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Dopo i Beatles Musica e società negli anni Settanta

Un convegno con la PFM tra i relatori, un master in comunicazioni musicali. Da Chieti giunge una interessante riflessione sui Seventies. Gli atti convegnistici sono diventati un coinvolgente libro che raccoglie le testimonianze di studiosi, giornalisti, produttori, discografici, musicisti...

L’introduzione del “Master della comunicazione musicale” avviato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “G. D’Annunzio di Chieti con l’anno accademico 2003-2004 (a cui seguirà l’istituzione di un nuovo Corso di Laurea in Musica e Comunicazione) è stato “festeggiato” con un convegno di studi, realizzato a Chieti, ed intitolato “Dopo i Beatles. Musica e società negli anni Settanta“.

Gli atti del convegno sono ora stati raccolti in un volume, dal titolo omonimo, curato da Umberto Bultrighini e Gianni Oliva e pubblicato dalla casa editrice Rocco Carabba.

Le relazioni convegnistiche, e quindi il volume che le ricomprende, offrono molteplici spunti di riflessione sui Seventies, con le dissertazioni di studiosi, giornalisti, produttori, discografici, musicisti… Si parte dai Beatles e quello che esso hanno rappresentato. Grazie a loro niente più è stato come prima.

Di particolare interesse le testimonianze di tre musicisti della Premiata Forneria Marconi, Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Patrick Djivas.

Mussida ha relazionato su “Il potere dell’immaginazione e l’immaginazione al potere” (riflessioni ed appunti di un viaggio nella musica dei primi anni 70). “I Beatles – commenta il chitarrista della PFM – hanno tracciato un ponte tra spirito popolare europeo e tradizione americana; un altro ponte è stato indirizzato verso l’oriente“.

Di Cioccio ha parlato della trasformazione della musica italiana negli anni 70. Ha illustrato come il “nuovo ” è avanzato, nell’ottica di superare la “dimensione canzone”. La suite, il superamento del 45 giri, le contaminazioni tra i generi, e poi i 33 giri, gli album doppi. L’importanza delle copertine (vere cover art), i mass media (”Ciao 2001″), la stagione dei concerti e dei raduni, la moda…

I Settanta? “E’ il momento – ha annotato il front man della PFM - in cui la creatività è al potere, anni in cui il pubblico si fonde con il musicista… Ci eravamo finalmente liberati dagli schemi; quegli schemi che, purtroppo oggi, mutatis mutandis, ci stanno invadendo di nuovo“.

A Djivas il compito di parlare dell’evoluzione tecnologica della musica degli anni Settanta. Lo fa con una relazione gradevole, basata sulla propria esperienza personale.

La nascita del basso elettrico, le prime amplificazioni casalinghe con gli altoparlanti delle radio-cassettoni. E ancora le ridondanti batterie, gli strumenti elettronici, dal sequencer al moog (”Il primo moog fu usato – ha ricordato – in occasione dell’ultimo disco dei Beatles”) al mellotron…

Parco Lambro su “Rolling Stone”

C’è una rinnovata attenzione per gli anni Settanta come ha ricordato anche il mensile (edizione italiana) “Rolling Stone” di febbraio 2004. Con le testimonianze editoriali di Claudio Rocchi e Patrizio Fariselli, e fotografiche di Roberto Masotti e Silvia Lelli, sulla festa del proletariato giovanile al Parco Lambro (dal 1974 al 1977). Lo spunto della riflessione sui 70 è dato dal film di Guido Chiesa “Lavorare con lentezza” che racconta il Movimento del 77. Ci sono anche gli Area reinterpretati sul set dagli Afterhouse…

Si cantava “Gioia e rivoluzione”; ma per certi versi il “Movimento” (o meglio alcune frange di esso) è anche degenerato nella lotta armata e negli anni di piombo.

“Le ferite, a lungo rimosse, si stanno lentamente richiudendo – scrive “Rolling Stone” – Ci sono voluti quasi 30 anni. La parola e gli occhi possono tornare a ri-dire, a ri-vedere. Guardando le facce, si ri-conoscono i papà, le mamme, i fratelli maggiori. Anche queste, soprattutto queste, sono le nostre radici”.

Gaetano Menna