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Nihil Project : delirii e trip filosofali

"Paria", secondo disco del duo/collettivo fiorentino procede nella direzione della sperimentazione senza compromessi. Numerose le collaborazioni per la realizzazione del CD tra cui quella di Claudio Rocchi. La testimonianza del cantautore milanese sull'incontro con Nihil Project

“Paria” è il titolo del secondo album del Nihil Project, il “progetto” portato avanti dai fiorentini Antonello Cresti e Andrea “Janex” Gianessi.

Il disco è uscito ufficialmente il 23 maggio del 2003 per “Ululati dall’Underground”. Dal gennaio 2004 è edito e distribuito da “Materiali Sonori”.

Il duo – come sottolineano Cresti e Giannessi - procede “nella direzione della sperimentazione senza compromessi”, avvalendosi di numerose collaborazioni e partecipazioni tra cui quelle di Claudio Rocchi, Tony Dimeck, Mino Di Martino, Goad, Hypnowave, Cinzia Defendenti e molti altri.

I brani di questo progetto vagano – dicono i due musicisti - come “molecole impazzite” attraversando tutti i possibili universi sonori: elettronica, industrial, etnica, minimalismo, free jazz, musica sacra, rituale, concreta, psichedelica, etc. Quasi 75 minuti di visioni e suggestioni, delirii e trip filosofali…

Di seguito l’intervista al nucleo fondatore del “Nihil Project”.


Il disco si inquadra come un’alternativa archeofuturista, tra passato e futuro: ma cos’è il presente?

- Antonello Cresti: Io parto dalla prospettiva che il tempo non esiste, se non nella ciclicità delle funzioni vitali, ma comunque mi sembra interessante proporti questa riflessione ispirata da Boileau “Assente il futuro anche il passato impallidisce, la memoria serve a poco: eterno è il presente non distratto dal pensiero che tutto sarà subito passato”


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Andrea Gianessi: Lo schematismo convenzionale del Tempo non mi interessa affatto: tutto infatti ci porta a pensare, come facevano gli antichi, alla simultaneità di essere e divenire… e la metafora del fiume che scorre è sempre affascinante…!

Nihili Project si conforma come un’esperienza “altrove” e non catalogabile. Non ha “tempo” (archefuturismo), non ha “spazio” (è altrove). Eppure le sue radici temporali e spaziali sono inquadrabili – credo - in una esperienza “psichedelica” ed elettronica degli anni 70, in una Milano rocchiana, in un’India ricercata e ritrovata, in una musica cosmica alla Battiato (Fetus, Pollution), in un’esperienza sydbarrettiana, acida, lisergica, tipica di una stagione in cui la mente cercava di “volare”.

- Antonello: Certo. Consentire alla mente di volare, come hanno fatto i grandi artisti che citi, vuol dire al contempo essere in nessun luogo e ovunque. Sul nostro prossimo album ci sarà un brano che citando il libro omonimo di Richard Alpert si intitolerà “Be here now”: soffermarsi sul passato o sul futuro significa essere morti nel presente.

Archeofuturismo significa allora anche sintetizzare l’incongruo.


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Andrea: Il tentativo di volare con la mente è una aspirazione repressa nell’animo umano! Troppi sarebbero gli artisti da citare, a me viene in mente Baudelaire. Che dire… certamente la psichedelia e l’elettronica, così come gli altri “luoghi” che citi, sono percorsi che frequento volentieri!

Ho accennato a Rocchi e, mi sembra, il Vs progetto, per certi versi, molto vicino all’esperienza umana e musicale del cantautore milanese. A partire dal richiamo – anche nel titolo del primo brano – a “La realtà non esiste”. Un richiamarsi alle esperienze collettive aperte, a contributi, contaminazioni, interscambi… Cosa significa “coinvolgimento”?


- Antonello
: Beh, la citazione di “La realtà non esiste” è inconscia poiché pensavo soprattutto a Schopenauer… Però c’è una grande vicinanza tra Nihil Project e Claudio che è innanzitutto un caro amico, una persona stimolante con la quale è bello condividere delle emozioni.

Lo spirito psichedelico è stato sintetizzato in Italia proprio da Claudio che ci ha regalato intuizioni magnifiche come la creazione “comunitaria” nell’immediato di una canzone. Mi riferisco a “Volo Magico 1″…

E poi anche io resto convinto che “Il viaggio più lungo consista nel muovere il piede di un passo”!


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Andrea: Dal nostro punto di vista “coinvolgimento” è il tentativo di recuperare la nostra umanità raschiandola dagli avanzi dell’alienazione e dell’isolamento nel quale si è invischiata. L’uomo non dovrebbe essere il risultato di scarto della produzione industriale, una scoria…! dovrebbe invece recuperare la propria creatività, in un ottica di cooperazione!

Avete aderito alla giornata antiproibizionista che si è tenuta a Roma il 21 febbraio per la legalizzazione delle droghe leggere. Ma la Vs musica più che figlia dello spinello è figlia del “trip” (lo dico un po’ provocatoriamente ma in senso buono, richiamandomi alla creatività artistica…). Vi chiedo: la mente ha davvero bisogno di sussidi per allargare la creatività?


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Antonello: Ah, ah… Ci dai degli strafatti? Il brano-manifesto di “Paria” intitolato significativamente “Altered State of Consciousness” celebra il trip psichedelico e la leggenda del vate acido Timothy Leary, e se devo essere provocatorio ti dico che obbligherei i nostri cari politici all’uso dell’LSD. La conoscenza non è per tutti ed una pillola di satori per questi poveretti potrebbe far bene alle nostre vessate esistenze!

Su un altro piano però ti riferisco quello che disse il grande storico delle religioni Mircea Eliade ossia che le droghe devono essere un mezzo e non un fine; ho massimo rispetto per chi fa uso di certe sostanze, ma ritengo che questa esperienza psichedelica sia per forza di cose non riproponibile all’infinito e personalmente credo che la via della meditazione sia la più coraggiosa ed esaltante. E poi tutto è psichedelico se ci pensi bene: un fiore, una farfalla, Portobello Road, una bella ragazza…


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Andrea: A volte i “sussidi” possono servire per “accedere” alla propria creatività, non direi per allargarla. Ma ci sono molti modi per prenderne coscienza, anche se meno immediati. Penso che abbandonarsi alla Musica, al Suono, sia uno di questi.


Molti i richiami all’India, nei Vs brani, a partire dal titolo dell’album che si richiama ai Paria, ai fuori casta. L’india è ancora una meta, un modello, una fonte di ispirazione?


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Antonello: Per me è soprattutto una fonte sapienziale irrinunciabile. Credo che la saggezza contenuta nei Veda possa far impallidire tutto l’Occidente (”La sapienza dell’uman genere non sarà soppiantata dagli accidenti accaduti in Galilea” Schopenauer) e poi mi sento vicinissimo all’Induismo. In conclusione il viaggio in India può essere ancora un avvicinamento alle gerarchie superiori…


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Andrea: Penso che nell’antica cultura indiana sia contenuto il nucleo di molte culture successive… è come se fosse la radice di un albero immenso, e nella sua “incomprensibile” semplicità ci potrebbe far superare molte delle divisioni che oggi ci affliggono, se solo volessimo.

Straordinariamente la Vs musica si rifà, nei modelli ispirativi, al primo Battiato. Quello di Fetus, di Pollution ma anche delle “Corde di Aries”… l’elettronica, l’avanguardia, i corrieri cosmici…


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Antonello: Amo Franco come artista e come persona. Vocalmente e a livello di ispirazione siamo, con tutti i distinguo del caso, estremamente vicini . E’ difficile che non si senta l’influenza di un musicista che ascolti da sempre! Per il resto ho sempre pensato che negli anni ’70 la scena tedesca (e in misura minore quella italica) fosse contraddistinta da una ricerca del sacro, sconosciuta ai grandi nomi inglesi. Per questo amo le litanie elettroniche dei Popol Vuh o le sinfonie siderali dei primi Tangerine Dream.


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Andrea: Personalmente io sono molto interessato alla psichedelia, e a tutte le sue applicazioni elettroniche… i riferimenti a gruppi o generi si potrebbero sprecare, ma devo pagare un tributo “d’iniziazione” ai Pink Floyd, soprattutto nelle loro espressioni più lisergiche!!

Mi sembra molto importante anche la collaborazione con il musicista inglese Tony Dimeck (a proposito una spiegazione sul titolo del brano). Omaggio a una Londra psichedelica e visionaria, pinkfloydiana e sperimentale. Omaggio a Liverpool, magari anche ai Beatles ed a quanto il Regno Unito ha sempre significato in campo musicale… dal rock alla psichedelia, alla sperimentazione.


- Antonello: Le tue domande denotano rara preparazione e competenza e ti ringrazio in particolare per averci concesso questo spunto.

Devo essere chiaro: io ho rinnegato totalmente il feticcio del mio non-aborto svoltosi in questa valle di lacrime. Detesto il popolo italiano, la sua storia e i suoi vacui rituali, mentre invece ho sempre sentito una viscerale, ancestrale vicinanza col Regno Unito, un luogo in cui periodicamente vado a raccogliermi cercando me stesso.

Creare un’opera artistica significa per me glorificare la superiore ispirazione britannica: in “Paria” puoi trovare tutto questo: i Beatles (…ci mancherebbe!), la gioia di un pomeriggio ad Hyde Park, il fermento di Liverpool, la quiete agreste delle campagne inglesi, il canto dei gabbiani su una spiaggia del Galles…Tutto questo sarà accentuato col prossimo album in cui celebreremo esplicitamente la spiritualità celtica in una spericolata unione di Regno Unito ed India. Il titolo del brano cui accenni è in gallese, è il lunghissimo nome di un villaggio e significa “chiesa di St. Mary nella conca del nocciolo bianco vicino al mulinello del torrente e alla chiesa di St. Tysilio vicino alla grotta rossa” … Che dici? Si può fare poesia anche così?


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Andrea: Tony Dimeck è stato uno dei “pazzi” che abbiamo incontrato sul nostro cammino guidato dal caso (??). Giravamo per Liverpool sotto la pioggia, l’abbiamo incontrato per strada… e ci ha subito proposto di suonare insieme!! Poi ci siamo tenuti in contatto e abbiamo collaborato a distanza!

Io non detesto l’Italia, né intendo “glorificare la superiorità britannica”, ma è inevitabile l’ammirazione per un paese come l’Inghilterra, non fosse altro per i suoi apporti alla musica e alla cultura “contemporanea”!


Il disco è un concept album che ha una tesi (la mente dell’uomo che spazia, che si libera, che ha una percezione “altra” al di fuori della realtà), un’antitesi (l’alienazione, il soffocamento della società urbana), una sintesi (ricongiungersi per sempre con il cosmo, al di là della materia, puro spirito, essenza)… Si avvale di contributi letterari, di citazioni, letture di brani. In certi momenti la musica passa quasi in secondo piano o addirittura fa da sottofondo, da tratteggio visionario…

- Antonello: Non mi ha mai interessato fare un “disco”; sono molto vicino alla wagneriana concezione di Gesamtkunstwerke, ossia di opera d’arte totale. Bisogna creare una alleanza tra le arti e far tramare i propri paesaggi sonori con atmosfere letterarie etc… ad essi affini.


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Andrea: Più che un sottofondo direi che la musica qui è un elemento primigenio… C’è chi pone il “Suono” all’origine del mondo (e l’India avrebbe da insegnarci qualcosa su questo!), ma lo si può considerare anche come un “ambiente”, come l’aria in cui ci muoviamo!

L’album si apre con un’invocazione coranica e si chiude con un canto gregoriano. La dimensione, l’afflato religioso (al di là del Credo) è importante?

- Antonello: Perdona davvero la brevità, ma mi sento molto a disagio nel parlare di certi argomenti se riferiti con la propria persona: l’afflato religioso è semplicemente tutta la mia vita. Vuol dire guardare la realtà con gli occhi stupefatti del bambino, e poi quanta gioia c’è nell’attimo della preghiera…

- Andrea: Personalmente non prego (nel senso usuale del termine) e non aderisco ad una religione… e questo proprio perché ritengo che in tutte le culture vi sia un profondo sostrato comune (non identico!) che le individua come “umane” al di là delle incrostazioni storiche. E’ un discorso complicato, ma forse per poter superare molte inutili divisioni la religiosità andrebbe interpretata in questo senso.

“Ululati dall’ Underground” , la Vs prima etichetta, è il tentativo di portare il sotterraneo alla luce, con mix di professionalità e volontariato. Quindi l’approdo a “Materiali Sonori”, vero laboratorio sperimentale sulla “musica altra”.

- Antonello: la riflessione che mi sento di fare è questa: è inaccettabile lo stato della musica in Italia dove sei totalmente abbandonato a te stesso. Questo, economicamente parlando, è successo anche a noi. Io però credo nelle persone e nella cooperazione: Giancarlo Passarella di UDU e Giampiero Bigazzi di Ma.So. sono prima di tutto amici e persone che stimo…Creando un circuito di buone vibrazioni mi auguro che si possano superare tutti gli ostacoli che il dilettantismo, la scortesia, la disonestà italiota mettono davanti .

Avviandosi alla fine, c’è il Silenzio, quello con la tromba alla Nini Rosso e “labbre sigillate da petali di giglio”…

- Antonello: Già…E’ un momento di raccoglimento prima dell’abbandono finale: la solitudine, il sesso, la morte e tutto questo.

- Andrea: “……”(Silence) è l’indicibile, il mistero, l’ignoto. E’ la semplicità incomprensibile, il magma sonoro e la melodia scarna (quasi un segnale), è la porta attraverso cui l’energia vitale confluisce nella morte, nel silenzio per poi rinascere rinnovata.

A cura di Gaetano Menna

ARTE E DROGA


Nell’intervista a Nihil Project abbiamo un po’ provocato (sana provocazione!) sulla droga, anche sapendo del loro impegno antiproibizionista. Ci interessava in realtà il discorso sulla conoscenza, sull’apertura mentale, sulla creatività, della mente che non ha confini…temi che i Nihil Project hanno affrontato nel brano-manifesto “Altered State of Consciousness” …

Per chi volesse approfondire il discorso sul rapporto tra “Arte e Droga”, proponiamo la lettura di una interessante nota della Guida in Arte Moderna. E’ linkata in fondo pagina.

TESTIMONIANZE: “DAL MITO AL METAMITO”

Abbiamo chiesto a Claudio Rocchi e Cinzia Defendenti (voce e danza) di raccontarci il loro incontro con Antonello Cresti.

Antonello da qualche anno circadicamente si affaccia su Milano. Io da molto su Firenze.
Incontri alla finestra, a tavola, in piazza. Il mio intervento, nella traccia di cui dici (”Altered state of consciousness”, ndr) è il monitor di una session dove recitavo la parte di uno svagato alchimista con vuoti di memoria in cui si infilano folgoranti intuizioni.

Un copione che mi hanno proposto e che sto considerando.

Claudio Rocchi

Antonello (brillante visionario con rara onestà intellettuale, sicuramente bambino indaco) arrivò in casa Rocchi io presente e si raccoglievano deliri più o meno lucidi.
Fuori dalla trance collettiva… dal mito al metamito…

Cinzia Defendenti