L'Italia accoglie Re Cremisi e la sua corte

8 concerti in 10 giorni. L'Italia abbraccia i King Crimson. Un evento atteso dai fans per uno dei gruppi-bandiera del prog. Per l'occasione riproponiamo la recensione del loro ultimo album pubblicata da WS, accurata testata dedicata al rock progressive. Link alla recensione del concerto di Genova

Da oggi si apre la tournee italiana di dieci giorni dei King Crimson. Con appuntamenti importanti. Si parte da Milano, per interessare anche Genova, Verona, Roma, Firenze, Venezia, Ferrara e chiudere, a fine mese, a Torino.
Ecco le date dei concerti sul suolo italico:

20/6 Milano - Teatro Smeraldo

21/6 Genova - Teatro Carlo Felice

22/6 Verona - Teatro Romano

24/6 Roma - Centrale Foro Italico

25/6 Firenze -
Villa Solaria

26/6 Venezia - Palafenice

28/6 Ferrara - Piazza Castello

30/6
Torino- Teatro Colosseo

In occasione della tournee italiana del re Cremisi, pubblichiamo la recensione del loro ultimo album, “The power to believe”, pubblicata nel numero 21 di “WS - Wonderous Stories”, l’accurato magazine-fanzine coordinato da Paolo Carnelli.

KING CRIMSON

The Power to Believe

Sanctuary Records 2003 – 51′ 19”

“Robert considera sempre un album come la conclusione di un capitolo e un tour come un nuovo incipit. E ciò in opposizione al pensiero ricorrente tra i musicisti”. Questa dichiarazione di Pat Mastellotto è la perfetta premessa a ogni considerazione che può delinearsi in merito a The Power to Believe.

Da tempo un disco dei King Crimson non era così atteso. Si è letto di tutto: “Nuovo metal”, l’”heavy metal secondo i King Crimson”, “il ritorno del re” (senza riferimenti al terzo capitolo de “Il signore degli Anelli”) e via discorrendo… I due precedenti dischi di questa formazione (Thrak e The construKction of light) avevano lasciato qualche perplessità anche tra i die-hard fan e l’attesa di una rinascita e di un cambio di rotta era grande. Di fatto The Power to believe si configura come un mosaico sonoro. Fripp e soci assemblano in un solo disco le esperienze più significative degli ultimi anni, selezionando e dissezionando le iperboli creative di ore e ore di improvvisazioni registrate. L’attesa è dunque ripagata? Per dare un giudizio bisogna immergersi nei flutti sonori della nuova (?) onda Kcremisi.
Un breve intro a cappella (The power to believe I) fa da prologo al disco e a Level five, ennesima variazione sul tema di Red ma con un impatto più duro; tipici gli accordi frippiani ma il barrage chitarristico presto si sfrangia in un vortice che prende allo stomaco, le chitarre di Fripp e Belew dialogano, si intersecano, si scontrano, refluiscono, si innalzano senza pace, Mastellotto continua a valere 1/4 di Bruford ma spinge e cresce molto. Sette minuti di pura vertigine. Si prosegue con Eyes wide open, melodica, potenziale singolo, refrain non irresistibile ma impreziosita da un buon arrangiamento con un grande lavoro chitarristico e un discreto utilizzo dell’elettronica: con One time, i King Crimson avevano fatto di meglio, ma il risultato finale è soddisfacente. Elektrik si caratterizza come il tipico brano strumentale degli ultimi Crimson con le chitarre che ruotano dapprima attorno ad un punto di equilibrio per poi aprirsi a parti più aggressive ed epiche, con un bel lavoro di Trey Gunn alla warr guitar che funge da basso. Il pezzo, alla fine, ti lascia una strana sensazione: sembra di aver percorso un giro a vuoto per circa otto minuti senza aver colto panorami particolarmente indimenticabili. Facts of life, altro brano cantato, ricorda il ProzaKc blues del disco precedente: si tratta di un pezzo molto tirato, con alcuni buoni stacchi di Fripp, ma alla fine non ci scaldiamo più di tanto, forse anche per i filtri poco convincenti usati per l’ugola di Belew.
Per chi ha acquistato l’EP Level Five e Live in Nashville del Collector’s Club, tutta la novità espressa da The power to believe esplode come una bolla di sapone. Ma ciò va valutato con la dichiarazione di Mastellotto che non a caso abbiamo posto all’inizio di questa recensione. Il disco riprende decisamente quota con The power to believe II, base ritmica sintetica, discreta, liquida su cui Fripp ricama alcuni suoi tipici accordi da altro mondo, gelidi, alieni, vagamente orientaleggianti, poi il pezzo cambia registro con la voce filtrata su un suggestivo fondo di soundscapes, attraverso la sezione ritmica decisamente sostenuta, e nel finale un assolo da brividi del mai usurpato Re. Uno dei cardini di questo disco. Ancora meglio Dangerous curves, ossia The talking drum 30 anni dopo: una progressione travolgente, irresistibile con tutto il gruppo al massimo. Con Happy with what you have to be happy with (in versione odiosamente edit) ritorna il cantato, il brano è sulla falsariga di The facts of life e, ancor di più di The World’s My Oyster Soup Kitchen Floor Wax Museum (dal precedente The ConstruKction of light), bello ma non sconvolgente. La terza parte di The power to believe è poi uno degli episodi migliori con un Fripp dilaniante in un brano pittorico, astratto, molto suggestivo. Le soundscapes della breve The power to believe IV chiudono il disco in un clima quasi angosciante e un po’ rovinato dalla solita voce filtrata. Da notare che le liriche portanti delle varie parti della composizione The power to believe sono tratte pari pari da All her love is mine, dal lavoro solista di Belew Op Zop Too Wah.

Alla resa dei conti, The power to believe si presenta come un disco molto moderno (nelle recenti interviste Belew esprimeva la sua speranza di conquistare i fan di band come Tool/A perfect circle/Nine Inch Nails) che piacerà anche ai non addetti al progressive, purché si accettino certe tipiche ridondanze, ed è forse il miglior lavoro dei Crimson in questa formazione con un Fripp molto lucido nello sperimentare anche nuove strade per la sua creatura. Del disco si apprezza la capacità di Fripp & soci di oltrepassare con piglio deciso gli stereotipi della formazione della trilogia Discipline/Beat/Three of a perfect pair , superando con uno scarto improvviso dei cliché che sono sopravvissuti fino a The construKction of light, anche se sempre opportunamente dosati con elementi di novità. Il problema è che una volta dismesse le sonorità ottantine, il gruppo (indurendo intelligentemente la propria proposta) si è ripiegato, almeno in parte, a ere ancora più antiche (il 1973) strizzando l’occhio, ancora una volta, ai sé stessi che furono. E forse anche le soundscapes/ex-frippertronics cominciano un po’ a stancare: il livello di gelo che infondono nell’anima, goccia a goccia, senza fare mai la vera differenza, almeno in questo disco, comincia ad essere francamente sopra norma di sicurezza. In ultima istanza, si avverte anche la necessità e, insieme, il desiderio che The power to believe sia l’epitaffio per i King Crimson con Belew, Mastellotto e Gunn non credendo possibili espansioni musicali ulteriori di tale formazione. Chissà se Robert Fripp conserva ancora il numero di cellulare di David Sylvian ? E quello di Brian Eno? Ma Jim O’ Rourke o Robert Del Naja saranno impegnati per i prossimi anni? Impossibile, anche nelle ipotesi più azzardate: tutto il progetto Cremisi è basato su una entità unica e insindacabile. Ma certe divagazioni oniriche non costano nulla e aiutano a vivere meglio.

Michele Chiusi & Stefano Fasti

(per gentile concessione di Wonderous Stories)

Peeplo Engine

Un motore di ricerca nuovo, ricco e approfondito.

Inizia ora le tue ricerche su Peeplo.