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Ellena: gli Elefanti che furono effervescenti

In un romanzo avvincente la storia della band psichedelica per eccellenza, che dalle risaie vercellesi giunse anche in Giappone ed in America

Il libro di Lodovico Ellena “Gli Elefanti che furono effervescenti” (Menhir)ripercorre la storia del gruppo psichedelico vercellese che ebbe grande successo negli anni Ottanta. La storia della band è narrata in modo romanzato ed avvincente, con piglio letterario.

La scena si svolge nella profonda provincia vercellese e narra le vicissitudini, ora grottesche. ora drammatiche legate al gruppo attorno a cui ruotò una singolare congrega umana.

Ellena, scrittore e storico, musicista e politico, è un appassionato della musica psichedelica (a cui ha dedicato anche un volume ad hoc).

Il libro di Ellena ci dà l’estro per un’intervista all’elefante effervescente e per rispolverare dall’archivio l’album “complete works” che è una summa di quanto realizzato dagli Elefanti in una magica stagione.Di seguito l’intervista al leader di Elephants

Conoscendo la tua esperienza musicale e la tua militanza politica (possiamo dire nell’estrema destra, comunque nella destra “a destra”) sorge spontanea una domanda: ma la psichedelia non è di sinistra?

La psichedelia proprio in quanto tale, non è né di destra né di sinistra. Sarebbe come a dire che la coscienza è un fatto che riguarda soltanto alcune categorie umane con un determinato orientamento intellettuale: ciò è demenziale. Poi, e lo dico per pura curiosità culturale, i primi europei che fecero esperienze “psichedeliche” furono le SS Ahnenerbe in Tibet, Sudamerica e India negli anni ’30: tu pensa. Ovvio che i loro fini erano piuttosto diversi da quelli della generazione americana dei ‘60s, resta però la curiosità storica; nelle loro intenzioni vi era comunque anche quella di sondare, mediante l’ausilio di droghe quali lo yagè, i meandri della coscienza umana. Pensa che dal film di queste ricerche realizzato dal regista tedesco Fritz Arno Wagner, Kubrick trasse spunto per girare “Arancia meccanica”.

Hai scritto vari libri di storia, di militanza ed attività politica. Ma anche due libri “musicali”. In primo luogo la “Storia della musica psichedelica italiana” (1999) che è il tentativo di fare il punto storico su un fenomeno musicale che ebbe grande impatto nei 70(Claudio Rocchi, Albergo Intergalattico Spaziale, ecc.). Cosa è stata la psichedelia in Italia?

La psichedelia in Italia ha sostanzialmente vissuto due stagioni. Quella dei ’70 ora più cerebrale ora più mistica, e quella dei tardi ’80 presentata dai giornali come fenomeno spontaneo che in realtà spontaneo lo fu fino ad un certo punto. In tutto questo ambaradan sono comunque emersi gruppi straordinari (penso a Claudio Rocchi, Jury Camisasca, le Stelle di Mario Schifano, ai Byrdmen of Alkatraz o ai Difference), e personaggi meno straordinari e più attenti invece a mode e consumi del momento: anche in quello che avrebbe dovuto invece essere l’ambito “underground”.

Quindi il libro sugli Effervescent Elephant: un atto d’amore? Ma era già uscito “Quando gli spinaci erano stravolti” (book con CD allegato)…. Contestualmente: i lettori-internauti come possono acquistare il tuo libro “Gli elefanti che furono effervescenti”?

Il libro uscì in due tempi, anni dopo ho pubblicato “Gli elefanti che furono effervescenti” che era l’unione dei due volumi precedenti completamente rivisti e corretti, ed è quello che si può chiamare il libro “ufficiale” sulla storia della congrega Effervescent Elephants e amici; è reperibile alla Psych-Out Records, Piazza 1° Maggio 44, 72017 Ostuni (BR), tel.: 0831/301279, oppure per e-mail a: evico@libero.it Stento ancora a crederlo, ma ha quasi esaurito le 1300 copie stampate.

Il nome del “E.E.” (che si ispira al noto brano di Syd Barrett) è indovinato e rappresenta appieno il contesto musicale che esprimeva, tra psichedelia, allucinogeni ed India… e con sonorità che si ispiravano molto ai Pink Floyd di Syd Barrett. Il manifesto può essere proprio il brano “Interstellar Overdrive” di cui avevate realizzato una tirata cover. Sonorità anni 60, in un certo qualmodo “pre-progressive”, che anticipavano una stagione… Nel 2001, hai inciso il CD “Good Morning Mr Barrett” in cui hai riproposto anche “Interstellar Overdrive” con gli “Astral Weeks”…

Nel cd che tu nomini gli Astral Weeks erano presenti solo in quel brano specifico in quanto era un mio disco solista, peraltro presenti alla grande in quanto erano un bel quartetto: peccato che abbiano venduto pochissimo. Ricordo che quando il batterista Aldo Casciano guidava la band nell’universo floydiano, la realtà svaniva a poco a poco, tanto che alla fine del brano eravamo tutti un po’ straniti. A volte in studio o dal vivo questi brani strumentali psichedelici venivano dilatati per decine di minuti, soprattutto quando il feeling era quello giusto: ragazzi, quella era vera psichedelia, altro che chiacchiere su chi fosse per “diritto” più psichedelico di un altro.

L’altro riferimento costante per la psichedelia italiana è Claudio Rocchi. E nel tuo CD solista “Canto psichedelico”, c’è l’omaggio al cantautore milanese con la cover di “La realtà non esiste”…

Sì, conosco Rocchi e per me è stata una grande emozione poter fare un suo brano, soprattutto quando lui stesso mi disse che la versione gli era piaciuta. Ho sempre amato Rocchi e la sua musica, e per quanto mi riguarda insieme agli Area, al Perigeo e a Franco Battiato è stato uno dei maggiori artisti italiani. A proposito del Perigeo ti segnalo che il pianista Franco D’Andrea sta realizzando dei dischi jazz di altissimo livello artistico in questi ultimi anni. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente, grazie al fatto che ho inciso un brano per l’Inghilterra con il suo bassista, Aldo Mella. Il brano doveva comparire per una compilation progettata dalla Rainfall Records di Steve Lines, ma non è mai uscito per cui è ancora inedito.

Ma torniamo agli E.E. Operano nei “bui” anni Ottanta. Nascono quando il pop italiano ha esaurito la sua carica, in epoca di punk e di dance music… Il new prog italiano è ancora lontano (e paradossalmente emergerà appieno quando l’Elefante cesserà la sua effervescenza). Gli elefanti nascono insomma negli anni sbagliati: ritardatari o antesignani?

Gli Elefanti nacquero almeno 15 anni prima, sia pur con mille altri nomi. Poi esplose il fenomeno della cosiddetta “neo psichedelia” e Claudio Sorge, oggi direttore del mensile “Rumore”, ci lanciò letteralmente sulla scena musicale. Grazie a lui potemmo girare l’Italia in lungo ed in largo vivendo notti emozionanti, fino a che il fenomeno e l’interesse del pubblico per la neo-psichedelia scemarono. A quel punto noi ricominciammo a fare quello che avevamo sempre fatto: suonare in cantina per pochi intimi curiosi.

Sono stati anni “difficili” anche nel registrare dischi. Avere un’attrezzatura di registrazione professionale era costoso ed oneroso. Non era ancora entrato il pc in sala di registrazione (a facilitare ed economicizzare la produzione musicale). Anche questo, mi sembra, vi ha penalizzato.

In realtà non più di tanto in quanto il suono che ci interessava era proprio quello: sporco e grezzo, senza tanti arzigogoli. Per fare arte non occorrono suoni perfetti o pennelli da mille euro.

Due E.P. ed un LP, tutto il vinile di E.E., in epoca postuma, è stato riproposto in digitale dalla Mellow records in un CD “The complete works” già dalla copertina “accattivante” (elefanti-lombrichi avviluppati in una sorta di ragnatela-magma). C’è pure una retro-copertina di stile più indiano e confacente alla Vs musica indio-pinkfloydiana.

Sì, Mauro Moroni della Mellow Records è stato per noi un vero e proprio mecenate, così come lo è anche stato Cosimino Pecere della Psych-out. Grazie a questi due melomani la nostra musica è arrivata in posti impensati e non finiremo mai di ringraziarli per questo: rispetto ad altri gruppi della scena psichedelica degli ’80 noi abbiamo avuto la fortuna di essere stati ristampati su edizioni in compact-disc e in Lp.

Le vostre composizioni non erano dilatate. Non ci sono suite. Il brano più lungo registrato “The psychedelic flea” supera appena i sei minuti e mezzo. La maggior parte dei brani non raggiunge i tre minuti… Le composizioni tendono ad essere incisive, ad esprimere un impasto musicale (decisamente psichedelico) del gruppo. Un amalgama - mi pare - che concede poco all’improvvisazione e agli spazi solistici.

L’improvvisazione era per noi una questione dal vivo o nelle sessions in cantina, soprattutto perché in studio si voleva essere più fruibili. Il brano che tu citi uscì per la Face Records di Tony Face, oggi attivissimo con il suo notevole Link Quartet, ed uscì in un periodo in cui registravamo ore di improvvisazioni strumentali che abbiamo poi regalato ai fans più incalliti che ce ne facevano richiesta. Tra loro uno siciliano, Antonino Di Maio, che oggi ha forse più cose lui di quel periodo di quante ce ne siano nel nostro archivio.

Avevate cominciato a registrare il Vs secondo 33 giri agli inizi degli anni 90. Il titolo dell’album già c’era “Sand and wind”. Poi lo scioglimento definitivo… Che accadde? Le registrazioni sono quelle di “16 pages”?

Il secondo lavoro degli Effervescent uscì praticamente due volte; la prima in un cd allegato al primo libro sulla storia degli Elephants (“Quando gli spinaci erano stravolti”) edito dalla Mellow di Sanremo: conteneva la registrazione delle prove generali in cantina, poi il gruppo si sciolse per divergenze personali. Di lì a poco formai quindi i Mirrors con la cantante Rita Francios (oggi top model per una ditta giapponese di abbigliamento) e ripresi tutto il repertorio: uscì “Ghosts in the fog” e vendette al di là di ogni aspettativa, tanto che fu ristampato anche su Lp dalla Psych-out. Rita fece tutto il secondo disco degli Elefanti senza conoscere una nota di musica: fu una storia incredibile, quella donna ha sempre avuto qualcosa di unico.

Dopo lo scioglimento degli E.E. hai continuato a suonare. Il trio acustico “Folli di Dio” con Sergio Monti (EE) e Domenico Salussolia (che hanno inciso un Cd nel 1992) e poi?

Quello sì fu un periodo “rocchiano”, irripetibile, totale, rarefatto. Con Sergio Monti e Domenico Salussolia mi vedo tutt’ora: con il primo per suonare (abbiamo ripreso da qualche mese con Aldo Casciano e Mauro Coda dopo uno stop durato tre anni), e con il secondo per ubriacarmi di fronte al mio lago preferito: quello di Viverone.

Riascoltando oggi il vostro primo EP “Radio Muezzin” colpisce la sua originalità. Il richiamo anche alla cultura araba. Siamo nel 1985, ancora lontani dall’affermazione della world music ed anche da fenomeni sociali come l’emigrazione musulmana… per non parlare dei conflitti bellici…

Fu Aldo Casciano a portarci per primo il sapore d’oriente da noi, anche se tutti eravamo già piuttosto interessati all’altra parte del mondo. Personalmente ero stato in India, Turchia, Grecia, quindi avevo già avuto modo di avvicinare quelle sonorità: fu comunque Aldo a incidere maggiormente su quella scelta. Come ti ho detto con lui e gli altri due abbiamo formato un quartetto; per ora suoniamo solo musica strumentale rifacendoci ai brani che componemmo nel 1975 sotto il nome di Alter ego. E’ una bella esperienza, potrebbe anche evolvere e diventare qualcosa di più concreto: vedremo. Quel che è certo è che incideremo almeno quattro brani, e sarà emozionante far sentire ancora la nostra voce da quella “profonda campagna vercellese da cui giungiamo”, come disse un giorno qualcuno. Peraltro, essendo io di origini familiari contadine, non posso che sentirmi orgoglioso di poter portare l’attenzione sulla mia terra; terra purtroppo sempre più devastata a causa di un progresso irriverente e a volte arrogante, comunque ancora magica nei suoi boschi, nel suo lago, nelle sue celtiche campagne, nelle sue pietre.

A cura di Gaetano Menna