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Tony Carnevale: il fascino del live

Prima parte dell’intervista a Tony Carnevale. Il musicista romano, nella sede di “Artonica 96” a Castelporziano, ci racconta come è nato il suo ultimo album live, registrazione di un concerto di rock sinfonico rimasto a lungo nei cassetti. Quindi sul suo “laboratorio didattico” per ‘professionisti della musica’. Infine sulla concretizzazione dei progetti artistici

Abbiamo incontrato Tony Carnevale nella sua funzionale villa-studio di registrazione a Castelporziano. Roma è ad un tiro di schioppo ma qui è un’altra aria… Il lungo viale alberato all’interna della pineta – che percorriamo per raggiungere la villa “professionale” di Carnevale – è, in tutti i sensi, una salutare boccata di ossigeno…

Tony, con cordialità, nella sede di ‘Artonica 96’- la sua società editrice e musicale -, ci prepara una bevanda, mix corroborante di caffè ed orzo, quindi avvia la lunga chiacchierata che ripercorre la sua lunga ed intensa carriera professionale…

Il suo ultimo CD, “Live” (“Artonica 96”, sito Internet digilander.libero.it/artonica) è una registrazione dal vivo di un concerto di rock sinfonico a Roma, rimasto a lungo nei cassetti.

LIVE… IL FASCINO DEL SUONO “GREZZO”

“Pur essendo pubblicato ora, il disco si ricollega - ci spiega Tony Carnevale - ad una fase musicale iniziata nell’89 e conclusasi nel ’99. All’epoca portavamo avanti questo evento con 12 elementi; questa è l’unica registrazione che c’è di esso, nata casualmente e non con l’intenzione di realizzarne un album”.

“E’ stato un evento grandioso – prosegue l’artista - Portare in giro un gruppo di una dozzina di persone, con tutte le cose che ci portavamo dietro già fisicamente imponeva delle limitazioni; perché noi, ad esempio, non entravamo in un palco inferiore ad 12 metri per 12; già questo significava escludere tutta una serie di posti, di locali. Allora abbiamo realizzato una serie di concerti in formazione ridotta. Il disco permette di ascoltare il gruppo in forma completa”.

“Quando ascoltai per la prima volta questa registrazione mi parve veramente una cosa terribile. Io in testa avevo l’opera come l’avevo pensata ed il lavoro in studio. Questa ‘cosa’, da perfezionista, mi sembrava tutta squilibrata. Cominciai a cambiare idea facendola ascoltare ad un amico fonico – Piero Bravin - che apprezzò la registrazione e mi suggerì di pubblicarla. Ma non ero convinto. Un giorno, nell’ambito del laboratorio didattico che ho avviato, la feci ascoltare ai partecipanti. Un ascolto per motivi didattici. Alla fine dell’ascolto uno dei ragazzi esclamò: ‘Finalmente ti ho sentito suonare!. In studio sai non si può mai sapere, ci sono i trucchi, le manipolazioni, ecc.’…Questa considerazione mi ha fatto sorgere dei dubbi. Potrebbe essere un pensiero che fanno in tanti o in pochi, non so. Anche questa riflessione mi ha spinto a pubblicare il live”.

“Sì, c’era bisogno di un live – ci dice convinto Tony Carnevale - mancava secondo me; mancava un pò di questa “sporcizia”, di questo materiale grezzo che è la registrazione dal vivo. Dal vivo la musica ha una sua energia che non può venire da nessun altro posto se non dal palco. Perché c’è il contatto con il pubblico, cosa che in studio non avviene; quindi è una situazione completamente differente. Questa è una registrazione avvenuta quasi casualmente, non è stata fatta in multicanale. E la registrazione appare su disco così com’era, con lo stacco finale e basta. Ma c’è l’energia, l’energia che viene fuori dal rapporto con il pubblico; tu senti che gli ascoltatori sono lì, applaudono, fischiano, partecipano… è una cosa completamente differente, è una fotografia di un rapporto reale e concreto e non un’immagine più ‘isolata’, chiusa in uno studio dove si compongono le musiche, si costruiscono, ecc. Nella registrazione dal vivo, ci sono le imprecisioni, c’è l’imprevedibilità (molte cose sono nate lì per lì). Sì, un live era necessario, mancava, adesso ne sono convinto…”.

LABORATORIO: A SCUOLA DI PRAGMATISMO

Tony Carnevale è un ‘professionista della musica’. C’è la creatività e c’è la professione. Scrive colonne sonore, musiche per pubblicità. E’ sua la celebre sigla di Appuntamento al cinema dell’Anicagis dello spazio tv e radiofonico dell’Anteprima dei film al cinema… ha scritto canzoni per Patty Pravo, ha prodotto artisti.

Cura anche un laboratorio didattico di ’ “applicazioni industriali della musica”. E’ stato avviato nel 2001 presso il Conservatorio di Frosinone, ed è una novità assoluta nel panorama italiano, che mira a ridurre drasticamente la distanza tra mondo didattico e quello professionale.

“Sono partito con l’idea di insegnare ai giovani il rapporto con il mondo concreto del lavoro; non ci sono scuole che insegnano a lavorare. Le scuole di musica sono per turnisti, sono scuole di composizione, ma non insegnano a comporre non so, una colonna sonora su commissione. Parliamo di ‘prodotto musica’ da realizzare senza fare l’errore di pensare di fare l’artista, quello ognuno lo fa liberamente per conto suo. C’è ovviamente la creatività, ma è una creatività che deve trovare un’applicazione pratica, che forse è ancora più difficile e che noi cerchiamo di stimolare; poi c’è il mestiere e la capacità di realizzare un progetto così come è richiesto. Ci tengo a sottolineare che il nostro laboratorio è sostenuto dall’IMAIE , l’istituto per la tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori, che ha intuito ed accolto con lungimiranza le potenzialità di questa realtà assolutamente unica nel panorama italiano: ci sarebbe bisogno di approfondire per spiegare meglio come si svolgono gli incontri ma sarebbe lungo, per cui consiglio di chiedere informazioni inviando un’email a artonica@libero.it ”

“Il laboratorio insomma nasce per formare dei nuovi ‘professionisti della musica’. Cerco di suggerire a quelli che ritengo artisti, che hanno del talento, come potersi barcamenare in questo mondo, non per soffocare ma per salvaguardare la loro creatività. Imparando a fare un mestiere. Se impari a lavorare, impari a guadagnare per poi finanziare e fare i tuoi progetti come vuoi, senza dipendere da nessuno. Tutto quello che ho guadagnato l’ho sempre speso nei miei progetti. Per cui finanzio i miei progetti artistici grazie alla televisione, al cinema, alla pubblicità. I committenti non lo sanno ma i miei dischi sono stati realizzati grazie a loro. Faccio il professionista per ottenere quello che mi serve per fare l’ ‘alternativa’, per finanziare la mia ‘libertà espressiva’ ”.

GIOVANI E CREATIVITA’: COME REALIZZARE L’OPERA PRIMA

Il secondo passo è quello di aiutare i giovani musicisti di talento a realizzare i loro progetti.

“Realizzare un album, si sa, costa ed ha bisogno di molteplici professionalità - spiega Carnevale - Io ho fatto molta esperienza come produttore artistico, compositore, arrangiatore, a volte anche occupandomi della parte tecnica, ed avendo uno studio di registrazione a disposizione, posso bypassare molteplici passaggi costosi di produzione e post-produzione e far realizzare un album a prezzi davvero irrisori. La filosofia dell’operazione è ‘alto livello - basso costo’. Con me c’è la possibilità di concretizzare un progetto, un sogno, anche spendendo anche il mio nome per supportare il progetto. Spero su questa strada di avviare altre iniziative, di poter proporre dei talenti, di favorire l’inizio delle loro carriere. Credo che i giovani abbiano bisogno di concretezza e di mani esperte che possano aiutare a compiere le scelte giuste. Illudere un giovane proponendogli prospettive tanto mirabolanti quanto ingannevoli è una cosa terribile. Cerco di spiegarlo. Con la mia esperienza professionale e di vita a disposizione”.

Il primo disco di ‘Artonica 96’ in questo senso è di Paolo Bianchi e si intitola ‘Nero su bianco’., un pregevole album che si inserisce decisamente nel new prog, con reminiscenze jazzistiche ed un pizzico di new age. E’ vicino alla tua formazione musicale?, chiediamo.

PROG E “LIBERTA’”

“La mia ‘formazione culturale’ - rileva Tony Carnevale - è rock progressive. Lo è storicamente, perché ero adolescente quando c’erano queste cose che mi sono portato dietro, è quello che ho studiato, è quello che ho suonato, che ho respirato… Sono cresciuto con il prog. La musica che oggi chiamano ‘progressive’ era una musica senza barriere tra i generi, libera, che voleva uscire dai confini. Quella libertà me la sono portata dietro”.

“Quello che viene fuori è quello che ho dentro avendo frequentato generi diversi, gli inizi dell’hard rock, del pop, del jazzrock e delle sue derivazioni, della fusion, del funky… contemporaneamente ho studiato la musica classica. Tutte queste cose me le sono portate dentro’, con tutte le altre esperienze che ho fatto, anche con la musica contemporanea. Ad un certo punto è come se mettessi in un grande calderone gli ingredienti e quello che tiro fuori è un pò una sorta di alchimia. Dire che faccio rock progressivo è vero fino ad un certo punto. Forse lo è, forse è qualcos’altro, non lo so, la definizione più vicina resta quella di “rock sinfonico”. Non riesco ad etichettare in modo rigoroso il mio mondo, la mia espressività. Non a caso parlavo di libertà, la creatività non vuole avere limiti. Faccio quello che sento”.

IL DISCO LIVE

“Live” di Tony Carnevale ricomprende una registrazione effettuata nel 1996 al Frontiera di Roma. E’ l’unica registrazione live esistente di questo gruppo di ben 12 musicisti:

Francesco Di Giacomo voce

Rodolfo Maltese chitarre

Rudy Costa chitarra elettrica

Maurizio Boco batteria

David Pintaldi basso

Massimo Quattrini sax

Piero Fortezza percussioni sinfoniche

Andrea Paoletti violino

Fabrizio Paoletti violino

Giacomo Pecorrella violoncello

Stefano Marzolla contrabbasso

Tony Carnevale piano, tastiere e direzione

Sono circa 80 minuti di vero Rock Sinfonico con brani già editi nei precedenti CD del musicista romano, ma in versioni riarrangiate appositamente per il concerto live e quindi assolutamente inedite:

1 - Quadri - di Mussorgsky/Carnevale, un’elaborazione personale di Pictures at an Exibhition, già proposta da “III Movimento” ma qui con tutta la verve dell’esibizione live.

2 - Fuoco e ferro - da “La vita che grida”

3 - Le memorie dalla scogliera - da “La vita che grida”

4 - Onde - essendo un’improvvisazione è ovviamente diversa dalla versione presente ne “La vita che grida”

5 - Isabeau - maestosa versione che aggiunge il quartetto rock alla versione sinfonica

6 - Igrayne - in versione per tastiere e chitarra, senza archi
7 - Danza sul vulcano - da “III Movimento: 10 minuti di turbinio ritmico con rare misure pari

8 - Quello che gli altri non sanno - con una splendida introduzione di Rodolfo Maltese con la chitarra acustica

9 - La vita che grida - con BIG Francesco Di Giacomo e tutti gli altri, in una versione che prevede archi e sax. E’ l’unico brano cantato della produzione artistica di Carnevale.

a cura di Gaetano Menna

1° parte - continua)

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