Enrico Capuano: nel nuovo disco pure omaggio prog-folk alla Pfm

Il nuovo disco, "Lascia che sia" è un condensato di energia folk progressive. C'è il folk, il rap, la canzone d'autore, la militanza. C'è il messaggio contro la guerra, ma anche il saltarello ed il tarantarock. Musica effervescente, anche da ballare, o meglio "da saltare"...

Lascia che sia“: questo il titolo del nuovo disco di Enrico Capuano che uscirà il 28 aprile. Fino a fine Maggio lo si potrà acquistare in tutte le edicole d’Italia Indipendent Music a soli 8,50 euro. Dal 25 Maggio lo si troverà nei migliori negozi di dischi

Anche Enrico Capuano parteciperà al Concerto del 1 Maggio a piazza S.Giovanni a Roma.

“Lascia che sia” - che comprende 10 brani - è il disco più maturo e bello di Enrico Capuano. Il risultato di un percorso che nasce dalla musica militante fino ad un maturo folk-rock d’autore con venature rock progressive.

Enrico è sicuramente tra gli artisti più originali e interessanti che la scena della nuova canzone popolare italiana esprime.

Il CD si apre con un bellissimo brano dal titolo “Viva Maria” scritto dopo un viaggio-concerto fatto in Iraq con un pool di artisti Italiani un mese prima della guerra. Una riflessione sulle parole,gli immaginari e la crudeltà della guerra sotto una chiave poetica..dove s’intreccia la storia di Mariamadre a quella di chi oggi uccide in nome di Dio. Musicalmente emerge l’ arrangiamento costruito intorno ad un tappeto carsico fatto di chitarra epoi di suoni etnici dove l’idea della processione religiose emerge ancheattraverso la “voce etnica” di Giovanna Manca.

Il secondo brano - “Lascia che sia”, che dà il titolo all’album - è un groviglio armonico di atmosfere “medioevali” mixate con il recupero del rap popolare che distingue il modo di fare testo di Enrico con la sua tendenza alla valorizzazione della filastrocca. Il brano ha un groove potente con un incursione rock anni 70 molto piacevole e ricca di idee.

“Luna”, il terzo brano, ricalca il sound del precedente disco (Tammurriatarock) brano che di fatto ha fatto conoscere Capuano al grande pubblico. Luna è la storia del nostro dopoguerra filtrato attraverso gli occhi di una ragazza adolescente quasi donna, una storia che racconta le emozioni e le immagini legate allo sbarco americano a Salerno… la liberazione ,il sacrificio e la speranza di un mondo migliore. Il brano è stato registrato a Napoli nello studio di Massimo D’Avanzo caro amico di Enrico e stretto collaboratore degli E Zezi.

Tra gli E Zezi e Capuano c’è sempre stata una lunga storia di amicizia. C’è da ricordare che il primo CD degli E Zezi - dopo 20 anni di silenzio discografico - fu prodotto da Enrico Capuano e David Petrosino per la Tide Records.

“A me stesso” è sicuramente il brano più sofferto e sentito da Enrico diverso dagli altri, una pausa di riflessione, un sound decisamente più pop, un testo scritto con canoni più legati alla canzone d’ autore Italiana. E’ stata scritta da Capuano in un momento difficile della sua vita una pausa forzata per motivi di salute, un operazione e gli amici più intimi vicini. Una rivendicazione di valori, di vita riemerge la sua essenza umana, militante,un idea laica e bella d’amore.

Con “Saltarello e Salta” si è voluto fare un omaggio alla cultura popolare del centro Italia dove l’ organetto, l’ironia e le diversi voci acquistano una forte centralità. Anche qui il rap popolare di Capuano acquista una forte connotazione… la voce da sola senza strumenti con i suoi scioglilingua, le parole ripetute qua e là tra i brani come un mantra ossessivo e piacevole; questo accade anche in “Tarantarock”, nel settimo brano dove l’ ospitata di Antonio Infantino altro “rappers” popolare italiano dà un tocco colore interessante.

In particolare in “Tarantarock” si mette in evidenza il senso della trasformazione musicale… dalla tradizione fino ai suoni ossessivi del mantra rock e metropolitano il tutto condito da una dimensione ipnotica del brano.

La sesta traccia è un vero e proprio gioco musicale che Enrico e i Vox Popoli hanno realizzato nel 2003. Un brano registrato in due ore in un piccolo studio, dedicato alla disubbidienza e perennemente contro la guerra (vero filo conduttore di tutto il disco).

Gli ultimi tre brani sono un Omaggio alla tarantella in chiave rock. Ci sono:”La tarantella dei baraccati”, brano cult della lotta per la casa a Roma negli anni 70; “Volano Pietre” vecchio brano di Enrico già presente nel CD del 1996

“Onda d’urto” ed infine “E’ festa” una cover del disco,una sorta di regalo che Capuano si è fatto per il suo gruppo del cuore, la P.F.M.

La parte finale del disco è quella più strettamente folk-rock o se volete folk progressive dove la band di Enrico Capuano esce con tutto il suo sound costruito dopo centinaia di concerti.

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