
Nella foto:
Riccardo Storti
Impressioni di settembre n. 4: una scommessa (rischiosa). Ovvero una manifestazione senza concerto ma concentrata (e concertata) solo su momenti di approfondimento con un occhio attento alla divulgazione. Questa è stata, in sintesi, la quarta rassegna di rock progressivo organizzata dal Centro Studi per il Progressive Italiano di Genova e tenutasi negli spazi di Nonsolomorego nell’ultimo weekend del 10 – 11 settembre 2005.
Già, durante la vigilia, si scrutavano all’orizzonte dell’informazione buoni segnali propiziatori. L’immancabile (e insostitubile) megafono del canale progressive di Supereva, quello altrettanto “sonante” di Movimentiprog; poi una lunga intervista per il portale genovese di Mentelocale. E, dulcis in fundo, i maggiori quotidiani cittadini che davano ampio spazio alla manifestazione: un rilevante ed evidente occhiello sulla pagina “zeneise” di Repubblica (Brighenti) e, addirittura, mezza pagina del critico Boschi su Il Secolo XIX (con tanto di foto della PFM live al Peppermint 2000 nel ’72). Ah la radio Babboleo intervista il coordinatore e lo mando in onda.
Ma in quel di Morego si lavora alacremente: i volontari dell’associazione locale aiutano Patrizia Farina nell’allestimento di una mostra sul prog genovese, con tanto di scenografia di veli cromati che, dai pannelli, si stagliano sul soffitto creando un cielo artificiale di tonalità tra il blu e il grigio. I conferenzieri scrivono, ripetono e ripassano. I tecnici provano e riprovano, testano cavi, collegamenti. E’ venerdì notte, domani dobbiamo essere pronti ma c’è tempo ancora per qualche ritocco.
Così, sabato, nel tardo pomeriggio, i primi a raggiungere Nonsolomorego sono Roberto Giuliani e Sergio Lattuada dei Maxophone. In loro compagnia due tastiere ed una chitarra acustica, ovviamente. Ma c’è anche un prezioso dono per il CSPI: l’originale poster promozionale del loro 33 giri. Ebbene sì: ora possiamo esporre una copertina come se fosse un quadro. Queste sì che sono soddisfazioni
Intanto il buffet comincia a riempirsi di ogni bontà, le 20 sono vicine, la gente sta arrivando. Nel pubblico notiamo l’immancabile Massimo Gasperini della Black Widow con i suoi ragazzi: non si sono mai persi un’edizione di Impressioni di Settembre! Idem si può dire per Martin Grice dei Delirium, colui che nel 2002 ci tenne a battesimo. E’ venuto con il figlio Jonathan, richiamato da una mostra che lo ritrae qua e là tra i ritagli di quegli anni; però non ha disdegnato certo l’occasione di conoscere meglio un grande disco del progressive italiano (Maxophone).
Ci siamo tutti? Bene. Taca banda.
Tra una fetta di salviata (tipica focaccia genovese), pizze, salsine messicane e stuzzichini vari, gustati in riva ad un buon bicchiere di bianco stagionato, si fanno presto le 21.00. Ragazzi, in classe: i Maxophone salgono in cattedra.
Enrico Pietra, vicecoordinatore del CSPI, apre le danze e interagisce con gli ospiti, sulla scorta delle sue profonde analisi musicologiche. A poco a poco, il disco dei Maxophone emerge sempre di più, il pubblico riesce a coglierne le sfumature. Le puntualizzazioni sui testi di Riccardo Storti arricchiscono il momento. Ma, comunque, il collante rimane la musica suonata e, per questo, i Maxophone non si tirano affatto indietro, anzi, quasi in maniera didattica, raccontano la storia dell’LP con i suoni, accennando a quella frase particolare o eseguendo brani strumentali.
Abbiamo toccato il cielo con un dito, quando sul DVD è partita una rara clip di C’è un paese al mondo per la Rai oppure quando abbiamo ascoltato alcuni inediti del 1972.
La musica per chiudere e meno male che avrebbero solo “fatto qualche suono”.
Epilogo culinario verso l’una di notte, quando il buon Massimo Simonelli e Barbara, con l’ausilio delle vestali gastronomiche di Nonsolomorego, ci hanno invitato a tavola per un piatto di penne all’amatriciana, cucinate dai medesimi. E lì abbiamo fatto l’alba in lieta compagnia di Giuliani e Lattuada, parlando di effetti di chitarre e di mellotron, ma anche di vini rossi e salumi della Valpolcevera.
Caspita, si sono fatte le quattro! Alle 11 si riapre la mostra. Ma non importa. Semel in anno licet progredire.
I Pholas Dactylus. Quanto tempo. Arrivano alle 15.00 o giù di lì. Li riconosco. Anzi, uno lo individuo proprio dalla voce. “Io sono Paolo Carelli”. Pelle d’oca, perché, anche se non avessimo saputo chi fosse “Paolo Carelli”,
Jam Session:
“New Trolls,
Latte e Miele,
Pholas Dactylus
e Corte dei Miracoli”
dirige Riccardo Storti
(Foto Portale Fan Club New Trolls)
ci sarebbe venuto subito in mente il profondo tono teatrale di colui che declamava: “Tra poco voi salirete su di un tram ”. Impressionante.
Quanto tempo, dicevamo. Tre su sei. Oltre a Carelli, il batterista Nava e il bassista Linati. Un pomeriggio trascorso a chiacchierare, “ricostruire”, ricordare, ma anche ascoltare.
Sì, perché verso le 16.00, giunge il nostro Pietro Dacci in compagnia di Enzo Alfano (autore del volume Fra tradizione colta e popular music:il caso del rock progressivo) che non conosce il capolavoro dei Pholas. Quale occasione migliore? Con i protagonisti, poi Così Pietro tira fuori dal suo forziere il CD originale dei Pholas Dactylus e lo piazza sul lettore. E’ un attimo e, dalle prime parole, siamo tutti rapiti. Testimoni, autori, semplici fruitori e occasionali curiosi capitati alla mostra (e molti non sanno chi siano quei tre signori ).
Passaggio pomeridiano anche per Sergio Muzzolon del New Trolls Fan Club e famiglia. Mamma mia se la mostra piace
I preparativi avanzano. Ci attende una serata con i fiocchi. Squilla il telefono: “Sono Vittorio, sto arrivando”. Colui che pensò e realizzò la Magma Grog. Vittorio De Scalzi giunge (c’è anche il mitico bassotto). Una sorpresa (grazie Sergio del New Trolls Fan Club!): Gianni Belleno. A ruota il longilineo Alessio Feltri della Corte dei Miracoli, il sempre elegante Massimo Gori dei Latte e Miele (con una donazione per il CSPI: rare immagini in diapositiva del post Aquile e scoiattoli) e il critico musicale de Il Manifesto Guido Festinese.
Per l’occasione, il buffet ha fatto bis. Vediamo anche Fabio Zuffanti dei Finisterre/Maschera di Cera.
Pronti, posti e via.
Enzo Alfano e la sua analisi musicologica del Concerto Grosso n. 2, contrappuntata dalla testimonianza diretta di De Scalzi e di Belleno. Fini argomentazioni, senza alcuna ostentazione di terminologie astruse ma, anzi, intelligentemente semplificate dal talento divulgativo di Enzo Alfano, nobilitate dal racconto di De Scalzi e alleggerite dalle simpatiche battute di Belleno.
Pietro Dacci, per l’occasione, si è trasformato in un preciso DJ, capace di lanciare calibrati input ai presenti. Alessio Feltri ha ricordato il making del loro disco; i Pholas Dactylus si sono sbizzarriti a narrare le vicende del Pop Meeting Festival; Massimo Gori, sulle onde di Pavana, ha rimembrato quale unità “sperimentale” di intenti circolasse in quegli studi di registrazione; Sergio Muzzolon ci ha fatto rivivere gli stati d’animo del fan newtrollsiano in quel cruciale 1973.
Quindi è stata la volta di Guido Festinese con alcuni inediti di Gerardo Manarolo, oggi apprezzato musicoterapeuta e, all’epoca, uno dei chitarristi più all’avanguardia sul territorio che va da Voltri a Nervi. Manarolo lavorava sui soundscapes, collegando la sua Gibson al Revox: roba che capitava solo in Inghilterra con Bob Fripp. E qui in Italia – non dimentichiamolo – dalle parti di Firenze (Franco Falsini dei Sensation’s Fix). La storia musicale di Manarolo, dopo un passaggio nella band locale degli OM come Magia, toccherà l’apice con quel cameo in Picchio Dal Pozzo (La bolla).
Cosa aggiungere di quei nastri? Beh, si tratta di materiale interessante, il cui sound rimanda, oltre agli artisti già citati, al kraut rock (Tangerine Dream) e al primo Battiato. Non male. Sarebbe bello, prima o poi, magari fissare questo “reperto” in un supporto “indelebile” (e se n’è parlato).
La chiusura migliore della serata è stato un silenzioso omaggio a Demetrio Stratos, utilizzando la voce del Picchio Dal Pozzo (grandi assenti della serata purtroppo erano tutti impossibilitati a raggiungerci): il bellissimo Epitaffio tratto dall’ultimo Picnic@Valdapozzo.
Una scomessa rischiosa ma vinta. E, dal numeroso pubblico affluito (anche da fuori Genova), pare che la scelta sia stata ampiamente condivisa e gradita. D’altra parte - come abbiamo ripetuto a chi cade spesso (sì, ancora…) nell’equivoco (CSPI=Organizzazione di Concerti) - noi solo questo sappiamo fare (e con immane fatica!!!). E solo questo continueremo a fare perché, prima di tutto, c’è la passione e poi il resto viene da sé. Insieme alla gente.
Riccardo Storti
Reportage fotografico del portale del Fan Club New Trolls sulla manifestazione del CSPI
http://www.newtrollsfanclub.it/outnt/cspi/index.html

Claudio Costantino








