
“Piccola rapsodia dell’ape” – album recentemente riproposto su CD – risale al 1980. Le Orme avevano deciso di realizzare un omaggio all’ape, alla sua laboriosità. Purtroppo l’omaggio cadde in un momento particolare della vita artistica del gruppo.
Era forte la tensione e all’interno della band non tutto andava per il verso giusto. Erano insorti problemi anche con la casa discografica.
Emerge nel disco, in particolare, il ruolo trainante del chitarrista e violinista Germano Serafin da poco nel gruppo e che cercava una strada musicale che non era condivisa dall’ensemble.
“Piccola rapsodia” è dunque un album particolare, acustico che giungeva in un momento difficile, anche storicamente difficile per il rock progressivo. I 70 erano stati anni di grande creatività, di grande musica. E le Orme avevano dato grande impulso al prog (all’epoca si chiamava “pop”) con dischi come “Collage”, “Uomo di pezza”, “Felona e Sorona”… C’era un sodalizio forte tra Tony Pagliuca, Aldo Tagliapietra, Miki Dei Rossi che porterà a una stagione musicale effervescente.
Gli anni 80 saranno invece anni bui per il prog che praticamente scompare dalle scene e dalle etichette discografiche. Si fa spazio la canzone d’autore, impera la disco, mette radici il punk.
Le Orme che omaggiano le api (bella la copertina di Mario Convertino con l’insetto posato su un fiore) è acustico, ha un suono differente da quello a cui ci avevano abituato (anche per il contrastato apporto creativo di Serafin come coautore).
Il brano strumentale che dà il titolo al disco è una sorta di colonna sonora della vita dell’alveare. Le note del vibrafono e del violino sembrano voler ricalcare la laboriosità dell’insetto (il brano lo vedremmo bene proprio come corredo sonoro ad un documentario sulle api).
Una musica veramente ispirata dall’alveare che tenta di tratteggiare, con le note, la vita.
Abbiamo chiesto a Tony Pagliuca – che anni dopo lascerà Le Orme – di ricordare come nacque questo disco.La sua testimonianza, venata di amarezza, la affidiamo ai “lettori”.
Gaetano Menna
La testimonianza di Tony Pagliuca
Tutto si potrebbe risolvere in una sola frase: Mea culpa. Purtroppo questo è l’album nato sotto una cattiva stella. Le Orme dovevano consegnare l’ultimo LP alla casa discografica e non potevano fare di più, date le pessime condizioni psicologiche in cui si trovavano. I rapporti con la Philips si erano raffreddati a causa della contrastata nascita dell’album precedente “Florian”. Sarebbe troppo lungo in questa sede raccontare tutte le vicissitudini di “Florian” , ma proprio dopo questo lavoro sono iniziati i primi dissidi all’interno de Le Orme”.
“L’unica cosa bella che ci ha trovato, per un breve periodo, tutti d’accordo è stata l’idea di dedicare all’ape una sinfonia, ovvero un tributo alla generosità dell’insetto più fantastico e magico della natura. In quel periodo io e Germano Serafin eravamo molto interessati alla cultura biologica, però Germano aveva preso il sopravvento sulle decisioni artistiche; infatti gran parte delle composizioni di “Piccola rapsodia dell’ape” erano sue e guai a chi si azzardava a cambiare una nota. Serafin poco dopo lascerà le Orme”.
“Il giorno era come la notte , il cielo era coperto dalle nuvole più nere del nero e venne giù il diluvio. Non so cosa si sia salvato in questo disco… forse “Il treno” (il brano di apertura, ndr). Le api ed il nostro pubblico si meritavano certamente qualcosa di più”.
Tony Pagliuca

Claudio Costantino








