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Claudio Rocchi: ancora in volo. L'intervista

Intervista al cantautore milanese che ha pubblicato un libro "Le sorprese non amano annunciarsi..." (dal titolo lunghissimo) e sta per girare un film, "Pedra Mendalza", di cui è regista e sceneggiatore (dopo aver prodotto un magazine video sulla musica a Milano per la tv satellitare della Rai).In scena porta lo spettacolo "claudiorocchi.com". Ed a ottobre verrà ristampato l’album “Volo magico n.1”... Chiacchierata nel gioco delle risposte incrociate tra passato, presente e futuro... ma le lancette dell’orologio - come sottolinea nel suo sito Internet - vanno antiorario...

La ristampa di “Volo Magico n. 1” - CD cult del 1971 che segnò la svolta verso la musica “meditativa” - un sito internet, un libro, un film… Claudio Rocchi torna alla ribalta.

“Volo magico”? – ci dice - «E’ assimilabile oggi al film che sto facendo, “Pedra Mendalza”». Ci parla anche di Demetrio Stratos di cui ha delle chicche: «Conservo nastri inediti, registrati qui da me che chissà, prima o poi, in non sospetti tempi di opportunismo storico, potrebbero anche circolare». In libreria arriva il suo libro “Le sorprese non amano annunciarsi…” «E’ un testo – ci spiega - uscito da un cutting furioso, senza punteggiatura per scelta omogeneizzante tra schede raccolte qua e là negli ultimi sette anni. Vita vera».

Rocchi è sempre Rocchi e, a conclusione dell’intervista, ricorda i versi di un suo brano di nove anni fa. «La musica dei giorni cambia ma l’oro resta oro». E un nuovo disco? Probabilmente elettronico con la colonna sonora del nuovo film “Pedra Mendalza”.

Porta in scena,”claudiorocchi.com”, spettacolo (in cui è accompagnato da Francesco Casarini e Cinzia Defendenti) di media e “metadialoghi”, canzoni acustiche storiche e nuove, quadri di danza e contributi video…

Da Vitaminic scarichiamo un suo nuovo brano. La voce è quella di sempre, ispirata, ma canta: “ravioli di zucca, crostata di mirtilli…”. «Non se ne può più – ci dice - di questo fottuto dualismo tra spirito e materia».

Di seguito il testo della chiacchierata effettuata, nel gioco delle risposte incrociate, tra passato, presente e futuro, di un personaggio che ha significato molto per una generazione “in viaggio”. E il viaggio continua…

Claudio partiamo dalla ristampa di “Volo Magico n.1” a ottobre per la collana prog della BMG, con la copertina a finestra sull’io che spicca il volo… Una lunga suite con le chitarre di Camerini e Belloni, i vocalizzi di Donatella Bardi… e il viaggio, ricco di sonorità, di sfumature, che continuava su altre strade…

«E continua. Volo magico e quel periodo in genere sono storicizzati da decine di siti che illustrano le nicchie di allora come la capillare definizione di un momento ad oggi irripetuto.
Le grandi energie stentano a manifestarsi nell’esagerata frammentazione ideopsicologica e si esprimono ad oceano in ogni forma di aggregazione fino alla coscienza della non separazione.
Non c’è qualcosa che non ci riguardi. “Volo magico” è assimilabile oggi al film che sto facendo, “Pedra Mendalza”».

Ieri, oggi. L’orologio dell’homepage del tuo sito porta a riflettere sul tempo che trascorre. Chi è oggi Claudio Rocchi?

«Uno che mette nella sua homepage “www.claudiorocchi.com” un orologio perfettamente funzionante e preciso che segna ore minuti e secondi CCW, in senso antiorario. Che ha il vezzo di ricordare che il tempo non esiste nel senso classicamente inteso. E’ circolare, quindi compresente. I modi per misurarlo sono solo convenzioni».

A me viene in mente, per restare in tema, il brano di apertura della seconda facciata di “Volo Magico n. 1”, ovvero “La realtà non esiste”…

«Un evergreen, una grande canzone per una semplice osservazione. Esiste solo la nostra percezione. Se togli la percezione…»

E Internet è un nuovo percorso di comunicazione?

«No doubt. Lavorare per la rete, prima in Nepal con l’Himalayan Broadcasting Company come editore di un magazine periodico on line, poi al mio www.claudiorocchi.com con tutto il contorno creativo di grafica digitale e flash e HTML certo offre diversi strumenti espressivi».

L’avventura era cominciata con gli Stormy Six, poi quel primo disco firmato da solista, “Il Viaggio”, con la tua voglia di uscir di casa, con una generazione che si immedesimava…

«L’avventura era iniziata con gli sconosciuti, college band contemporanea agli Stormy Six 1966. Io ero bassita cantante, notato dal manager degli Stormy ed invitato ad unirmi al gruppo.
I primi Stormy erano il gruppo mascotte delle feste della Milano/Brianza bene. Tra diciottenni debuttanti e trenta/quarantenni debordanti. Noi lì a fare gli Stones, i Faces, i Beatles,CCR e i ns. pezzi.
Viaggio era il mio songwriting di allora. Coda naturale a pezzi miei come ramo, sotto i portici di marmo, registrati con gli Stormy».

La novità di questi giorni – accanto alla riproposta del disco - è il tuo primo libro, dal titolo lunghissimo (mi ricorda un film di Lina Wertmuller) “LE SORPRESE NON AMANO ANNUNCIARSI SONO UN GRUPPO ROCK DI FANCIULLE SUONANO NUDE E SONO BELLISSIME”. Ce ne puoi parlare?

«Non è un titolo scelto. Preceduta da un “del resto” poi omesso era la mia frase di saluto in calce ad un’email all’editore amico. Lui ci ha visto il titolo.
La sorpresa è un testo uscito da un cutting furioso, senza punteggiatura per scelta omogeneizzante tra schede raccolte qua e là negli ultimi sette anni.
Vita vera».

La radio è l’altra faccia di Rocchi degli anni 70. Per Voi Giovani, Pop Off. Un soffio di nuovo che preannunciava (con il senno di poi) il vento delle radio libere…

«Si, radio. La amo e ne ho fatta tanta, davanti e dietro ai microfoni, sui monti a costruire dorsali per network, tra analizzatori di spettro tralicci e parabole. Radio 1 e Radio 2 Rai, Radio Milano Centrale con Fegiz, Finardi, Villa… Radio Krishna Centrale Network, RNA (reti Nazionali Associate con 105, Radicali, Radio Dimensione Suono, Himalayan Broadcasting Company…)».

Claudio, c’è ancora un’altra sorpresa, hai scritto e stai girando un film movie, “Pedra Mendalza”, che hai definito una caccia al tesoro dell’anima. Mi sembra di capire che c’è la voglia di provare nuove vie espressive, di comunicazione…

«Il drive è stato produrre inverno-primavera un magazine video per Raisat Show, . Abbiamo presentato in sessanta servizi i mondi della musica milanese,: artisti, discografici, managers, locali, eventi, video, addetti…
Da lì, gestendo in digitale le varie fasi di produzione e postproduzione, la domanda: perché non una storia a soggetto?
Sono anni che ho nel computer il file “movie” e nel cuore pure.
La sceneggiatura è scritta con Cinzia Defendenti.
Gli interpreti sono amici che non si interpretano per quanto è possibile.
La storia cresce ad un sorprendente lieto fine».

Il volo proseguì con la sua magia, “La norma del cielo”, “Essenza”, “Il miele dei pianeti, le isole, le api”. Sonorità ricche di profumi esotici (oggi si direbbe world music) la scoperta dell’India, della consapevolezza, dell’armonia…

«Più che scoperta, ricerca: la consapevolezza è dinamica. Dalla psichedelia Taoista milanese a Vrindavana (Uttar Pradesh) Via Hare Krsna, 15 anni di Bhakti tra Toscana e West Bengal, poi la caccia all’anima, l’osservazione esterna. La mente trasmette su tutte le bande (camminare, 1977)
dall’unità cosmica alla babele frammentata sconto andata e ritorno».

I due album di fine anni Novanta, la raccolta “Visioni Prima” e la rilettura unplugged di “Sulla soglia”, avevano fatto sperare in un ritorno. .. ma un album compiuto ancora non c’è. Ci sarà?

«“Vedrai che ci sarà futuro…” (Tutto passa, 1994)»

A metà degli anni 70 sei stato attratto dall’elettronica e dai “Suoni di Frontiera”, come si intitola un tuo disco dell’epoca…Poi l’esperienza Cramps (l’etichetta degli Area). Già Demetrio Stratos…

«Di Demetrio conservo nastri inediti, registrati qui da me che chissà, prima o poi, in non sospetti tempi di opportunismo storico, potrebbero anche circolare.

La mia esperienza con Cramps? L’amicizia con Camerini e Finardi. Paolo Tofani ha vissuto da me circa un anno. Sassi stimolante, le idee in festa. Intraprese intelligenti.
Per la mia elettronica rimando a quel “Vedrai che ci sarà futuro…” , il soundtrack di Pedra Mendalza… potrebbe essere l’occasione. We’ll see».

Quindi proponesti i dischi del “periodo bhakti”, la musica indiana… : un ritorno alle origini, alla norma del cielo?

«Figli dell’avventura bhakti che per Paolo Tofani continua.
La norma è taoista…»

Per Claudio Rocchi cosa è oggi l’armonia? Cosa sorprende della vita, a parte un gruppo rock di fanciulle nude?

«Non sto parlando delle rockbitch o di band simili. Sto mettendo in scena la sorpresa rockvisionaria di grazia e bellezza, tenerezza e intuizione, fiducia e accoglienza, rivelazione, pace».

Alcune brani diffusi da Vitaminic ti vedono sulla strada della psichedelia. Il brano “Vegetarian_dish”, scaricato dalla rete, mi sembra un divertimento. Ma quasi mi preoccupa, questo raccontare il cibo, la materia… e come se mancasse la voglia di raccontare lo spirito…

«Come se non se ne potesse più di questo fottuto dualismo trappola dei mortali (che non siamo), che riesce a degradare a “materia” le loro Altezze Luminose dello Spirito. Come se una torta di mirtilli recasse più danni di una preghiera egoista.
Sul raccontare lo spirito evito battute (di bastone zen)».

Claudio, per concludere questa chiacchierata, viene in mente il titolo del brano di apertura del tuo CD del 1994, che hai citato poc’anzi: “Tutto passa”…

«A questo punto andiamo oltre il titolo:

Vedrai,

che ci sarà futuro.

La musica dei giorni cambia

ma l’oro resta oro.

E succederà

la vita porta più in là.

Vedrai

l’unica marcia è andare.

Minuti che diventano su te

inaspettate ore.

E succederà

Il tempo ti troverà.

Passa, passa, tanto passa

tutto passa e va».

a cura di Gaetano Menna

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