Il duo pianistico olandeseL’interpretazione del duo olandese (che vediamo nella foto a fianco) dev’essere rimarcata non solo per la spontaneità e per l’assoluto affiatamento che dimostrano di possedere, ma soprattutto per il fatto che nelle due opere maggiori (la Quarta sinfonia e l’ouverture Egmont) la Jordans e van Doeselaar non si sono fatti prendere la mano dalla grandiosità dei lavori in questione, mai perdendo di vista la complementarietà del pianismo a quattro mani, mai prevaricando e facendosi catturare dall’entusiasmo. Il loro pregio sta proprio in questo, nella capacità di rendere grandi pagine sinfoniche con la consapevolezza di tramutarle adeguatamente in composizioni domestiche. Perché nulla è più difficile che presentare il titanismo, come quello beethoveniano, entro le tranquille pareti casalinghe.

Ludwig van Beethoven “L’opera completa per pianoforte a quattro mani”, Wyneke Jordans & Leo van Doeselaar, Et’Cetera, 1 cd, tempo totale: 79,56 (distribuito in Italia da Codaex Italia)