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Ottodix in 5 risposte!

Intervista al cantautore elettronico Alessandro Zannier in arte Ottodix. In uscita ad ottobre l'attesissimo "Nero".

Ottodix, il ritorno dopo tre anni. Cosa è cambiato nella musica di Alessandro Zannier nel frattempo, oltre ad essere diventato unico fautore di un progetto completamente solista?
La musica cambia continuamente dentro ad un musicista, giorno per giorno. L’unico modo per dare ad un periodo o ad un album una connotazione precisa o una cifra stilistica ben delineata è quello di circoscrivere un progetto nel tempo. Ovvero decidere a priori e dirsi - “Ok. Da oggi affrontiamo questo tema, lo esploriamo finché non ne siamo sazi” - poi, magari, una ricerca imposta così duramente porta da tutt’altra parte, ma se l’intenzione iniziale era quella di amalgamare tutto un certo lavoro e di averne il controllo, stai sicuro che uscirà un bel disco, perché è frutto di un progetto e non è una semplice collezione di canzoni scritte in ordine cronologico, magari a distanza di tempo l’una dall’altra.

Questo è accaduto per NERO, il nuovo cd. Ho iniziato a pensarci già dalla fine del 2002, pensa un po’.., mentre era ancora in fase di registrazione CORPOMACCHINA, l’album del 2004.. Ho scritto questo album quando eravamo ancora un duo e il cantante era Carlo Rubazer. Non avrei mai pensato che un giorno lo avrei realizzato con la mia voce, un mio tour e una mia precisa regia nel coordinare tutta l’operazione Ottodix. I cambiamenti creativi e veri di questo divorzio arriveranno al cd successivo, ne sono sicuro. Sono molto lento nel metabolizzare traumi e ferite, ma poi le cose escono. Nel primo brano del cd “Pensieronero”, tra i primi ad essermi uscito dalla penna, ho aggiunto a fine lavori una sola strofa, l’ultima frase scritta per questo progetto: “Solitario come un’isola, come un naufrago nel mare di notte, aggrappato nell’oscurità, ad un pensiero che mi salverà”….L’ho riletta poco dopo e ho capito che dall’inconscio stava già affiorando la sensazione di essere rimasto solo dopo anni in cui Ottodix è stata una band.


Nero, un titolo che racchiude un mondo elettronico eloquente o ermetico?


Un mondo ermetico, lontano da facili speculazioni sul dark, sulla politica (per carità di Dio!), sul pessimismo.. Lo definisco, già dai primi versi “Nero, il candido vestito del pensiero..”. E’ un po’ un inno alla notte, alla dimensione dell’onirico, delle riflessioni. E’ l’assenza di colore dove tutto può essere immaginato e dipinto. In realtà il tema dominante è l’amore e la morte, visti in un binomio inscindibile e a tutto tondo. Ci sono canzoni sulla morte e canzoni sugli amori passati, veloci e irripetibili. Questo dualismo l’ho riportato anche nella copertina con una scultura speculare tratta da una mia installazione. Ho curato la grafica del cd con la stessa passione con cui scrivevo i brani e la trovo in linea con la mia produzione di artista figurativo. Il dualismo è una cosa che mi affascina..

Nero è il colore che usano gli attori in teatro per indossare le maschere della Commedia dell’Arte, per dare più risalto al carattere della persona, piuttosto che al costume. Dario Fo veste in nero..ad esempio.


Come è nata la sinergia con Garbo?


Io e Garbo abbiamo lo stesso piglio melanconico, ma teatrale di mettere in scena le nostre inquietudini private. Lui chiaramente ha molto background alle spalle e un carisma dal quale ho molto da imparare, giorno per giorno, ma credo che ogni simbiosi sia tale perché tutte e due le parti in causa ne traggono benefici, no? Bisognerebbe domandarlo all’interessato. Esattamente un anno fa è venuto a vedere la presentazione del mio nuovo set live a Milano, in cui mi presentavo come cantante con la band e si è seduto al tavolo con mia moglie e G.Kalwheit (ex DeltaV), nostra cara amica. Avevamo aperto un paio di suoi concerti in passato, ma non si era mai soffermato ad ascoltarci attentamente. A fine serata mi ha chiesto di aprire e partecipare al suo concerto di natale in cui celebrava i 25 anni di carriera. Ho preparato un riarrangiamento di “Cose Veloci”, tratto dal suo repertorio, e l’abbiamo suonata a fine esibizione.. Un mese dopo mi ha contattato per propormi di riarrangiare in elettronico tutto il suo live e di accompagnarlo in tour come musicista assieme alla band, aprendo i concerti come Ottodix. Cose Veloci è oggi, in palco, il momento in cui finisce l’esibizione di Ottodix e inizia quella di Garbo; lui subentra nella seconda strofa e io vado alle tastiere. Al di là di tutto questo c’è un rapporto umano intenso con tutta l’equipe, cosa che credo sia difficile trovare oggi in questo ambiente. Ognuno ha i suoi ruoli, ma tutti si occupano di tutto. Garbo stesso ha deciso di promuovere tramite la sua label Discipline e tramite Venus, questo mio disco. Francesco Morra, nostro manager e titolare dell’agenzia Photographic, è appassionato di Depeche Mode, di Garbo e di Ottodix e questo ha fatto da collante per portare in giro a testa alta un prodotto difficile, in Italia. Quando traduci l’intero repertorio di classici di un autore come Garbo, molto amato dai suoi (molti) irriducibili, ti scontri spesso con chi non ne vuole sapere di elettronica, vuole la batteria sul palco, la chitarra..a prescindere da quello che fanno..Come se solo a vederli si avesse la sensazione che non ti stanno rubando i soldi del biglietto, quando magari dietro c’è un duro lavoro di arrangiamento, di preparazione dello show e di interpretazione nel canto, che valgono altrettanto, con il valore aggiunto di essere un live show più originale di molti altri…Quando ti presenti in palco con tre tastieristi e percussioni elettroniche, una scelta coraggiosa la fai, no?


Piume, clessidre e manichini di donne…. Potrebbero essere la sintesi visionaria di un artista che opera con linguaggi che esulano anche la musica per comunicare con l’esterno. Cosa rappresentano?


Quando ti parlavo del lavoro sulla grafica dell’album, mi riferivo appunto alla mia attività parallela di artista contemporaneo (www.alessandrozannier.com) ed è quindi ovvio che quando scrivo e compongo la musica, automaticamente e contemporaneamente ci costruisco sopra un vestito di immagini piene di rimandi, utilizzando quei codici di metafore e di significati stratificati che sono tipici di chi come me ha una formazione universitaria di studi artistici. La clessidra è direttamente riconducibile al brano omonimo nel cd ed è riconducibile alla morte, ma ha anche quella forma speculare simile alla copertina, in cui due universi Amore/Morte sono sottilmente collegati e riempiono l’uno il vuoto dell’altro..

I manichini di donna sono gli amori passati ed io una sorta di attore - clown, di mimo che colleziona le teste degli amori perduti e presenti, e davanti ad uno specchio ne indossa di volta in volta una parrucca (sono portaparrucche con volti veri…), come quando Bette Davis/Baby Jaine indossava di notte i vestiti che da bambina le avevano dato la celebrità e la felicità.. Una rappresentazione triste della mancata rassegnazione al tempo che passa (e qui torna la clessidra).. Il tema preferito da Garbo, guarda caso.


Un giudizio sulla discografia italiana di oggi. Riesci ad esprimerlo o useresti un linguaggio da censura per la tua risposta?


La censura sarebbe d’obbligo, ma sarebbe anche da vigliacchi chiudersi in un altezzoso silenzio. In fondo sto entrando io stesso nella “discografia”, ne faccio parte e sono quindi anch’io sotto i riflettori della critica. Proprio in questi gorni, in cui Ottodix è un nome chiacchierato, sento molti elogi, ma anche poche inusuali stroncature, scritte con una rabbia e un accanimento così grotteschi e stranamente puntuali all’uscita del cd, da farmi credere di aver fatto del male a qualcuno.. Questo è normale quando ti esponi con prodotti fortemente caratterizzati da delle scelte, anche estetiche, ma mi spaventa. Non voglio quindi usare lo stesso veleno verso colleghi che ritengo facciano vera spazzatura, perché comunque li rispetto per quello che sono. Se una proposta musicale è coerente, ha un suo pubblico, fa una scelta di campo, sono pronto a perdonare tutto, tanto, diciamolo, basta cambiare canale o frequenza…

Ecco, il punto è questo: se devo accanirmi con qualcuno mi accanisco con la generazione attuale di discografici-yuppies, figli dei peggiori anni ottanta, della disco italiana-un tanto al chilo, che non capiscono nulla di musica, ma muovono (male) milioni di euro.. portando l’industria al fallimento. Non sono contro alla stupidità delle canzonette atroci solo quando mi si fa trovare a disposizione, e parlo da fruitore, un’alternativa. In UK le classifiche sono piene di spazzatura, poi però ti accorgi che in mezzo c’è anche Nick Cave, Radiohead e altri prodotti eccellenti e complessi, che da noi non avrebbero nessun credito, né lunga vita.

In ogni caso credo che la situazione sia lo specchio della cultura di un paese…. E qui credo di avere detto tutto.

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