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Ark in tour

Il 19 Febbraio al Tenax di Firenze: il comunicato-stampa.
THE ARK
Martedì 19
febbraio 2002 –  concerto - Ingresso € 18,20

Si dice che un gruppo impieghi
circa dieci anni per approdare al debutto discografico con un proprio
album. Esattamente il tempo trascorso da quando Ola Salo (voce) e
Leari (basso) hanno incontrato per la prima volta Jepsson (chitarra)
che suonava l’armonica nei trasferimenti sull’autobus della scuola.

Da quel giorno, gli Ark hanno
potuto conquistarsi una solida reputazione come gruppo live,
esibendosi soprattutto in piccoli locali scalcinati, ma immaginando
sempre di trovarsi al centro di grandi stadi gremiti di pubblico. La
realtà ha però dato loro la possibilità di smettere di sognare ad
occhi aperti e di fare un ingresso in grande stile sulla scena del
pop-rock internazionale.

La storia degli Ark inizia nel
1991 in una piccola cittadina rurale della Svezia meridionale. Nel
1997 entra nel gruppo il chitarrista Martin Axén e nel 2000 si
aggiunge il batterista Sylvester Schlegel. Dopo un concerto a Malmö
vengono presentati al leader dei Creeps Robert Jelinek, che s’innamora
della loro musica e decide di aiutarli a produrre il primo disco.
L’inverno scorso viene pubblicato il singolo di debutto, Let Your Body
Decide,  seguito da It Takes A Fool To Remain Sane che in breve
tempo raggiunge l’ambitissimo primo posto della classifica radio
svedese, restandoci per tre settimane e ottenendo il riconoscimento
del disco d’oro. Nei mesi scorsi il loro album We Are The Ark ha
scalzato Madonna dalla prima posizione nella classifica svedese e ha
fatto conquistare al gruppo il premio di MTV per la categoria
riservata ai migliori artisti nordici.

Ma gli Ark non sono certo
novellini, anzi hanno già più volte calcato il palcoscenico. Ola
Salo ha lavorato in vari musical di produzione svedese (”Kristina
Från Duvemåla” e “Il violinista sul tetto”), mentre
Leari ha suonato con i Cardigans nel  tour mondiale del 1999. Gli
Ark hanno anche suonato in apertura dei concerti dei Kent durante il
recente tour nei Paesi Scandinavi.

La musica degli Ark riecheggia
certe sonorità anni Settanta, ma non ha niente di revivalistico. Vi
si possono trovare reminiscenze di Queen e sfumature di Bowie e Roxy
Music. Anche la musica classica trova posto nell’universo musicale
degli Ark, evocata dall’uso di strumenti molto poco tecnologici, come
le tastiere rhodes, i timpani e la spinetta. Tra le altre influenze,
visti i trascorsi teatrali di Ola, rientrano anche musical quali
“Jesus Christ Superstar” o “Rocky Horror Show”,
avvertibili nei loro brani più “grandiosi” come 
Patchouli e Angelheads. Indifferenti alle nevrosi del nuovo millennio,
gli Ark non si preoccupano di assumere pose “cool”. I loro
concerti sono un concentrato di teatralità, glamour e puro
intrattenimento. “Crediamo che liberando il corpo dai vincoli
imposti da concetti come “dignità” o “rispettabilità”
ci si possa sentire subito meglio. Siamo a favore della
sfacciataggine. Siamo convinti che solo così ci si possa divertire.
Vogliamo vivere ed agire in un mondo dove sia concesso essere
ridicoli, perché questo può rendere la vita molto più piacevole”.
“Non sono molto orgoglioso di chiedere l’elemosina / non sono
molto orgoglioso  di mettermi in ginocchio / non sono orgoglioso
di nessun gesto che non significhi niente per me”. Ola è un
artista eclettico che scrive testi sull’amore e sulla mancanza di
pudore, sulla ricerca d’identità e sulla sessualità. Il risultato è
un pop irresistibile e dirompente. Motivi di presa immediata come
quello di Hey Modern Days si alternano ad affascinanti ballate come
This Sad Bouquet. We Are The Ark è decadente, drammatico, splendido
ed elegante. “La musica che vogliamo creare deve essere
appassionata, impegnata, divertente, sontuosa, pomposa, drammatica e
pretenziosa. Una musica fatta di eccessi”.

Non si può dire che non ci
riescano. E l’arca è il simbolo che può meglio rappresentare gli Ark:
un battello sul quale tutti possiamo salire per attraversare un mondo
dove nessuno ha più il coraggio di mostrare le proprie emozioni per
paura di apparire stupido.   Gli Ark lanciano il loro
messaggio: “Solo un pazzo può restare sano di mente, lascia che
sia il tuo corpo a decidere dove vuoi andare”.

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