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Ludwig II di Baviera, l’angelo custode di Wagner

Che cosa ne sarebbe stato di Richard Wagner, delle sue grandi opere della maturità, a cominciare dal Tristan und Isolde fino al Parsifal, e del teatro di Bayreuth senza la presenza, la protezione e i fiumi di denaro che il re Ludwig II di Baviera?

La copertina del libro ArchintoChe cosa ne sarebbe stato di Richard Wagner, delle sue grandi opere della maturità, a cominciare dal Tristan und Isolde fino al Parsifal, e del teatro di Bayreuth senza la presenza, la protezione e i fiumi di denaro che il re Ludwig II di Baviera gli concesse in un rapporto unico e tormentato iniziato nel 1864 e conclusosi nel 1880? Questa è una domanda alla quale non si può rispondere, ma si possono avanzare delle ipotesi, delle supposizioni che ci fanno capire come Ludwig II, passato alla storia per essere stato il “re folle”, abbia rappresentato un capitolo fondamentale, inudibile della vita e dell’opera di Wagner. Un capitolo che un giovane studioso piacentino, Nicola Montenz, ha voluto ripercorrere e indagare, sulla base di una fitta documentazione biografica ed epistolare, in un libro, intitolato “Parsifal e l’Incantatore - Ludwig e Richard Wagner”, pubblicato per i tipi di Archinto.

Il "re folle" bavareseRestringendo il campo al rapporto davvero particolare che s’instaurò tra il sommo compositore e il munifico sovrano bavarese, si riesce a comprendere meglio il titolo del libro, perché mai personaggio storico meritò l’appellativo di “puro folle” quanto Ludwig II (che vediamo nella foto), capace di sovvenzionare, in nome dell’arte musicale assoluta, centinaia di migliaia di Gulden e talleri a favore di quel subdolo, infingardo e opportunista artista che fu Wagner, l’Incantatore Klingsor. Un rapporto, il loro, nel quale le debolezze dell’uno compensarono quelle dell’altro e viceversa, in un crescendo di adulazione, adorazione, incomprensioni, dispetti e ripicche. Non si debba credere, però, che il giovane sovrano, prima di sprofondare del tutto nel suo mondo interiore, fatto di castelli arroccati sulle Alpi bavaresi e scenari pseudomedievali nei quali si muovevano cavalieri fatati, fu solo uno sprovveduto nelle mani del burattinaio Wagner.

Il sommo compositore di LipsiaIn realtà, come ci mostra l’autore nel corso dei capitoli, il re bavarese fu sì accondiscendente, ma fino a un certo punto, uno dei pochi a saper innalzare barriere comportamentali di fronte alla titanica personalità del compositore di Lipsia (che vediamo nella foto). Di volta in volta, Ludwig II, dopo aver compreso di che pasta era fatto il compositore, cercò quasi sempre di barattare le continue e pressanti richieste di Wagner con la volontà di usare le opere, i personaggi e soprattutto l’ammaliante musica dell’Incantatore per alimentare le sue fantasie e la sua ricerca di un mondo dal quale fossero esclusi il male, il peccato, soprattutto quello carnale, e l’impurità. Addentrandosi nelle pagine del libro a volte si resta costernati nell’assistere a prese di posizione, a litigi che appartengono più alla vita di coppia che a un sovrano e a un artista impegnati a dare vita al bello.

Alla fine di questa lettura, davvero appassionante, si scopre un Ludwig sempre più calato nel ruolo del “puro folle” e un Wagner, sedimentato nelle proprie meschinità ed egoismi esistenziali, incarnato nella figura di un Klingsor che, in nome dell’arte assoluta, non si peritò di calpestare le sensibilità e le vite altrui. Per fortuna, che quel mistero miracoloso chiamato arte permette di svincolare, di staccare prodigiosamente il prosaico dal bello, la lordura dalla purezza. Resta la musica, immortale, sublime, insomma, anch’essa ammaliatrice, retaggio filtrato di una visione totalizzante e annichilente.

Nicola Montenz “Parsifal e l’Incantatore - Ludwig e Richard Wagner”, Archinto, pp. 304, euro 16,00