
CODICE ZENA
di Riccardo Storti
Aereostella (www.aereostella.it)
pagg.304 , euro 19,00
Zena è il nome di Genova in dialetto. E “Codice Zena”, proprio come gli antichi codici marinari, ha il sapore di un manoscritto prezioso per la mappatura; è una bussola indispensabile per orientarsi e comprendere quel genere musicale definito “rock progressive” che ha la sua genesi negli anni ‘70.
Riccardo Storti è il coordinatore del “Centro Studi per il Progressive in Italia”, attivo sodalizio che ha la sua base operativa proprio a Genova.
In questo libro scandaglia tutte le rotte, portando a galla verità, indizi e reperti (divertente ed utile la riproduzione degli articoli della stampa quotidiana locale). Accurate analisi musicali, anche qualche accenno di gossip: è un libro ricco di annotazioni, scritto con rigore, e impaginato con grafica moderna, che non annoia e mantiene viva l’attenzione del lettore lungo tutte le sue 300 pagine.
Storti ha inserito in apertura una citazione di Gino Paoli (da un vecchio Ciao 2001 degli anni ’70), che descrive magistralmente la scena, l’ambiente, Zena per l’appunto. “Genova è fatta così: il porto, le strade piccole piccole per non far entrare i pirati, gli abitanti per secoli solo donne,vecchi e bambini, perché gli uomini erano sul mare. Una città dura, che ti dà qualcosa solo intimamente, non ti concede sfogo, non c’è nessuno che ti ascolta: non è Firenze, non è Roma, non è Napoli. L’unico sistema di parlare alla gente è quello di scrivere, di dipingere, di cantare ”. Questa è Genova vista da dentro, vista con gli occhi dell’artista.
Tanta fecondità, tanta grazia artistica, tanta prolificità culturale, nascono dunque per il bisogno di comunicare in questa ‘città in salita’ (come canta Max Manfredi ).
E’ il racconto di Genova sonora quello che emerge in “Codice Zena”, di gruppi come New Trolls, Delirium, Latte e Miele, Garybaldi, Nuova Idea, Picchio dal Pozzo, ecc. che agli appassionati della musica dei Settanta risultano familiari.
Il volume ha una struttura “triadica”: la storia, l’archivio, la memoria. Nella prima parte “storica”, insieme alle vicende più strettamente musicali, emerge la ricca realtà dei locali dove la musica intratteneva. L’ “archivio” è costituito da schede monografiche che forniscono dettagli sulle band e sulla produzione musica dei 33 giri. Quindi la “memoria”, con le testimonianze dirette dei protagonisti. C’è pure una succulenta appendice (con cronologia degli eventi, la bibliografia, la mappa delle realtà musicali, il glossario
Dopo l’introduzione dell’autore quella di Franz Di Cioccio (front man della Pfm), tra ricordi di “Zena” e di una stagione.
C’è anche una post-fazione di Massimo Gasperini (discografico) e di Fabio Zuffanti, (poliedrico musicista della scena odierna del prog genovese, che ritroviamo con Finisterre, Maschera di Cera, ecc.). A loro il compito di raccontare i nuovi fermenti a Genova, dal Novanta ad oggi. Come la musica è risorta, tra entusiasmi e delusioni
La prefazione invece è affidata a Mauro Pagani (il magico violino della Pfm) che un pò genovese si sente (d’altronde come non esserlo dopo 14 anni di assidua collaborazione con Fabrizio De André, a cui ha dedicato il suo ultimo cd-rilettura deandriana “Creuza de Ma”). Genova - annota - è «città dei sognatori per eccellenza, dei “borbottoni” incapaci di stare e di andare, la città del talento, della musica e del bell’italiano».
E talento, musica e bell’italiano caratterizzano il libro di Storti che i cultori del prog non potranno fare a meno di leggere.
Gaetano Menna
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Claudio Costantino








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