Questo sito contribuisce alla audience di

Sonata Arctica____Ecliptica___1999

Altro buon materiale discografico proveniente dal paese di Babbo Natale.

Qualche mese fa un ragazzo brasiliano mi contattò per via del fatto che suono negli Heimdall e così, parlando di musica, mi chiese se mi piacevano i Sonata Arctica. Gli dissi che avevo ascoltato solo un paio di pezzi del loro debut-album “Ecliptica” (si trattava per la precisione di “Blank File” e di “Unopened”), ma che il gruppo mi sembrava piuttosto originale.

Ascoltando tutto il disco questa prima impressione si è tramutata presto in convinzione, facendomi trovare inevitabilmente in disaccordo con le numerose recensioni negative che questo disco ha collezionato.

In effetti ad un ascoltatore distratto potrebbe sembrare che questi ragazzini finlandesi suonino un bel po’ “alla Stratovarius”, ma a mio avviso dire questo di loro equivale a liquidarli in maniera troppo frettolosa. Nonostante la giovane età, i Sonata Arctica hanno uno stile proprio e dei chorus veramente indovinati che fanno passare in secondo piano le pecche esecutive che un gruppo così giovane è quasi naturale che abbia.

Blank File è la traccia di apertura, velocissima e con un bridge molto bello (il chorus, ahimè, è invece il meno bello dell’album insieme a quello di “8th Commandment”).

“Replica” è un bel pezzo lento, mentre con “Kingdom for a Heart”, dal chorus vagamente Bad Religion (sì, avete capito bene!) si riprende velocità e si godono altri quattro minuti di buona musica fino all’intro di piano di “Full Moon”, che è secondo me il pezzo più bello dell’album da ogni punto di vista: si tratta di un pezzo veloce ma melodicissimo, dalle armonie prevalentemente maggiori e quindi apertissime e dalla linea vocale incredibilmente “easy”. Anche il testo è bello.

“Letter to Dana” è una ballata un po’ banale, “Unopened” è un altro “fast”, ma qui il richiamo ai Bad Religion è addirittura sfacciato (le prime quattro battute del refrain di questo pezzo sono praticamente identiche a quelle del refrain di “21th Century Digital Boy”).

“Picturing of the Past” è il pezzo forse più impegnativo dal punto di vista solistico: chitarra e tastiera eseguono arpeggi molto veloci e puliti ad unisono.

L’ultimo pezzo si chiama “Destruction Preventer”, è molto veloce e chiude in bellezza questo disco che tutto sommato non è lontano dall’essere bello e che assolutamente non merita le critiche feroci che molti miei “colleghi” gli hanno impietosamente ed ingiustamente riservato.

I ragazzi sono giovani e vanno incoraggiati!