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"Pampered Menial": il debut-album dei Pavlov's Dog

Il mitico album del 1975 con lo splendido dipinto di Sir Edwyn Landseer in copertina

1975 PAMPERED MENIAL

Lato A: Julia/Late November/Song Dance/Fast Gun/Natchez Tace/

Lato B: Theme From Subway Sue/Episode/Preludin/Of Once and Future Kings

David Surkamp: voce

David Hamilton: tastiere

Doug Rayburn: Mellotron, flauto

Mike Safron: batteria

Rick Stockton. basso

Siegfried Carver: violino, viola, vitar

Steve Scorfina.chitarre

Il debut-album dei Pavlov’s Dog, registrato sotto la regia degli esperti Sandy Pearlman e Murray Krugman, si rivela un evento musicale sin della sua pubblicazione. La ABC e la CBS lo immettono infatti sul mercato contemporaneamente in due edizioni quasi simili con lo splendido dipinto di Sir Edwyn Landseer in copertina.

L’ellepì vale l’attenzione ricevuta svelando il suo tesoro sin dalle prime note dell’indimenticabile Julia. Un romantico pianoforte, l’arpeggio della chitarra acustica, il delizioso assolo di flauto e l’emozionante voce acuta di David Surkamp esplodono nell’accorato ritornello (”non posso vivere senza il tuo amore”) gridando il nome della ragazza con un acuto da brivido nel finale. In soli tre minuti la band di St. Louis entra nella storia del rock rivelandosi il più “inglese”dei gruppi americani.

I sette musicisti riprendono sonorità sinfoniche care ai Moody Blues e ai King Crimson, non limitandosi alla semplice emulazione ma anzi cercando di personalizzare il proprio sound.

Il disco alterna l’anima rock di Mike Safron e Steve Scorfina (ex REO Speedwagon) a quella più progressive di Siegfried Carver e Doug Rayburn a cui si unisce il lato pop dettato dalla melodie di Surkamp.

Questi elementi si fondono a meraviglia e trovano spazio in Late November, sospesa tra l’incalzante riff chitarristico e le suggestive folate del Mellotron di Rayburn, e in The Song Dance, potente cavalcata hard-rock aperta da un maestoso intro. Da segnalare l’efficace assolo di violino nel break centrale.

Il gruppo ama i toni enfatici, esaltati dalla incredibile voce di David Surkamp, e lo dimostra ancora una volta in Fast Gun che certo non sfigurerebbe in un musical rock. Natchez Trace offre un simpatico rock’n'roll registrato forse più per divertimento che per reale convinzione. Un sanguigno assolo di chitarra emerge in Theme From Subway Sue, un’altra magica ballata dal toni fortemente melodici il cui titolo iniziale era Someday Soon.

Dopo la delicata Episode si arriva a Preludin, grazioso ninnolo strumentale dal sapore tipicamente rinascimentale che, come svela il suo nome, serve ad introdurre in modo efficace la conclusiva Of Once And Future Kings. Il testo è stato scritto dal cantante in un periodo in cui, per problemi di salute, trascorreva lunghe giornate di riposo leggendo avidamente libri di fiabe e di fantasy. Baldanzosi cavalieri e affascinanti regine rivivono in una lunga partitura ricca di cambi di tempo e di atmosfere che si rivela la “ciliegina sulla torta” per una maestosa chiusura.

Dopo le grandi attenzioni ricevute con Pampered Menial i Pavlov’s Dog pubblicano il secondo album At The Sound Of The Bell più melodico del precedente, segnato dall’abbandono di Siegfrid Carver e Mike Saffron sostituiti da uno stuolo di prestigiosi musicisti tra cui Bill Bruford e Andy Mckay.

Insoddisfatta dalle vendite la CBS straccia il contratto e un terzo lavoro vedrà la luce solo come bootleg. Da segnalare una breve e infruttuosa reunion nei primi 90’s nel cd Lost in America.

Paolo Ansali

Per gentile concessione di “Musikbox”, rivista di cultura musicale e guida ragionata al collezionismo

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