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E’ scomparso il grandissimo Joe Henderson

Con il suo suono vellutato, riusciva a donare alla sua musica un senso di pace e di equilibrio interiore

Il sassofonista statunitense Joe Henderson è scomparso sabato 30 giugno a San Francisco, per un collasso cardiaco, a seguito di un lungo periodo di malattia dovuto ad un enfisema polmonare. Aveva 64 anni. “Il suo cuore ha appena cessato di battere”, ha detto sua sorella, Phyllis Henderson, da Lima, Ohio, sabato notte.
Henderson aveva smesso di suonare pubblicamente già da un più di un anno a causa dei suoi problemi di salute.

Henderson, sottovalutato per gran parte della sua straordinaria carriera, aveva finalmente raccolto i frutti del suo lavoro quando, nel 1992, aveva firmato un contratto con l’etichetta Verve, con la quale ha pubblicato una serie di album, tre dei quali, Lush Life, So Near,So Far e Double Rainbow gli permisero di vincere altrettanti premi Grammy come miglior sax tenore.

Nato a Lima, Ohio, il 24 Aprile, 1937, Joe Henderson si appassionò sin da bambino al sax che cominciò a suonare sin dall’età di 12 anni, quando ebbe modo di ascoltare per la prima volta quella che sarebbe diventata la sua principale fonte d’ispirazione: Charlie Parker.

Incoraggiato dal fratello James T., Joe si iscrisse prima al Kentucky State College per un anno, quindi alla Wayne University di Detroit. Qui Joe studiò con Larry Teal alla Teal School of Music, imparando teoria, armonia e migliorando ulteriormente il suo modo di suonare il sassofono. Inoltre studiò anche il flauto ed il basso a corde.

Nel 1959 fu arruolato nell’esercito e nel 1960 faceva parte della United States Army Band a Fort Benning, GA; in questo periodo vinse, con un quartetto, una gara per giovani promesse che gli permise di partecipare a tutte le manifestazione dell’esercito. Quindi fu scelto per partecipare ad un tour mondiale per uno show di intrattenimento per le truppe con il quale potette visitare Okinawa, la Corea, il Giappone, Panama, l’Italia, la Spagna, la Germania, la Francia, l’Inghilterra. Mentre era a Parigi ebbe modo di suonare con Kenny Clarke e Kenny Drew.

Dopo essere stato congedato nel 1962, Joe si trasferì a New York per intraprendere finalmente la sua carriera di musicista professionista. Ben presto si unì alla formazione del grande trombettista Kenny Dorham con il quale registrò il suo primo album, Una Mas per l’etichetta Blue Note. Due mesi dopo la Blue Note gli dette la possibilità di registrare il primo album a suo nome,Page One che presentava una formazione con lo stesso Dorham, McCoy Tyner, Butch Warren e Pete LaRoca.

Ben presto Henderson divenne uno dei musicisti di punta dell’etichetta ed, oltre a registrare album a proprio nome, apparve anche in alcune importanti registrazioni quali Black Life di Andrew Hill, The Sidewinder di Lee Morgan e soprattutto Song For My Father di Horace Silver, per il quale compose la stupenda The Kicker.

Con l’avvento del free-jazz della fine degli anni ‘60 e quindi la nascita del jazz elettrico di Miles Davis, per Henderson cominciarono lunghi anni di oblio nei quali era possibile ascoltarlo in sperduti contesti dal vivo o in registrazioni di piccole e coraggiose etichette indipendenti (di particolare rilevanza un paio di registrazioni con l’etichetta italiana Red Records, An Evening With Joe Henderson e The Standard Joe) prima del clamoroso ritorno al successo.

Ed eccoci al 1992 quando Joe pubblica per l’etichetta Verve un album a dir poco fantastico, l’omaggio a Billy Strayhorn Lush Life. L’album ebbe un clamoroso successo e Joe ricevette il premio Grammy per il Miglior Assolo Strumentale. L’album fu anche premiato come una delle più belle registrazioni degli ultimi dieci anni dalla rivista CD Review ed album dell’anno nel prestigioso sondaggio della rivista Down Beat che nominò Henderson Artista Jazz dell’anno e sassofonista dell’anno (cosa che avvenne anche l’anno successivo).

Fu poi la volta di un altro bellissimo album, l’omaggio a Miles Davis So Near, So Far (Musings for Miles). L’album, che portò ad Henderson altri due premi Grammy, vendette la bellezza di 450.000 copie in tutto il mondo e consacrò definitivamente la grandezza del sassofonista e conseguentemente la riscoperta di una carriera sicuramente sottovalutata. Seguirono quindi altri due fantastici album Double Rainbow, omaggio alla musica di Antonio Carlos Jobim e la rivisitazione dell’opera di Gershwin Porgy and Bess suo ultimo album originale datato 1997.

Joe era stato soprannominato “The Phantom” (Il Fantasma), per la sua capacità di scomparire dalla vista. Con il suo suono vellutato, riusciva a donare alla sua musica un senso di pace e di equilibrio interiore, certamente presenti nell’uomo Henderson.

Ciao Joe!

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