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Besagno: canto cosmico sulla passione di Cristo

Nell'alessandrino lo spettacolo "Ruhe!...Ruhe!" di Paolo Besagno. Sottotitolo:"Libero ragionamento sulla sofferenza attraverso la lettura della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo". La cronaca attenta dell'evento del coordinatore del centro studi del progressive italiano Riccardo Storti. C'è la Genova di De Andrè, Fossati, Conte nella musica di Besagno, ma anche l'elettronica cosmica alla Tangerine Dream.

Il 20 marzo, alle 21.00 circa, presso il Santuario di N.S. delle Grazie in Valle di Gavi (AL), è stata rappresentata l’opera multimediale di Paolo BesagnoRuhe!…Ruhe!” ovvero un “libero ragionamento sulla sofferenza attraverso la lettura della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo” tratto dai Vangeli Sinottici.

Ad accompagnare Paolo Besagno (voce, pianoforte e effetti elettronici), Sandro Secchi alle chitarre (elettrica, classica e 12 corde), Stefano Bosi (fisarmonica) e due conoscenze del progressive genovese ovvero Pierpaolo Tondo (batteria) e Maurizio “Cillo” Costa (basso elettrico fretless e basso 6 corde) del Great Complotto. Da aggiungere le voci recitanti di David Cadenasso, del Coro di Sant’Olcese e della piccola Elena Besagno, figlia del compositore, che ha letto brani di Antoine de Saint-Exupéry, Alda Merini e David Maria Turoldo.

Lo spettacolo è stato entusiasmante: il flusso narrativo delle canzoni in genovese, arrangiate ottimamente con il sound dell’ensemble, ha trovato una naturale integrazione con i momenti più riflessivi di Ruhe!…Ruhe! dati dagli intermezzi multimediali: le diapositive in scansione hanno riportato lo spettatore a meditare sulle sofferenze “odierne” (Cecenia, Africa, le carceri) e “storiche” (i campi di concentramento nazisti). Immagini giustamente e civilmente dure, il cui “imprinting” si è avvertito più vivo nei presenti grazie ai paramenti elettronici di un raffinato rumorismo sintetico.

L’altare è diventato in un attimo spazio scenico: suoni, luci, immagini e voci hanno creato una sommatoria di alta temperatura espressiva. Chiesa gremita di gente e emozioni.
Musicisti all’altezza della situazione: la sobria sezione ritmica del Great Complotto ha dimostrato la solita professionale creatività live, capace di rimanere tra le righe, senza eccedere; suggestive la fisarmonica di Bosi e le varietà timbriche delle chitarre di Secchi. Poco da dire su Paolo Besagno: è un cantautore di “scuola” più “genovese che mai” ma con un incedere classico quando le dita corrono sui tasti del pianoforte. Anche lui non eccede, certe canzoni hanno il passo di un “lied” schubertiano (le abbiamo notate le modulazioni e quegli itinerari tonali). Inoltre la voce: ce lo ricordavamo in Firth of fifth e in The musical box ai tempi del Great Complotto; ebbene il timbro è come il vino: non cambia e migliora con gli anni.

Facile la corsa ai riferimenti (La Buona Novella e Creuza de ma di Fabrizio De André) ma è solo la punta dell’iceberg: Paolo Besagno è un genovese di collina, da lassù (Vicomorasso), si respira tanto l’aria di mare, quanto della di terra proveniente dal Basso Piemonte: c’è la tradizione del canto popolare di quelle valli, che, parzialmente, è confluito in un repertorio “canterino” (ci riferiamo al Trallalero) - diremmo - “trasversale”. E’ una variabile piuttosto incidente sulla materia vocale e sonora ascoltata ieri.
Cantautore: certo, Fossati e Conte, oltre a De André, ma l’elettronico Besagno deve molto anche a Ligeti e a Varése, benché gli esiti possano ricordare determinati prodotti dei “corrieri cosmici” tedeschi (Tangerine Dream in testa) o qualche divertissement pinkfloydiano.

Riccardo Storti
Coordinatore del Centro Studi per il Progressive Italiano

Paolo Besagno, genovese, ha studiato composizione e musica elettronica con Riccardo Dapelo e pianoforte con Giuseppina Schicchi. Nel 1996, con il brano “O trallalero canson de ‘na vitta” ha vinto il “Premio Città di Recanati - nuove tendenze della canzone d’autore”. Attualmente si occupa di computer music, in particolare utilizzando suoni etnici quali quelli del “trallelero” il tipico canto genovese a cinque voci. Alcuni suoi brani sono eseguiti presso il Padiglione del Mare e della Navigazione, presso l’Acquario di Genova. E’ direttore dei “Giovani Canterini di Sant’Olcese” dove canta nel ruolo di contralto. Fa parte del Centro Studi per il Progressive Italiano, ove svolge attività di consulenza e ricerca soprattutto per quanto attiene la musica sperimentale ed elettronica. Nel Settembre 2003 ha partecipato alla stesura della pubblicazione “Racconti a 33 giri - 50 Album per scoprire il rock progressivo degli anni ‘70″ - a cura di Riccardo Storti, Donato Zoppo e Paolo Carnelli - con una scheda su Franco Battiato. Collabora alla rivista ContrAPPUNTI