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Parla Mauro Moroni: "Ecco perché Mellow Records chiude"

Mellow Records chiude? La notizia è girata nel piccolo mondo prog con il tam tam dei newsgroup. Quella sanremese è un’etichetta che ha permesso, dagli anni Novanta, ad oggi di (ri)valorizzare il prog degli anni Settanta ed anche di (ri)scoprire quello "nuovo", che si è affacciato alla ribalta quando una stagione immaginifica si era esaurita.Di Mellow Records, della scena prog di ieri e di oggi, parliamo con Mauro Moroni, patron dell'etichetta. I meriti di Ciro Perrino, le gioie, le difficoltà, il degrado, la concorrenza... il discografico parla con amarezza e sincerità:"Questo lavoro funziona ed è possibile se dentro di te scorre ancora il sacro furore della passione progressiva, alimentato da curiosità e voglia di rischiare; il fuoco dentro di me in questo momento è del tutto assente..."

Cominciamo dal futuro. In arrivo un nuovo tributo, dedicato ai Moody Blues, che è una sorta di canto del cigno. 38 band internazionali. 10 italiane, ma altrettante statunitensi. E poi gruppi europei ma anche da Russia, Cile, Giappone… Il giro del mondo in un triplo cd… Punti molto al mercato internazionale, è così?

In verità non punto assolutamente a nulla, visto che probabilmente il tributo non sarà neppure messo in vendita ma distribuito ai soli musicisti partecipanti e a pochi amici. Semplicemente, dopo una scelta assolutamente autarchica per il tributo ai King Crimson mi è sembrato il caso, per omaggiare i Moodies, di ritornare a rivolgermi a band di tutto il globo. Ho appreso con grandissimo piacere e con assoluta sorpresa che questo gruppo assolutamente seminale nella storia del prog e forse il mio preferito in assoluto ha moltissimi estimatori in ogni parte del mondo, a differenza di molti altri mostri sacri dell’epoca che hanno un pubblico di fans molto più localizzato.

Mellow Records è attiva da circa 15 anni. Cominciaste agli inizi dei Novanta, con il musicista Ciro Perrino, alla scoperta degli ellepi dimenticati, abbandonati, ignorati o mai pubblicati. Ricordo che tra i primi “scoop” ci furono la pubblicazione del secondo album inedito del Biglietto per l’Inferno, “Il tempo della semina” e di un live del Museo Rosenbach. Quindi una full immersion nei Settanta. Pubblicaste anche “Le stelle di Mario Schifano”, fino allora introvabile e solo per collezionisti doc

Voglio chiarire la verità dei fatti in maniera definitiva. Dalla sua costituzione avvenuta nel lontano 1991 sino al 2000 Mellow Records è stata una società costituita da Mauro Moroni e Ciro Perrino. Senza il fondamentale apporto di Ciro non avrei neppure iniziato questa folle avventura, non avendo conoscenze nell’ambiente musicale e tantomeno nozione alcuna di marketing discografico. E’ stato Ciro Perrino a contattare tutti i suoi colleghi musicisti dei settanta, recuperando album mai pubblicati o documentazioni live; è stato sempre Ciro che mi ha messo in contatto con le majors per rilevare le licenze dei classici prog che tutti amiamo. Il sottoscritto ha permesso la realizzazione pratica dei vari progetti ma, mi fa piacere ripeterlo, senza Ciro la mia disponibilità economica non avrebbe portato a nulla e mi da fastidio che Mellow Records venga associata automaticamente alla mia persona.

I tre album che hanno permesso l’affermazione definitiva sul mercato internazionale della Mellow e la trasformazione di un mero divertimento in impresa commerciale seria sono stati l’album del Biglietto che citi, la ristampa di Murple e la scoperta dell’inedito di Alphataurus. L’eccellente risposta del pubblico mi ha convinto ad insistere reinvestendo tutti i guadagni per l’acquisizione dei diritti degli album di Jacula, di Le Orme e per la realizzazione del doppio live dei Caravan of Dreams di Richard Sinclair da una parte, per il rilascio delle licenze Polygram di Locanda delle fate, Balletto di Bronzo, Jumbo, Latte e Miele, di quelle EMI di Alan Sorrenti, Saint Just, Uovo di Colombo e Nomadi dall’altra. Il resto è storia o/e leggenda.

La fase due, se così si può definire, è la “sponda” al new prog. A band come i Notturno Concertante con Erewhon… Ricordo i Luna incostante che non a caso intitolavano il cd “Senzasanti”… D’altronde senza Santi le nuove prog-band avevano ben poco da trovare spazi discografici. Santa Mellow, è il proprio il caso di dire. Eppure arrivarono fior fiore di nuove band , Finisterre, Germinale, Moongarden, Malibran…

Ad un certo punto mi sono chiesto se non fosse ipotizzabile una rinascita del prog in Italia non solo legata alla riscoperta di un glorioso passato ma alla valorizzazione di un presente che offriva già alcuni segnali di risveglio che non sfuggivano agli appassionati più attenti. Bands come Arcansiel, Malibran, Nuova Era, Asgard, Aton’s, Eris Pluvia, Ezra Winston già tentavano tra mille difficoltà di farsi conoscere, di qui il mio motto poi copiato dai francesi della Musea di produrre i “classici del futuro”. La realizzazione iniziale del progetto fu facilitata dai rapporti di vera amicizia creatisi con Notturno Concertante, Egoband e Sithonia e dall’ottimo riscontro di vendite all’estero dei loro lavori da noi pubblicati; sfortunatamente cominciai a rendermi presto conto che produrre una band nuova era sinonimo nella maggior parte dei casi di disastro economico, considerando il folle prezzo degli studi di registrazione nei primi anni novanta e l’altrettanta personale follia di voler pagare alle band sotto contratto tutte le spese, da quelle di registrazione, alla stampa di booklet spesso ultralussuosi a ovviamente quelle di realizzazione dei compact disc. In tutta sincerità oggi non lo rifarei e mi comporterei come tutte le altre label, riconoscendo ai gruppi solo misere royalties ed acquistando i master prodotti dalle bands. Senza contare l’atteggiamento spesso allucinante di certi musicisti che, per aver magari venduto 2000 copie di un album pretendevano trattamenti da star consumate e viziate… posso con tanta amarezza affermare che il piccolo mondo che gira intorno al rock progressivo in Italia ma anche all’estero rispetta fedelmente le piccolezze e le miserie del mondo discografico delle majors, ampliandone se possibile i lati negativi. In Italia la situazione è tragicomica, ci sarà una ragione se siamo l’unico paese al mondo ove è impossibile organizzare un festival progressive mentre appuntamenti annuali si ripetono persino in paesi a tradizione poco rilevante come il Portogallo e la Svizzera?

I gruppi che citi nella domanda (ai quali aggiungerei almeno gli A Piedi Nudi - forse i migliori di tutti –) furono messi sotto contratto in seguito, dal 94 al 96, anni di assoluta esaltazione per tutti noi e anni di assoluto splendore per il prog italiano, con i migliori gruppi chiamati a partecipare a tutti i festival più importanti in Europa e nelle Americhe. Da qui anche la decisione di Mellow di iniziare a volgere lo sguardo oltre confine e i contratti stipulati con i vari Dracma, Finnegans Wake, Unicorn, Albion, Lynne, Use of Ashes, Tipographica, Advent, Edhels, Nightales, Kundalini, Kopecky, Discus, Groovector e soprattutto con un certo Peter Hammill ne sono fedele testimonianza.

Terza “fase” i tributi… a partire da quello dei Genesis, anch’esso come quello dei Moody Blues, internazionale (Europa e Canada) e con ben 25 band. Quindi gli omaggi a VDGG, e in crescendo Camel, Gentle Giant fino al penultimo, dedicato ai King Crimson

L’idea di omaggiare le grandi bands del passato in verità nacque dal desiderio di Mario Giammetti di realizzare a tutti i costi un tributo a quella che Mario considerava essere la band più grande di sempre, i Genesis. Dal momento che i risultati economici furono estremamente positivi pensai di continuare la serie con l’aiuto preziosissimo di vari amici. Da qui il tributo ai VDGG curato da Stefano Covili, quello ai Camel, l’omaggio ai Gentle Giant e il triplo Box dedicato agli EL&P. Mia personale iniziativa fu successivamente il doppio CD dedicato alla scena di Canterbury, l’omaggio a Demetrio Stratos fu curato da Raffaello Regoli dei Cormorano mentre il tributo alla scena progressiva finlandese fu realizzato con l’indispensabile aiuto dell’Associazione finnica Colossus. Infine da citare è l’apporto indispensabile assicurato da Marco Masoni nel triplo omaggio ai King Crimson.

Il tributo Zarathustra’s Revenge mi sembra che fu la saldature delle varie anime Mellow. Le giovani band italiane che suonavano le vecchie. In quattro cd new e old prog e tributo, tutto assieme. Lì, forse, si percepì pienamente che c’era un nuovo movimento con salde radici nel passato ma anche con la voglia di andare oltre.

Due anni di lavoro, di grandi arrabbiature, di stress reale e di pura gioia finale. Se in futuro si vorrà ricordare qualcosa della Mellow desidererei che non si dimenticasse questo lavoro, a mio parere assolutamente straordinario. E’ un opera sincera, altamente professionale sotto tutti i punti di vista, è un grazie ad una musica fantastica interpretata da musicisti bravissimi provenienti da tutto il mondo. Confesso che spesso riascoltando qualche brano la commozione fa capolino, la versione degli Eftus di “Favole Antiche” di Celeste con la voce magica di Perrino ancora oggi mi provoca brividi … Zarathustra è stato l’apogeo della Mellow ma nello stesso tempo l’inizio della parabola discendente dal punto di vista finanziario. E’ il periodo della crisi economica in Giappone e successivamente in Sud America, classici terreni di grandi vendite prog e soprattutto comincia a prendere piede il tristissimo fenomeno della masterizzazione selvaggia e del download incontrollato che ha causato la bancarotta di tante piccole realtà indipendenti e di conseguenza lo scioglimento di molte band impossibilitate a sopravvivere in un ambiente sempre più in difficoltà e non più in grado di appoggiarle come un tempo.

A latere mi piace ricordare anche l’impegno in ambito psichedelico con Effervescent Elephants e Lodovico Ellena che tra l’altro fu spinto proprio da te a scrivere la storia della musica psichedelica italiana…

Ah qui introduci un argomento che ha fatto sollevare tante polemiche artificiose e che mi ha provocato non indifferenti economici sconquassi. Non soddisfatto di sperperare denari producendo nuove band progressive, nel 1994 decisi di lasciare un’impronta indelebile anche nell’ambito del folk e della psichedelia, insieme al prog e al jazz inglese i miei grandi amori in campo musicale. Aprii una sottoetichetta della Mellow, la Fruit Salad Division, con lo scopo di pubblicare opere fondamentali di psichedelia italiana anni 80 che erano state completamente dimenticate e di dar voce a nuove bands non progressive che avessero qualcosa di veramente interessante da dire. Fu un vero disastro finanziario, non tenni in giusto conto il fatto che l’unico mercato possibile per questo tipo di produzioni era quello italiano, assolutamente impalpabile come sempre. Eppure ci sono piccoli gioiellini tra i 14 album pubblicati, mi piace ricordare i due Twenty Four Hours, i ricami beatlesiani dei TMA, il delicato folkeggiante The Fellowship, le delicate armonie di Marcello Capra ex Procession, oltre ovviamente ai due Cd dedicati agli Effervescent Elephants. Anche il libro dedicato alla psichedelia italica è un’opera assolutamente meritoria ed unica nel settore. Essendo scritta in italiano ovviamente non ha venduto nulla…

Fino ad allora hanno convissuto le varie anime della Mellow (old, new, tributi). Ma ad un certo punto mi sembra che si sia fatto una scelta radicale, di tagliare i ponti con il passato. E, salvo rare eccezioni – come gli Zauber – dischi di prog band “storiche” non se ne sono più pubblicati. Si era raschiato fino in fondo il barile o era proprio una “strategia aziendale”?

Onestamente avevamo pubblicato quasi tutto il pubblicabile. Le rimanenti eventuali ristampe o erano irraggiungibili per questioni di diritti o erano di qualità musicale francamente trascurabile per non dire di peggio. Con la riedizione di Free Wave System si è chiuso un ciclo storico. E francamente mi suonava ridicolo il ripubblicare, come mi è stato da più parti suggerito e come altri hanno fatto, i titoli già editi in formato vinylreplica per speculare sui già tartassati appassionati.

Ed ora l’annuncio che si è giunti al capolinea come label. Ma un bel pacchetto di dischi, a partire dal tributone ai Moody Blues, sono di imminente pubblicazione. Insomma se i missili in rampa di lancio si devono smantellare mi sembra di capire che lo si farà con la dovuta gradualità… si smantella o è ipotizzabile la cessione dei missili Mellow (marchio e catalogo) a terzi?

Assolutamente non verrà ceduto niente a nessuno. Non verrà neppure smantellato il magazzino e non ci sarà alcuna svendita. Verranno pubblicati gli album come da contratto, sarà un disimpegno graduale e indolore, in fondo nessuno di noi ha particolari esigenze economiche. E’ semplicemente ora di chiudere il cerchio, inutile lavorare se nessuno è più interessato a quello che proponi, se la maggior parte dei “colleghi” ti rema contro per invidia od altro e se molti dei gruppi che hai scoperto e valorizzato, spesso rimettendoci tempo e denaro, non ti mostra riconoscenza alcuna. Questo “lavoro” funziona ed è possibile, oggi più che mai, se dentro di te scorre ancora il sacro furore della passione progressiva, alimentato da curiosità e voglia di rischiare; il fuoco dentro di me in questo momento è del tutto assente, continuerò a restare nell’ambiente come collezionista di iperrarità vinilitiche.

Intanto la scena discografica italiana, negli ultimi anni, si è affollata di soggetti. E l’interesse per il rock progressive discografico è cresciuto. Ma ci sono alcuni segnali, come dire, preoccupanti. Il primo è, per l’appunto, l’annuncio della Mellow di gettare la spugna; l’altro è l’affanno della Bmg nel condurre in porto il suo progetto e che ha dovuto correggere la rotta sulla sua terza collana prog (con tagli di uscite e di copie); l’altro ancora è che la Immaginifica di Franz Di Cioccio non ha potuto inserire l’acceleratore come sembrava (pur con due produzioni egregie, in primis Finisterre che è molto curata ed in cui si sente la mano della direzione artistica). Insomma tempi difficili per il rock progressive, nonostante che i concerti si moltiplichino ed il pubblico sia variegato anche anagraficamente (con molti quindicenni che riscoprono una musica dal cuore antico). Di segno opposto c’è invece il fatto che altri soggetti discografici non vivano particolarmente la crisi, penso alla finnica Colossus che, per i suoi progetti-kolossal, attinge a piene mani nel bacino musicale italiano… Insomma segnali contraddittori.

Francamente non riscontro la nascita dei nuovi soggetti di cui parli, anzi negli ultimi anni ho assistito con dispiacere alla “progressiva” chiusura di etichette e negozi prog a cadenza quasi mensile e non certo per scelta. Il dire che l’interesse per il rock progressivo è recentemente cresciuto mi sembra onestamente una bestemmia. Le vendite di CD sono crollate di un buon 40% negli ultimi 4 anni, il numero di album pubblicati in Italia si è più che dimezzato dal 2003 ad oggi, numerose fanzine e riviste hanno chiuso l’attività. Forse il tuo giudizio è influenzato e traviato dal cresciuto numero di siti web dedicati in Italia al prog e che nella maggior parte dei casi hanno come unico scopo il portare a casa Cd gratuitamente? Non posso dire molto sulle iniziative BMG, riguardano solo marginalmente il mercato italiano, visto che buona parte delle copie stampate prende immediatamente la via estera. L’Immaginifica è poi l’esemplificazione più evidente del fatto che non basta il grande nome che entri nel mercato, magari ignorando la pazzesca crisi economica che circonda il progressivo, per ottenere concreti ed eclatanti risultati o almeno per dare nuovo vigore al settore. Inoltre a parere personale la filosofia dell’etichetta è apprezzabile come dichiarazione di intenti ma in realtà opportunistica: non basta raccattare band che sono state grandi un tempo ma che ora hanno poco da dire in ambito progressivo e che comunque sono state scoperte e valorizzate da altri per avere tangibili risultati economici; non basta avere una stampa “bulgara” ai propri piedi per vendere CD. Le nuove leve bisogna scoprirle con le proprie intuizioni investendo denaro spesso a fondo perduto. Colossus è un’associazione finlandese che non pubblica lavori ma li commissiona a label esterne, quindi è assolutamente irrilevante dal punto di vista economico; era Mellow ieri ed oggi è Musea il soggetto che cura finanziariamente i loro vari progetti. In sintesi il mio parere schietto e duro ma temo purtroppo veritiero è che in Italia il progressivo a livello di pubblico sia scomparso già da anni e in maniera irreversibile, sopravvivono solo progetti “ruffiani” di valore e qualità musicale infima che attraggono solo i più sprovveduti e meno preparati tra i fruitori. Senza poi sfiorare il ridicolo di considerare come progressivi gruppi appartenenti al filone post-rock o al metal o tanti cloni di Radiohead che vanno di moda oggi sui nostri lidi musicali… Intendiamoci, non è che all’estero la situazione sia poi tanto brillante ma almeno tra i vari personaggi che vivono questa realtà vi è senza dubbio maggiore solidarietà e la consapevolezza che solo un lavoro finalizzato ad una direzione comune può permettere un qualche futuro per questa musica.

In finale ti chiedo una riflessione su quello che definiamo “nuovo prog” (anche se oggi ha più di 20 anni); sembra ripudiare quelle origini così osannate in Zarathustra’s Revenge. Mi spiego: vedo i gruppi “giovani” che si allontanano dai 70. Notturno Concertante, Finisterre, Moongarden…si spingono su altri sentieri, non suite e tripudio di tastiere, ma brani a dimensione canzone. Più che prog è una sorta di post rock più vicino, per l’appunto, ai Radiohead che ai Genesis. Insomma ai “giovani” il prog sta stretto, la nicchia appare limitativa, e si ha voglia di allargare i confini ed il pubblico.

Patetici e ridicoli tentativi falliti in partenza di allargare il potenziale pubblico non rendendosi neppure conto così facendo di perdere persino il proprio fedele seguito o reale esigenza di tentare di ampliare i confini di un genere che ha detto tutto quello che poteva esprimere? Ognuno risponda come meglio crede, il sottoscritto dubbi ne ha pochi.

Sono gli “anziani”, alla fine, a mantenere alta la bandiera del classic prog, a restare fedeli ad uno spirito. Quest’anno abbiamo visto alcuni grandi nomi dei Settanta – penso ad esempio a Tony Pagliuca - rimettersi in gioco, in discussione, e tornare alle origini, alle jam, agli interscambi…

Mah tra le vecchie glorie solo Le Orme continuano a mantenere alto il vessillo progressivo, quasi tutte le reunion dei gruppi dei Settanta hanno portato a risultati francamente modestissimi. Anche in questo caso non sono ottimista, difficilmente i ritorni partoriscono risultati all’altezza del passato. Ma in Italia continuiamo a vivere di ricordi e ignoriamo volutamente anche le migliori espressioni della musica del presente, è il nostro difetto geneticamente immodificabile.

a cura di Gaetano Menna