Questo sito contribuisce alla audience di

I Rage al Velvet di Rimini

La recensione di un nostro lettore del concerto dei Rage, tenutosi al Velvet di Rimini il 2 Maggio 2001. Inviataci da Antonio Daniele.

Forti di un disco che ha dell’eccezionale, intitolato Welcome to the other side, i Rage approdano in Italia per due date.

A metà strada tra metal, progressive e musica classica, come spesso capita per i dischi più ricercati e coraggiosi, l’ultimo lavoro della band tedesca non ha avuto adeguata risposta, ed ha catturato poco l’attenzione del popolo metallico italiano (troppo preso dalle ‘originali’ proposte del nu-metal o dai deliri di onnipotenza dei progster), anche in virtù di una pressoché inesistente promozione.

Di tutto questo ha sicuramente risentito anche il concerto in programma al Velvet di Rimini, che ha visto un afflusso di pubblico abbastanza scarso. Questo però non ha impedito a Peavy e soci di regalarci un concerto memorabile.

Ridotti in trio dopo le ultime defezioni, riescono a non far rimpiangere l’uso delle due chitarre, grazie all’eccezionale apporto del nuovo chitarrista Victor Smolski e del batterista Mike Terrana.

Come c’era da aspettarsi, la band ci ha proposto una scaletta per lo più incentrata sull’ultimo album. Stupenda la suite Tribute to dishonour, in 4 movimenti, che alterna intensi momenti classicheggianti, basati sull’uso del pianoforte e di una avvolgente chitarra elettrica, ai più potenti momenti speed tipici dei tedeschi.

I pezzi più trascinanti, poi, sono senz’altro la potentissima e melodica The mirror in your eyes e Paint the devil on the wall, dove Peavy, voce e basso del gruppo, si dimostra ottimo frontman.

L’esecuzione è impeccabile, anche se talvolta si sente la mancanza dei cori, non disturba poi l’ausilio di basi per le tastiere, che meglio rendono l’atmosfera del disco, tastiere che vengono però suonate da Smolki quando lascia un attimo di respiro alla sua ascia.

Le due new entry, poi, vengono presentate al pubblico con gli immancabili interventi solisitici.

Assolutamente sorprendente Victor Smolski, autore anche di un disco solista, virtuoso delle sei corde di scuola classica, che non ha nulla da invidiare a suoi più blasonati colleghi (velocissimo e originalissimo nell’uso del whammy bar e del tapping): il pubblico rimane a bocca aperta, divertito poi agli accenni di classici del rock come Thunderstruck.

Non da meno il batterista Mike Terrana, musicista americano che ha registrato anche dei metodi didattici e dei dischi solisti, dalla potenza e tecnica eccezionali.

Il pubblico poi esplode quando arriva il momento dei classici Higher than the sky e Don’t fear the winter, cantati a squarciagola nelle pause strumentali, e della velocissima Solitary man.

Un plauso va anche alla band di supporto, i GB arts, praticamente ignoti in Italia, autori di un power metal che, per fortuna, si discosta abbastanza dagli sterili dischi di genere degli ultimi anni.

Un concerto memorabile, in definitiva, gustato, però, solo da pochi “intimi”.