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Luciano Susto: "lucide" riflessioni con suoni minimalisti

Il basso come protagonista e non comparsa. Una musica che non cerca virtuosismi ma complesse armonie. Uno strumento solitario che fraseggia. Questo è il CD "Lucido live"

La composizione minimalista di Luciano Susto sembra esitare poi trova spazi di azzurro (bello il tema di “Dopo l’amore”).
L’idea cardine è di non lasciare il basso elettrico dietro le quinte ma di portarlo in prima fila, farlo essere strumento cardine su cui ruota il suono.

Strumento nudo, accompagnato il minimo possibile da musicisti di spessore in duetti e trii con il sassofonista newyorkese Michael Rosen, il percussionista Marco Fadda, i batteristi Marco Cavani e Mario A. Riggio.

Un disco live (di cui ascoltiamo il promo) che non a caso si intitola “Lucido live –Lingobootleg”. Susto più che suonare dialoga con lo strumento; i suoi sono monologhi strumentali che evitano i virtuosismi (che giudica inutili). Lucide riflessioni che richiedono attenzione dall’ascoltatore. Improvvisazioni, che privilegiano l’armonia, la melodia (ne è esempio la lunga “Atlantide”). Ma più che altro i suoi sono soliloqui o dialoghi a due con le percussioni.

“Tantononnon” ne è l’esempio nell’alternarsi degli strumenti che più che amalgamarsi si disuniscono, percorrono strade individuali e solitarie. E “Briciola” è un altro frammento di musica-espressiva.

“Tango per Ino” ci ricorda la danza a “Buona Domenica” con l’uomo invisibile. Sì, il ballo tra la ballerina e l’uomo invisibile sarebbero perfetti con questo strano tango, frammentato, cervellotico. Musica non di pancia, che volteggia tra rock, jazz, tango e avanguardia.

Chi si aspetta di venire investito da una marea di note resterà deluso. Luciano Susto predilige giocare sugli armonici, arrivando all’essenza stessa del suono. Ma in questo gioco un orecchio attento può scorgere preziose e raffinate policromie, come se a suonare fossero più musicisti contemporaneamente.

I brani che più ci piacciono però sono “Night Jokes” e Stremantide (in due tempi) ovvero quelli che escono dai canoni perché sono tirati, accelerati, contrappuntati dal basso (ci ricorda - è un’impressione al primo ascolto, chissà se Luciano sarà d’accordo - la musica di Corea ed i “Return to forever”, anche se qui non c’è il piano elettrico): sono note figlie di un certo jazz-rock anni ’70.

Bello e commovente l’omaggio a Battisti con “E penso a te”. Elegante, fraseggio che un pò ci spiega la filosofia di Luciano Susto, interprete, che “canta” con il basso.

Il suo è un disco che si apprezza di più al secondo, al terzo, ascolto. Il che è un pregio controcorrente.

Molte le collaborazioni effettuate da Susto. In evidenza quella con “The Great Naco Orchestra”, un ensemble diretto da Rosario Bonaccorso in cui suona insieme a Mauro Pagani, Franco Mussida (Pfm), Ellade Bandini, Christian Meyer (Elio e le Storie Tese), Paul Jeffry (Duke Ellington Orchestra), Dado Moroni, Ernesttico (Jovanotti band), Daniele Di Gregorio (Paolo Conte band), Massimo Carrano, Luigi Bonafede, Gilson Silveira, Tullio De Piscopo, Agostino Marangolo, Michael Rosen, Vera Figueiredo, Stefano Bagnoli.

Gaetano Menna

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