
Propongo il testo della traccia che ho cercato di seguire nell’intervento a Napoli in occasione della presentazione di “Racconti a 33 giri”. E’ stato ampliato e rielaborato all’indomani dell’interessante incontro promosso da Movimenti Prog, Centro Studi del rock progressive e Wonderous Stories.
Agli organizzatori il mio ringraziamento per avermi invitato e permesso di parlare di anni ed ambienti per me così stimolanti. Grazie assaie!
Il libello di cui parliamo oggi è sicuramente un utile strumento culturale, per ragionare di rock progressive. E’ il tentativo di un approccio unitario tra varie esperienze e passioni per approfondire e divulgare. Di ciò voglio dare atto agli amici del centro progressive di Genova, di Wonderous Stories di Roma, di Movimenti Prog di Benevento (ma anche di altre iniziative interessanti come la rivista Musikbox di Paolo Ansali che sono stati coinvolte) che hanno realizzato un’opera valida e meritevole. Occasione poi per parlare di rock progressive come stiamo facendo oggi, per coinvolgere appassionati ed artisti.
Certo dover racchiudere una stagione in soli 50 dischi non è stata impresa facile. Me ne rendo conto. Però qualche delusione, da buon napoletano, mi resta.
Napoli è ben presente nel libro con Balletto di Bronzo, Cervello, Città Frontale, LeoNero, Napoli Centrale, Osanna, Saint Just, Alan Sorrenti
A dimostrazione anche che molto ha significato quello che Renato Marengo battezzò neapolitan power
Le mie non vogliono essere assolutamente delle critiche. Per carità, ripeto, l’opera è encomiabile ed apprezzabile. E sono grato per gli sforzi che Paolo Carnelli, Riccardo Storti, Donato Zoppo e gli altri coautori hanno profuso per realizzare questo libello (in cui, tra l’altro, Napoli non è affatto trascurata, anzi).
C’è solo del rammarico che nasce ad esempio per la presenza di un solo album degli Osanna. Certo “Palepoli” fu l’apice del gruppo. Ma “L’Uomo”, il loro primo album, con la sua copertina-poster, con quel sound aggressivo e melodico, significò molto e influenzò molto. Il flauto di Elio D’Anna colpì e stimolò. La teatralità da commedia dell’arte, da Pulcinella rock. L’innovazione. E poi si mossero e stimolarono con l’organizzazione del festival d’avanguardia. Se possibile avrei inserito anche la colonna sonora di “Milano Calibro 9″ , con la collaborazione con Bacalov, che dimostrò la professionalità artistica del gruppo ed è eccellente quanto “Contaminazione” del Rovescio della Medaglia. C’è la classe artistica, si mossero in un contesto che non gli stava a pennello, riuscendo a portare il loro estro, l’inventiva. Le variazioni sul tema sono eccezionali in questo senso.
Merita attenzione , a mio avviso, anche il disco degli Uno di Elio D’Anna e Danilo Rustici, registrato a Londra. Album di grande feeling.
Un altro artista che merita più attenzione è senz’altro Toni Esposito con il suo Rosso Napoletano, disco pieno di umori, di colori. C’è l’anima verace di Napoli. Ed è un disco importante anche perché fu motore propulsivo per artisti che ruotavano tra molteplici esperienze e quindi contaminavano, coinvolgevano. Penso a Bob Fix, a Ernesto Vitolo a Gigi Di Rienzo a Rino Zurzolo
Presenti in più contesti, session man che hanno favorito e creato concretamente il neapolitan power.
Parlando di artisti da non dimenticare vorrei segnalare anche il cantautore Armando Piazza. La Akarma ha ripubblicato in un unico CD i due 33 giri di Armando Piazza: Suan e Naus (BBB Records). Dischi bellissimi incisi a Napoli con musicisti del calibro di Shawn Philips e Paul Buckmaster. California positanese…
Io intervistai Piazza nel 1977, che mi disse: “A Napoli, come altrove, assimiliamo dei fatti, delle informazioni di tipo culturale e quindi quello che si produce è napoletano fino ad un certo punto; la stessa tarantella non è napoletana se ascolti, ad esempio, la musica irlandese, o addirittura country-western, ti accorgi che i movimenti del violino, le battute, sono tarantelle”.
C’è anche qualche curiosità da segnalare (non certo per i Top 50). Come Fabio Celi e gli Infermieri di S. Giorgio a Cremano, con l’album “Follia”. Istrionico con casse da morto e dischi lanciati in faccia alla gente perché invenduti. Eppoi il cantautore Lino Rufo che ha inciso LP “Notte Chiara” nel 1978 con guest star del calibro di Jenny Sorrenti, Danilo Rustici, Massimo Guarino
All’amico Paolo Barotto, scrittore e collezionista che sta censendo gli artisti degli anni 70 nel prevegole libro “Il ritorno del pop italiano”, di cui da poche settimane è stata edita la nuova edizione aggiornata (con oltre 500 artisti scovati) vorrei ricordare un 45 giri che a me sta particolarmente a cuore per motivi professionali. Nella mia brava gavetta giornalistica a Napoli curavo anche un programma radiofonico per l’emittente Radio X che si intitolava “O Vesuvio nun fuma cchiu” (sottotitolo, riflessioni sull’attività musicale nella Napoli che cambia). La sigla era la trascinante “Tarantellarock” dei Babylonia (il retro si intitola Vesuvio). I brani scritti da di Michele Seffer e Sidereus, l’etichetta è la Blue Dog.
Tra gli artisti da evidenziare di quella magica stagione - non soffermandomi per brevità su Gianni Leone e tutti gli altri artisti napoletani su cui si trovano approfondite schede su “Racconti a 33 giri” - vorrei segnalare Rino Zurzolo (poliedrico me lo ricordo nel Gruppo Jazz Proposta di Franco De Crescenzo, di cui ho vivida memoria (e registrazione) di un concerto al San Carluccio di trasposizione di canzoni napoletane in chiave jazz. In trio con Umberto Guarino alla batteria. Il rock progressive non esisteva c’era jazzrock e rockjazz con artisti che entravano ed uscivano dai vari contesti. Quindi fu importante il Jazz Club Napoli promosso, nel 78-79 da Rino Michelino e di cui avevo l’onore di essere tra i soci fondatori. All’epoca scrissi anche una storia del jazz napoletano per la testata “Scugnizzo 79″, fondata e diretta da Carlo Verna, poi noto cronista sportivo della Rai.
Altro personaggio a me caro è Rosario Jermano, un percussionista che ha suonato con grandi nomi, artista raffinato e sensibile. Il suo album (di qualche anno fa) Stravagario, che si immerge in altre atmosfere etniche
ispirato alla poesia di Pablo Neruda è tra le cose più avvincenti. Eppoi Benny Caiazzo, sax trascinante, anche con gli Osanna in Suddance. l’album della ricomposizione degli Osanna (che andrebbe rivalutato con le aperture jazzate). Di Caiazzo è uscito recentemente il suo CD per l’etichetta degli Osanna, Afraka’ che sono curioso di ascoltare. Benny lo ricordo trascinante nelle jam all’hardrock
Di Jenny Sorrenti ho il ricordo, tra l’altro, di un concerto “intimistico” al San Carluccio il 27 febbraio 1978. Lei propose brani come “La lepre” carico di simbolismi: la ritmica stava a significare la corsa verso la libertà, i cacciatori erano la repressione. E c’era “Aspetto” (ballata irlandese), “Sorridi” dedicato a Charlie Chaplin ed a Totò che apparve nel suo secondo disco solista
C’è poi il batterista napoletano Mario Fasciano, con grande esperienza professionale maturata anche all’estero, che ha inciso due interessanti dischi con Rick Wakeman, il tastierista degli Yes, intrisi di napoletanità.
Ed oggi? Cosa esprime il newprog napoletano e campano? L’asse si sposta anche verso le altre province con un gruppo come gli irpini Notturno Concertante che sono davvero una realtà incisiva. La punta di diamante del nuovo prog. Stanno lavorando al nuovo album e poi c’è in uscita un brano nel tributo ai King Crimson
Ed a proposito di Jenny Sorrenti vorrei evidenziare anche il grande talento dei Presence e della loro vocalist Sofia Baccini.
Non ho ascoltato ancora il disco dei Presence, tenebroso, una sorta di Goblin alla napoletana. Ho ascoltato invece il brano di Sofia per il progetto finnico di Kolussus “Kalevala”. Le sue radici provengono dalla lirica e poi dal blues. Un grande talento, una sorta di Demetrio Stratos in gonnella
davvero meritevole di attenzione e di ascolto. Da segnalare anche i genesiani Garden Wall con il loro show multimediale… Attenzione meritano indubbiamente i Malaavia, di cui sta per uscire il loro disco. Hanno presentato in anteprima nell’incontro del 22 novembre la registrazione del brano inciso con Lino Vairetti come ospite e mi sembra che abbiano eccellente professionalità e vena artistica, che tra l’altro emerge nei vari concorsi che vanno svolgendo. Non li conoscevo, mea culpa, ma mi sono sembrati subito un gruppo da tenere sotto osservazione.
Da ultimo - non l’ho fatto nell’incontro di Napoli, voglio rimediare in questa sede - un saluto affettuoso a Danilo Rustici degli Osanna per i problemi di salute che l’hanno interessato e che mi auguro si risolvano al più presto. Danilo, tutti i fans degli Osanna, ti sono davvero vicini. Il tuo sound, per molti giovani dei ‘70, è stata, è tuttora, la colonna sonora della loro vita.
Gaetano Menna
Nella foto “Notturno Concertante” e Marcello Vento che hanno suonato e improvvisato nell’inconto napoletano del 22 novembre

Claudio Costantino









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