
Donella Del Monaco
in concerto con gli Opus Avantra
Roma 28 ottobre 2008
(foto di Luca Fiaccavento)
Donella Del Monaco è figlia e nipote d’arte (figlia di Marcello musicista e compositore, nipote del noto tenore Mario); negli anni ’70 portò avanti l’innovativo progetto dell’ensemble “Opus Avantra” (ovvero avanguardia e tradizione) coniugando sperimentazione e classicismo, musica d’avanguardia e musica classica…
Nell’attività artistica della cantante trevigiana l’amore per Venezia è sempre stata una costante. Lo dimostra il suo ultimo lavoro realizzato con il pianista Paolo Troncon, intitolato “Venetia & anima”, che chiude una sorta di trilogia, di questi ultimi anni, sulla città lagunare, che ricomprende “Venexia de oro”, (che percorre le vie meno conosciute della tradizione della musica folk veneta) e “Merica Merica” (che raccoglie canti della tradizione orale della emigrazione veneta ). La terza tappa è dedicata ora al “sacro” nel senso più ampio del termine.
La sua musica Donella la definisce una sorta di “transustanziazione” tra generi musicali. Una musica, insomma, senza confini tra generi, senza etichette che stanno strette.
Di seguito l’intervista a Donella Del Monaco (dell”estate 2004).
Il titolo dell’album ci riporta alla mente il suo primo album solista del 1977 (per il riferimento a Venezia): “Dodici canzoni da battello su melodie veneziane del 700″. In un certo qual modo l’amore per Venezia è una costante nella sua produzione (”Venexia de oro”).
R.:Venezia ed il suo magico e complesso mondo di suoni, musiche, lingue, fra Oriente ed Occidente, mi affascina. Spesso recupero musiche, ma non solo, anche antiche lingue ( il paleoveneto, lo stradiotto , il francoveneto) che con i loro suoni ci fanno percepire l’eredità di culture diverse, spesso sovrapposte ed interagenti fra di loro che ci ha lasciato Venezia. Questa città,ricordiamolo, viveva di scambi commerciali e culturali; per mare; con l’Oriente e per le vie di terra, con i paesi del Nord. Recupero , rielaboro e ripropongo questi percorsi geografici e storici in un amalgama di timbri e suoni (Venexia de Oro, Venetia et Anima) che sento ,appena oggi, attuali.
“Venetia et anima” ha un grande afflato spirituale. E’ un album profondamente mistico. La stessa Venezia è quasi un’entità spirituale…lo dico pensando al brano che dà il titolo all’album, strumentale, con la sua voce-strumento e nella costruzione profondamente “avantra” (tra avanguardia e tradizione) ma che crea un’atmosfera surreale
R.: “Venetia et Anima” è una suite a carattere spirituale, ma che musicalmente ha momenti anche intensamente ritmici e liberi (Verbum Bonum). Sì è vero, anch’io credo che la costruzione e qualche volta la sonorità sia “avantra”: io e Paolo Troncon (il compositore che ha collaborato e firmato con me) non l’abbiamo voluto, ma è successo! Penso voglia dire che vi è come un “imprinting avantra” nel nostro modo di costruire la musica.
Riguardo a questo disco (ed in generale all’esperienza “Opus Avantra”) Lei parla di una sorta di “transustanziazione” tra generi musicali. Una musica insomma senza confini tra generi, senza etichette che stanno strette. Ed il brano-manifesto, in questo CD, è proprio quello che dà il titolo al disco, che è un crogiolo di sonorità
R.: Il brano “Venetia et Anima” è un brano di scrittura contemporanea per coro con improvvisazioni di sax : il risultato è straniante, a momenti lacerante… che introduce il brano successivo , un recitativo musicale (El planto de la Verzene Maria) che è invece di una dolcezza struggente… L’idea musicale Opus Avantra si fonda infatti sulla creazione mediante la musica, di stati emotivi ‘forti’ , vuole carpire l’anima di chi ascolta e fondersi con lei….
E’ il suo un disco di ricerca (costruito con lo studio paziente e si avverte), che affonda nell’humus della cultura classica, cantato in italiano ma anche in italiano antico, latino, dialetto, lussemburghese…perché questa varietà espressiva, di linguaggio?
R.: Bella domanda! Il polilinguismo mi h sempre affascinato, non per un vezzo culturale, ma perchè sento che una lingua, specie se antica e fuori uso, trasmette timbri e suoni che conservano un’aura, una forza magnetica. Anche i mantra ad esempio , non hanno un significato e nemmeno i formulari magici, ma sembrano comunicare direttamente al nostro inconscio. A me pare , nel mio caso, che ad esempio, il brano “Deia Sainatei” che è una invocazione in paleoveneto ad una antica divinità femminile (Reithia) della fertilità e della vita, sia molto più comunicativa così che se avessi tradotto i testi in italiano e del resto, per chi vuole , i testi sono allegati nel libretto.
E’ un disco con sprazzi prog, rock e jazzistici (dal brano che dà il titolo, ad “Aqua mystica”,a “Crucis”), con in evidenza gli strumentali ricchi di pathos ma anche “Verbum Bonum”, “Jerusalem Celesti”
R.: Beh , questa è sempre stata la visione Opus Avantra! Oggi è abbastanza diffuso lavorare mixando generi musicali diversi, ma noi l’abbiamo pensato e fatto nel 1974 molto in anticipo sui tempi. Oggi c’é la Scuola di New york con Uri Caine (che conosco) che mescola al jazz la musica classica o addirittura operistica. E?, del resto, un segno dei tempi : su questo tema il 19 e 20 ottobre organizzerò un Convegno a Venezia sul tema : “l’interprete creativo, la composizione come esperienza: oltre i linguaggi” in collaborazione con l’università di Ca’ Foscari (filosofia) e La Biennale di Venezia.
E’ soprattutto “oltre i linguaggi” che interessa . Per quanto mi riguarda i linguaggi (o generi musicali) possono essere molteplici , “l’esperienza ” (interiore ), l’emozione, il comunicare all’anima, oltre il linguaggio razionale, che trovo possa essere il filo conduttore, il vero senso di un evento musicale…
Al di sopra ed al di dentro la sua voce-strumento, di soprano. Lirica, intensa. Un dono naturale (anche perché è figlia d’arte)
R.: all’inizio ho studiato il canto lirico con mio padre Marcello e con lo zio,il grande tenore Mario Del Monaco, ma poi ho proceduto per una mia strada personale lavorando anche sui timbri “di petto” di derivazione etnica e popolare, come sulle varie possibilità timbriche proposte dall’avanguardia ( come S.Sciarrino ). Ora insegno tutto questo a Parigi mediante degli stages che tengo già da due anni.
“Le’f Mamm”: minimalista, delicata, struggente: possiamo definire questo disco una preghiera, antica e moderna allo stesso tempo?
R.: Sì, mi sembra una bellissima definizione, grazie!
Una preghiera anche “laica”: “Venetia et anima” anche come corpo ed anima, carne e spirito… “Nell’eterno del presente” è una intensa canzone d’ “amore”, di passione “Siamo qui e siamo ora/ vibrazione ed energia”…
R.: se è l’amore la via d’accesso alla divinità, credo che anche l’amore tra uomo e donna, quando raggiunge certi vertici , sia una via di elevazione mistica…
Il suo rapporto con l’ensemble “Opus Avantra” nel corso degli anni ci è apparso tormentato, un continuo prendere e lasciare, un avvicinarsi e fuggire. Come un amore difficile…
R.: certo, perchè l’idea OpusAvantra è l’idea chiave, portante del mio pensiero musicale. Ma nello stesso tempo , e proprio perchè è così importante, non posso ripeterla come uno stereotipo, in un certo senso è sempre uguale ma sempre diversa… l’idea della fusione dei generi (oltre i linguaggi ) e l’idea di progettare una suite musicale emotivamente coinvolgente, hanno bisogno per realizzarsi di stimoli non solo formali ma soprattutto dell’ispirazione che nasce dalla vita…
Negli anni 70 ci sono stati diversi esperimenti di “contaminazione” tra musica classica e rock (New Trolls, Osanna, Rovescio della Medaglia). Ma Opus Avantra ha sempre fatto, come dire, scelte più “radicali”…
R.: noi abbiamo molto amato anche la musica contemporanea e tratto ispirazione da autori come Donatoni, Cage, Stokhausen, Berio e molti altri. La musica contemporanea è poco amata dal pubblico per la sua difficoltà all’ascolto, eppure riesce alle volte a “pulire” le orecchie dalla banalità e da certi facilismi commerciali.
Da ultimo volevo parlare di un altro suo disco “Fragments 1975-2002″, che contiene anche “Viene a cercarmi” scritta da Marcello Del Monaco e con la voce di suo zio Mario… un omaggio alla famiglia, un atto d’amore?
R.: sì, è così : la mia famiglia è vissuta per l’arte, la musica, il teatro, la poesia, la pittura…mio padre da bambina mi leggeva Quasimodo, Ungaretti, Omero e Leopardi e per “lavoro” insegnava canto ed impostava le voci a tenori come Martinucci, Frusoni, Cecchele ed altri … mentre studiavo in cucina ,sentivo in salotto le più belle arie d’opera che già fin da piccola conoscevo a memoria… eppure la mia passione è sempre stata l’invenzione del nuovo, l’avanguardia ,ma credo che la grande tradizione faccia parte dei miei stessi cromosomi…
a cura di Gaetano Menna

Claudio Costantino








