
“Riscrivere il passato” si intitola l’ultimo album di “Notturno Concertante” ed è questo il punto. C’è, nel campo della musica progressiva (quella degli anni ‘70 tra rock e sinfonia, tra classica e favola, tra impegno ed euforia) la necessità, in qualche modo, di fare i conti con questo passato bello, accattivante, ma anche per certi versi ingombrante. Gli anni Settanta sono decisamente alle spalle.
“Notturno Concertante”, band che nasce nel cuore dell’Irpinia con l’anima europea (ed è subito amata all’estero forse più che in Italia) è la testimonianza tangibile del nuovo prog.
Prog e fog: anche grazie a loro le nebbie calate sul passato si sono diradate.
Il vento, negli Ottanta, spira altrove lontano dalla “musica progressive”, poi pian piano tutto si fa chiaro. Lucio Lazzaruolo e Raffaele Villanova, in quel di Grottaminarda (AV), ci riprovano. Il loro sound, che è pioniere, che fa da apripista, nasceva da un clima pian piano ritrovato (non a caso all’inizio sono attratti dai Marillion il gruppo inglese che è praticamente il motore propulsivo laddove c’era stata una musica sconfitta dal tempo, dal punk, dalle nuove ondate).
E ora circa 18 anni dopo, al quinto album (senza contare quello solistico di Lazzaruolo, “Leiz Escondida”) rifanno i conti con la storia, con loro stessi, con il loro passato. E’ il caso di “Erewhon”, suggestivo brano del ‘93 che a distanza di dieci anni si rivela riformulato, rinfrescato, rinvigorito (senza il cantato ma con un violino intrigante ed una ritmica possente su una avvolgente base orchestrale).
La loro, oggi più che mai, è davvero una musica d’atmosfera (e non a caso i “Notturno” scrivono colonne sonore e musiche per documentari e trasmissioni Rai). Ma non ci sono le lunghe suite che caratterizzano il prog (il brano più lungo nel disco supera di poco i 4 minuti).
Nelle 15 tracce ci sono loro, la loro musica, senza nostalgia ed alla ricerca di nuove strade, di nuove emozioni, tra il folk irlandese e celtico (“Giga”, “If the winter had its spirit”), l’amore per le atmosfere orchestrali, sinfoniche, corali (“Six of the best”, “Io ti amo” con lo splendido testo d’amore dello scrittore Stefano Benni cantato un pò alla maniera degli Osanna) la musica da camera e classica (“Electric rain”), la vena melodica e mediterranea (“Per/versi”), il rock più marcato e la dimensione canzone d’autore impegnata (“La città nuova”) e poi le atmosfere acustiche (“En clave de sol”). Musica caleidoscopica, che è l’ieri raccontato ,reinterpretato ma che, allo stesso tempo, è l’oggi che guarda al domani.
La loro musica appare – come titola l’ultimo brano – “la luce della notte”: un tappeto sonoro, una chitarra nel buio, ed una splendida voce femminile pinkfloydiana (guest Sabrina Caprarella) . Un balenio sonoro: così non ci sono più nebbie, non c’è più oscurità.
Gaetano Menna

Claudio Costantino









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