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Incontro con Mario Fragiacomo

Musicista triestino definito da Giorgio Gaslini come uno dei veri e pochi artisti italiani che si distinguono nell’area della musica totale, tra jazz, improvvisazione libera e musiche popolari mitteleuropee

Quando hai incominciato a suonare?
Quando fui presentato al maestro di musica Pasquale D’Iorio avevo solo 8 anni. Da lui ho appreso i primi rudimenti di teoria musicale e di tecnica dello strumento. Dopo mi mise in bocca un flicorno contralto, strumento a fiato della famiglia degli ottoni, il mio primo strumento musicale. A 9 anni suono già nelle file della banda del ricreatorio di Trieste anche se non mi si vede affatto. Sono il più piccolo e non posso stare in prima fila dato che gli ottoni sono sempre dietro. I primi suoni per me sono di accompagnamento (il tradizionale un-pa, un-pa-pa) nelle marce delle processioni del Corpus Domini e di altre manifestazioni folcloristiche. A sedici anni mi iscrivo al Conservatorio “Tartini” con una buona tromba “Selmer” argentata, acquistata di seconda mano. Inizia così la mia epopea trombettistica.
In che maniera Trieste, città dove sei nato, ha influenzato la tua visione della musica, il tuo modo di suonare?
Beh Trieste è sicuramente stata uno stimolo. La sua multiculturalità, il suo essere città mitteleuropea, mi hanno permesso di sviluppare una sensibilità particolare nei confronti di un determinato tipo di cultura: l’incontro con la musica klezmer, grazie alla frequentazione della comunità ebraica triestina e poi la frequentazione di poeti e scrittori fra cui Fulvio Tomizza e Claudio Magris. Ecco, da tutti questi umori è nata la mia musica. Trieste però è anche, o almeno lo era trent’anni fa, una città di provincia. Il suo ambiente musicale mi stava stretto. Tromba sotto braccio parto per Milano.
E’ in questa città che incomincia e si sviluppa la tua carriera musicale
Perfeziono i miei studi alla Nuova Milano Musica con Sergio Fanni, noto trombettista dell’Orchestra Rai e con Luciano Biasutti. Frequento il Corso di Jazz tenuto dal maestro Giorgio Gaslini presso il Conservatorio G. Verdi di Milano e faccio parte della Grande orchestra degli allievi del Corso. E’ il 1978. Negli anni successivi insieme ad altri musicisti fondo il “Jazz Quatter Quartet”. Il nostro era un quartetto di matrice free, documentato dal nostro primo disco “Ali”, pubblicato per la Bull Records e presentato dall’esordiente critico Maurizio Franco.
E poi…
Dopo dieci anni con il Jazz Quatter Quartet l’idea di un nuovo gruppo. Proprio la lontananza da Trieste si rivela stimolo determinante per la rivendicazione della mia triestinità proposta anche attraverso lo studio, e in parte l’identificazione, con i personaggi mito della cultura della città: avendo assorbito dalla nascita quel particolare milieu letterario nascono mie composizioni su Svevo, Saba, Joyce (Joyce aveva vissuto molti anni a Trieste) e su fatti storici di estrema importanza. Ma soprattutto avevo la sensazione di dover far mio intellettualmente e musicalmente il mio mondo prenatale, il suo retroterra, dovevo, per capire Trieste, confrontarmi con ciò che le stava dietro, il suo passato asburgico, oltre che con la più recente storia. E’ il 1988 quando esce il mio primo disco come leader per l’etichetta Splasc(h) Records di Peppo Spagnoli, dove racconto in musica tutto questo. Ottengo subito un ampio e lusinghiero riscontro di critica. L’album “Trieste, ieri un secolo fa” presentato dallo scrittore Fulvio Tomizza è inciso con un cast vocale e strumentale notevole. Il disco viene inserito nel Top Ten del miglio LP di jazz italiano nel referendum indetto dalla rivista “Musica Jazz”.
Nel 1989 collaboro con Markus Stockhausen, figlio del celebre Karlheinz, alla realizzazione di un progetto discografico che abbiamo denominato “Mitteleuropea”, pubblicato dalla Splasc(h). I titoli dei brani e la musica di questo progetto sono ispirati a un’opera letteraria di un altro triestino: Claudio Magris.
Nel 1993 incidi per la M.A.P. Records “Latitudine Est” dedicato alla musica klezmer
“Latitudine Est” è un progetto di musica klezmer in un’ottica jazzistica. Seppi in seguito che negli Stati Uniti John Zorn e Don Byron avevano compiuto la mia stessa operazione. Infatti il disco uscì parallelamente ai progetti dei colleghi americani più famosi. Oltre al klezmer “Latitudine Est” racconta in musica la poesia di Carolus L. Cergoly, in dialetto triestino, vera koinè latino-germanico-slava nella Trieste forgiata dall’incontro fra queste tre culture.
A cosa stai lavorando in questo momento?
L’ultima mia incisione discografica è stata “Frammenti”, album del 1999 per la Iktius diCarlo Tedeschi. Hanno partecipato all’opera il soprano di origine basca Olatz Gorrotxategi, il trombonista Luca Bovini, il contrabbassista Roberto Della Grotta, il pianista Roberto Favilla e il percussionista Filippo Monico, in pratica gli attuali componenti della Mitteleuropa Ensemble.
Attualmente lavoro su un progetto che si intitola “Balkan Projects”, che finora ha avuto due rappresentazioni teatrali. Il progetto richiede un pesante impegno per l’allestimento ed è uno spettacolo che prevede la voce recitante di Ottavia Piccolo, le poesie di Abdulah Sidran, poeta di spicco di Sarajevo, musicate da me, e da due colonne della Mitteleuropa Ensemble: il m° Roberto Favilla, e il grande contrabbassista Roberto Della Grotta. L’esecuzione musicale affidata al mio Ensemble e alla Kocani Orkestar, la band balcanica diventata popolare grazie alla colonna sonora del film “Underground” di Emir Kusturica, specializzata nelle esecuzioni di melodie gitane della terra macedone. In primavera dovrebbe uscire un CD dedicato a questo progetto per la M.A.P. Records.

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