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Mirko Guerrini e I Diavoli Del Ritmo

Dopo sette anni dal suo lavoro di esordio il sassofonista toscano torna in studio e registra per la Philology un nuovo album

Mirko Guerrini, sassofonista e compositore toscano, dopo sette anni dal suo lavoro d’esordio “Tornando a casa”, incide per la Philology un nuovo disco dal titolo “Mirko Guerrini e I Diavoli Del Ritmo”. La formazione è quella del quartetto con Stefano Bollani al pianoforte, Raffaello Pareti al contrabbasso, Walter Paoli alla batteria e Guerrini al sax tenore, sax soprano, flauto pakistano e percussioni.
Il disco è dedicato al mondo degli anni trenta ed in particolare al quartetto di Chicago “Devils of Rhythm” attivo in quel periodo. Tra finzione e realtà la formazione toscana riesce con bravura, estrema ironia e tanto swing a ricreare l’atmosfera della Chicago anni trenta.

(dalle note di copertina del Cd) …Settanta anni dopo il sassofonista Mirko Guerrini aiutando suo zio nel negozio di strumenti musicali ritrova sotto una pila di vecchi spartiti una busta di carta contenente le partiture autografe dei brani eseguiti dai Devils of Rhythm, una sola copia –acquistata dallo zio rigorosamente sottobanco – di un 78 giri con incisa una loro versione di “On the sunny side of the street” e una foto…Oltre ai brani originali i “Diavoli del Ritmo”, suonano una trascrizione fedele di quell’unica registrazione arrivata fino a noi rinominata di seguito “On the scratchy side of the street”…

Dall’ascolto del Cd emerge il notevole grado di affiatamento tra i musicisti, i quali avevano già suonato tra loro in precedenti progetti. A parte gli spunti solistici di Guerrini da evidenziare l’ottimo Stefano Bollani sia in veste di accompagnatore che di solista.
Tutte le composizioni sono di Mirko Guerrini eccetto “Valtz” di D. Sostakovic e “Esercitazioni di stile” di R. Pareti.

“Quando Mirko mi ha parlato di questo suo progetto e del ritrovamento delle partiture dei “Devils”, sono rimasto letteralmente sconvolto.
Ecco perché:
Era l’inverno del 1986 a Chicago. Era un inverno freddissimo ed io avevo un ingaggio di una settimana al Blackstone, che è un club, uno dei più e antichi e gloriosi di Chicago, che si trova al pianterreno dell’albergo omonimo, l’Hotel Blackstone per l’appunto.
Si tratta di un albergo liberty degli inizi del secolo, molto bello ma fatiscente (per non dire a pezzi) nelle cui camere calde e accoglienti hanno alloggiato tutti, ma proprio tutti i più grandi del jazz, da Armstrong a Ellington, da Parker a Miles, passando per Ben Webster, Monk, Basie, ecc.
Era domenica sera, cioè l’ultima sera del mio ingaggio. Verso le tre del mattino, finito l’ultimo set, volevo farmi una passeggiata ma il vento gelido con una minaccia di neve, mi fece ripiegare sul bar dell’albergo, dove ormai non c’era più un’anima tranne un vecchissimo barista, che non avevo mai visto prima, e che chiameremo W.W.C…
Dopo un paio (o forse due paia) di whisky cominciò a raccontarmi della Chicago degli anni ’30, la Chicago di Al Testone, della famiglia Scalise (con cui mi disse di essere lontanamente imparentato) e di tutti grandi jazzmen che aveva conosciuto e con cui aveva fatto le ore piccole consumando notevoli quantità di alcol.
Non so come ad un certo punto saltò fuori il nome dei “Devils of Rhythm”. La loro storia era così avventurosa, così ricca di colpi di scena e, diciamolo pure, così improbabile, che non tardai ad esternare il mio scetticismo, mettendo in dubbio l’esistenza stessa di quel gruppo di cui in verità non avevo mai sentito parlare.
A questo punto W.W.C., senza fare una piega e lanciandomi uno sguardo carico di commiserazione e di rimprovero, aprì uno sportello dietro il banco e tirò fuori un vecchio 78 giri ed una pila di partiture polverose ma ancora perfettamente leggibili (se si è capaci di farlo).
Il disco era “On the sunny side of the street” eseguito dai Devils of Rhythm!!! Rendendosi conto che la mia curiosità era incontenibile W.W.C. mi condusse nel retro del bar dove c’era un vecchio giradischi a 78 giri (di quelli a manovella).
Beh, era una musica meravigliosa anche se purtroppo il disco era molto rigato per cui la musica a momenti era di difficile decifrazione.
L’alcol comunque mi stava giocando un brutto tiro, non mi sentivo tropo bene e dovetti scappare in camera prima che capitasse il peggio.
Al risveglio, il giorno dopo, il ricordo di quella serata così strana mi colpì come un pugno in faccia. Corsi al bar alla ricerca di W.W.C.
Né il giovane barista, né il personale dell’albergo ne sapevano niente e non l’avevano mai visto né sentito nominare” (Enrico Rava, dalle note di copertina del Cd)

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