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Quando il violino incontra il pianoforte

È a partire dalla seconda metà dell’Ottocento che il genere del repertorio cameristico della sonata per violino e pianoforte assume un ruolo sempre più marcato, specifico.

La copertina del disco Deutsche Grammophon01È a partire dalla seconda metà dell’Ottocento che il genere del repertorio cameristico della sonata per violino e pianoforte assume un ruolo sempre più marcato, specifico, anche grazie alla presenza sempre più radicata nell’Europa centrale e del nord della cosiddetta Hausmusik, quella musica che veniva suonata, quasi sempre da interpreti dilettanti, nei nuclei familiari. Tempi in cui in molte abitazioni si potevano trovare almeno un pianoforte o un violino, appunto. Non c’è da stupirsi, quindi, se la letteratura di questo genere musicale nei decenni che precedono l’affacciarsi del Novecento furono fecondi, come ci ricorda un compact disc che è stato pubblicato dalla Deutsche Grammophon e che presenta tre grandi sonate per violino e pianoforte, quella di Leoš Janáček, la seconda delle tre di Edvard Grieg e una delle più geniali in assoluto, la sonata in la maggiore di César Franck, nell’interpretazione di due dei maggiori artisti attuali, il violinista Vadim Repin e il pianista Nicolai Luganskij.

Il grande compositore moravoA dire il vero, la sonata di Janáček (che vediamo nella foto) appartiene già al ventesimo secolo, visto che fu ultimata, nella versione definitiva, nel 1921. Un’opera che risente inevitabilmente del clima della Grande Guerra e che si rispecchia in essa nell’estrema tensione tra espressione lirica e vocabolario violinistico, ricorrendo a volte a un tipo di scrittura scarna, quasi minimalista. Il modello, però, rimane quello della sonata classica ottocentesca, che viene tuttavia trasfigurato dal linguaggio drammatico e originale del compositore moravo. Il tempo iniziale, “Con moto”, presenta un dialogo nervoso e febbrile tra i due strumenti, in una tonalità scabrosa come quella del si bemolle minore. La “Ballada”, nata in origine come pezzo autonomo, esprime un lirismo più rivolto al passato, mentre l’“Allegretto” successivo sostituisce il tradizionale scherzo con un trio in maniera sfacciata e popolaresca. Le pulsioni contrastanti del mondo di Janáček esplodono nell’“Adagio” finale, nel quale il violino contraddice all’inizio con violenza (feroce, indica l’autore sulla prima frase) la scrittura cantabile del pianoforte, con un insolito rovesciamento delle parti.

Il grande compositore norvegeseLa Sonata n. 2 in sol maggiore Op. 13 di Grieg (nella foto a fianco) risale al 1867, l’anno del matrimonio del compositore norvegese con la cugina cantante Nina Hagerup. Superata la passiva imitazione dei modelli romantici tedeschi della prima sonata, quest’opera mostra un’ispirazione assai personale grazie a un linguaggio nel quale i materiali sonori alternano momenti di accumulazione ad altri di giustapposizione. Non è un caso che il grande violinista Joseph Joachim si sia interessato a questa pagina, sedotto dall’abbondante uso di motivi caratteristici che evocano culture tradizionali e atmosfere campestri, cosi tipiche nella scrittura del Grieg più maturo e ispirato.

Il grande compositore belgaComposta nell’estate del 1886, quando Cesar Franck (che vediamo nell’illustrazione a fianco) aveva 64 anni e si trovava nel periodo più felice della propria attività creativa, la Sonata in la maggiore costituisce uno dei maggiori esiti della musica da camera dell’Ottocento. Una tradizione consolidata ma mai confermata, vuole che in questa pagina vi sia narrata una storia d’amore avvenuta fra lo stesso Franck e una sua allieva. Di certo, resta una pagina tra le più intense, con l’“Allegro ben moderato” iniziale, in tempo di 9/8, nel quale il violino ripete ciclicamente (e magicamente) una cellula ritmica di grande fascino che va, da ultimo, a urtare contro il tema del pianoforte fondendosi con esso in un duetto amoroso. Altro momento straordinario è quello che riguarda il terzo tempo, il “Recitativo-Fantasia”, dall’intenso afflato lirico e nell’emozionante pianissimo che lo conclude. Senza dimenticare il tema dell’“Allegro un poco mosso”, che s’insinua nel cuore di ogni ascoltatore, proprio come un sentimento che vuole dimorarvi per sempre.

Semplicemente emozionante l’interpretazione dei due artisti russi, con Repin che si abbandona a una voluttuosa liricità (soprattutto nella sonata franckiana) e con Luganskij che con il pianoforte edifica fraseggi, temi e riflessioni perfetti, sui quali il violinista dipana visioni che commuovono ed entusiasmano. Altamente raccomandato.

Leoš Janáček - Edvard Grieg - César Franck “Sonate per violino e pianoforte”, Vadim Repin & Nicolai Luganskij, Deutsche Grammophon, 1 cd, tempo totale: 63,37 (distribuito in Italia da Universal Music Italia)