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Metallica__Master of Puppets___1986

Uno dei piu bei dischi di speed metal in assoluto. Un ricordo che sarà caro a molti.

Difficile scrivere su questo disco.

Se non fosse uscito, l’intera struttura del metal come lo conosciamo oggi cadrebbe come un castello di carte.

Correva l’anno di grazia 1986, i Metallica erano al loro terzo disco e chi vi scrive aveva tredici anni. L’heavy metal aveva una diffusione enorme e le nuove tecniche di registrazione permettevano già da qualche tempo una resa sonora incredibile in studio.

Il ricordo che ho di quando Master of Puppets uscì in Italia ed io lo ascoltai per la prima volta è il ricordo di chi ascolta qualcosa di rivoluzionario. La potenza che tracce come “Battery”, “Leper messiah” o “Damage, inc.” sprigionavano era qualcosa di totalmente nuovo e ci volle un po’ per farci l’orecchio. Poi subentrò l’entusiasmo: “Il più bel disco dei Metallica”, si diceva, “anche meglio di Kill’em all”; “il più bel disco della storia”, diceva qualcun altro. Credo che sul piatto del mio giradischi per un paio di settimane non girò altro che Master.

Oggi il vecchio 33 non gira più, custodito gelosamente come un quadro d’autore. In compenso gira il cd che, proprio per la sua natura, è in grado di restituire meglio questa geniale opera dei “metallici quattro”.

E così, come in un viaggio nel tempo, mi sono ritrovato a percorrere per l’ennesima volta il tragitto sonoro delle otto tracce di Master of Puppets: una pioggia di emozioni contrastanti (euforia e felicità ma anche rimpianto ed un po’ di tristezza, poiché quella fu l’ultima registrazione per l’indimenticabile Cliff Burton che perse la vita proprio nell’ottobre di quell’anno e con la cui assenza i Metallica saranno per sempre condannati a “fare i conti”).

“Battery” apre il disco, con quell’arpeggio iniziale di chitarra pulita che poco o nulla lascia presagire sulla brutale, velocissima evoluzione del pezzo. Poi è la volta della title-track, velocissima anche questa salvo l’interludio. “The thing that should not be” è un potentissimo “slow” alla Metallica che introduce all’unica concessione “tranquilla” del disco: “Welcome home”.

“Disposable Heroes” è un grido di protesta contro la guerra ( in effetti tutto l’album lo è), veloce soprattutto nei riffs che Hetfield sapientemente costruisce in sostegno alla ritmica.
“Leper Messiah” è il pezzo tecnicamente più interessante, in cui il gruppo dà prova di grande originalità e fantasia, mentre “Orion” è il mostro bifronte nato dal quattro corde di Cliff, distorto ma anche dolce e struggente brano strumentale, ormai inscindibile dal ricordo del suo compositore. “Damage, inc.” chiude degnamente l’album, lasciandoci senza fiato dopo cinque minuti e otto secondi di follia pura.

Ricordiamo la line-up di allora (che poi, a parte Jason Newsted che ha sostituito Cliff, rimarrà invariata fino ai nostri giorni):
James Hetfield: Chitarra ritmica,voce

Lars Ulrich: Batteria

Cliff Burton: Basso

Kirk Hammett: Chitarra solista.