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The Cult______Beyond Good And Evil_____2001

Blast from the past: ascoltare per credere.

Ho ascoltato quest’album per la prima volta nello studio di registrazione ancora in costruzione di un amico: “dunque… là viene la regia… qui la sala prove… laggiù insonorizziamo con quei pannelli… no, il bagno è di sopra… Ottavio, ascolta un po’ qua”.

Parte il cd.

La prima cosa da cui sono stato colpito è stata la compattezza e la potenza dei suoni in netto contrasto con il “vecchio” sound dei Cult, un po’ sgranato, che già veniva fuori dai meandri del mio subconscio. Dopo cinque secondi li avevo già riconosciuti: impossibile impiegarci anche un secondo di più. Impossibile soprattutto per chi conosce Sonic Temple ed Electric, i due album cui questo nuovo Beyond Good And Evil si rifà maggiormente.

Poi è arrivata la valanga dei ricordi dei concerti e di quante covers dei cult avevo suonato, ed un sorriso estatico mi si dev’essere allargato sul viso con modalità quasi pavloviane.

Vi risparmio ora le emozioni più intime e vi racconto di quest’album.

E’ bello. Molto bello.

E’ un pezzetto di paradiso caduto per sbaglio sulla terra in questo decennio che ha visto lentamente spegnersi l’hard-rock più puro e genuino; un genere meraviglioso sostituito sempre più da contaminazioni di varia natura, più o meno belle, più o meno discutibili, comunque diverse.

La sensazione di Dejà-Vu è nettissima, e questo dovrebbe già bastare a dare un’idea di quanto “Cult” sia quest’album. La produzione affidata a Bob Rock, d’altra parte, è quasi sempre garanzia di altissima qualità e Beyond Good And Evil non fa eccezione. Il risultato sono dodici pezzi di energia pura in cui Ian Astbury & co. - a dispetto dell’età - danno una dimostrazione di grande gusto, con una potenza che anche chi ha vent’anni di meno difficilmente riesce ad imprigionare nella propria musica.

I riffs sono abrasivi, la ritmica precisa ed essenziale come nella migliore tradizione del rock robusto, i suoni sono indovinatissimi (ad eccezione forse di quello della batteria, che personalmente avrei preferito appena un po’ più presente). Astbury - dulcis in fundo - sfodera prestazioni vocali eccezionali.

Un salto di dieci anni indietro nel tempo? Bastano un cd player e cinquantun minuti e mezzo.