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Metti una lucertola nel lettore cd...

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle label. "Lizard Record", la pregevole etichetta avant-progressive, compie dieci anni di suoni e innovazioni. Intervista alla mente ed anima della "lucertola prog", Loris Furlan

Metti una lucertola nel lettore CD… Loris Furlan, mente ed anima della lucertolona prog di crimsoniana memoria, ha creato un’etichetta discografica avant-progressive che è un preciso punto di riferimento per gli appassionati, alla ricerca di innovazione, sperimentazione. Di suoni non nostalgici ma che hanno ancora la voglia di imboccare nuovi, innovativi sentieri. Lizard Records compie dieci anni.

E dieci anni dopo la lucertola è ancora, come dice Furlan con un pizzico di orgoglio, “uno spirito libero e curioso”…

Lizard Records: la lucertola, nel 2006, compie dieci anni. Dieci anni significativi alla ricerca di nuovi palpiti di musica progressive, anzi avant-progressive come si usa dire. Una lucertola (Lizard omaggio ai King Crimson?) che non ama il sole della banalità ma si tuffa (con coraggio?) nel lato oscuro del prog, quello più sperimentale. Come è nata l’etichetta? Come è strutturata? La partenza nel 1996 con gruppi come Spirosfera che danno subito il senso all’operazione discografica che si aveva in mente…

Nella tua domanda e relativa premessa hai già colto e sintetizzato molto della nostra storia: la
storia di una lucertola che trova molte affinità crimsoniane, un essere progressive anche cambiando
pelle e suoni, la ricerca, l’autencità oltre il derivativo ed il calligrafico. Poi possiamo metterci pure l’amore per una poesia viscerale e visionaria, e allora il doorsiano re lucertola, la sua voglia di
scardinare le convenzioni precostituite, la naturale inclinazione psichedelica non ci sono poi lontani.
Lizard è dunque uno spirito libero e curioso nato dalla mia personale esperienza e amore verso certa
musica, che si muove dal 1996 all’interno della Pick Up Records. E come ben dici “Umanamanesi” degli Spirosfera, col suo originale cross-over Area-Crimson-Zorn, fu un debutto straordinariamente
emblematico del nostro approccio al progressive, oltre i tipici luoghi comuni. Poi nel 1998, sempre
affiancato dall’amico Nicola Pivato, siamo divenuti entità autonoma, e coerentemente associazione
culturale, proprio per l’esigenza di un’incondizionata libertà di scelte e di percorso.

Avete abbinato artisti più conosciuti come The Watch, con la loro rilettura genesisiana, ma soprattutto avete scandagliato fra sonorità a volte estreme, ma comunque interessanti; anche all’estero, con un’attenzione particolare anche alla scena cilena (Akineton Retard, Yonhosago). Fra gli artisti italiani penso a Gatto Marte, ai bravissimi Floating State e A Spirale, ai Fiaba (pubblicando proprio Lizard il loro disco più “sperimentale”).Parliamo un attimo della Vs scuderia di ieri e di oggi…
Non è cambiato molto dal 1996 ad oggi, qualche collaboratore di passaggio, e uno staff un pò più
consolidato: oltre a Nicola c’è da quest’anno Nicoletta Bortolozzo a darci una mano preziosa sul
fronte grafico e non solo, e da poco ci aiuta anche Matteo D’Agord che qualcuno conosce per la sua
collaborazione a Movimenti Prog. Ma direi che l’attitudine è rimasta un pò la stessa. Non esiste una
particolare pianificazione. Ci lasciamo ancora entusiasmare da artisti in cui ci si imbatte o che spesso andiamo a cercare direttamente, in un modo anche estemporaneo. Capita che qualcuno ci dica di trovare nella Lizard situazioni musicali molto diverse tra loro, dai cameristici Gatto Marte al metal-folk dei Fiaba, dal post-jazz-rock di The Slowmovies alla tenue psichedelia di Discolor, dal
british-folkish-prog dei Floating State all’avant-jazz-psych-rock degli A Spirale, sino ai gruppi cileni che hai citato. E’ un naturale bisogno di andare oltre, di sconfinare, con spontanea e viva
curiosità. E non è del tutto casuale la nostra esplorazione sudamericana, perchè i paesi “più poveri”
sono un pò più vergini, meno saccheggiati dal colonialismo mediatico-consumistico. Nessun paradiso in terra, ci mancherebbe, ma forse un barlume in più di voglia di ricerca, di esigenze espressive non legate all’ambizione da piccole pseudo-rock-star che mirano ad un traguardo (perlopiù finto o illusorio) ben prima di suonare per un bisogno di essere.

Colpiscono, in senso positivo, le sinergie che ha attivato Lizard. Penso a quella con il team Mariposa (gruppo eccezionale, così come gli Addamanera) una delle realtà, dei “clan” (usando un’espressione celentaniana) sperimentali più interessanti in Italia.Penso al Premio Demetrio Stratos in cui Lizard è sempre stata sinergicamente attiva. Penso ai progetti /tributo di Mellow Records con i Vostri artisti che hanno proposto letture innovative dei vari artisti omaggiati…
Hai colto un argomento per noi importante, quello delle collaborazioni. E’ comprensibile in ambiti di etichette indipendenti che ciascuna realtà abbia proprie specificità, carattere e propensioni di cui
essere in qualche modo orgogliosi, ma per noi il senso di quelle che chiamerei “belle sintonie” è davvero importante, nonchè gratificante. Probabilmente il nostro incontro coi Mariposa era in qualche modo inevitabile, tanti sono gli aspetti e l’entusiasmo da condividere, ed è stato facile gestire insieme il debutto degli Addamanera, effettivamente molto originali e diversi, trasversalmente progressive. Così pure è stato naturale portare avanti con Raffaello
Regoli L’ “Omaggio a Demetrio Stratos” di Alberone di Cento, perchè nel nome di Stratos non possono che convivere fervore creativo, ricerca e sperimentazione, tutti argomenti a me casi. E pure con la Mellow esiste un rapporto di grande rispetto e di amicizia, per cui è stato un piacere portare parte della mia esperienza e relativi musicisti che ruotano intorno alla Lizard a ridosso dei vari tributi usciti per l’etichetta sanremese.

Da dieci anni impegnato con Lizard conosci bene la situazione della scena progressive italiana. Come valuti la “frenata” di Mellow Records?

Conosco piuttosto bene la scena progressive italiana, sia per quello che è il suo habitat più derivativo e autoindulgente (e ci sono storie molto rispettabili pure lì), sia nelle zone più sperimentali, e non credo si tratti di una crisi in termini qualitativi. Ci sono molti più gruppi e musica prog e dintorni interessanti oggi che negli anni ‘80, che pure vengono citati come periodo di rinascita. E’ cambiato l’approccio al consumo e soprattutto all’ascolto della musica, soprattutto quando si tratta di suoni che hanno bisogno maggior introspezione. La Mellow ha fatto un gran lavoro negli anni 90, riproponendo titoli del passato ma anche sostenendo nomi nuovi, e mi spiace che a Mauro Moroni, che non ha mai preteso di essere un santo, non si riconosca spesso quella riconoscenza che meriterebbe. Tante realtà sono nate con la Mellow, ma forse il catalogo troppo vasto, i troppi impegni da fronteggiare hanno posto una necessaria fase di transizione che forse porterà ad un maggiore equilibrio. Ma i problemi sono a monte, riscontrabili in un pubblico diseducato alla ricerca di certa musica, disamorato verso l’oggetto disco (e certo il cd non ha potuto sostituire il caro vecchio vinile quale oggetto da culto). Mettiamoci poi l’eccessiva inflazione di nomi e titoli che disorienta i già non molti appassionati, fra i quali l’uso dei masterizzatori è diventata consuetudine. Non si dica invece che è colpa dei prezzi, perchè non sempre un cd costa 20 euro… sarei pronto a proporre i cd a 10 euro e anche meno se vedessi un incremento, che non avverrebbe se non in modo risibile perchè il problema è sostanzialmente di carattere culturale.

Qual è l’identikit dell’acquirente dei vostri dischi? C’è o no uno stacco generazionale (dagli appassionati dei ‘70) anche se Lizard è “figla” di Canterbury?
Già, è difficile tracciare un identikit, e ti ringrazio per il pertinente riferimento canterburyano
soprattutto per un certo spirito ed attitudine. E’ difficile proprio perchè abbiamo in serbo proposte
molto diverse, tuttavia è indubbio il riscontro verso acquirenti oltre i 30 anni, anche intorno ai 40,
quegli appassionati ancora affezionati al disco come oggetto prezioso, non una scatoletta di plastica
sostituibile da un file o da radio commerciali. Credo che i più giovani, e basta scendere sotto i
trenta, siano dissuasi alla ricerca dell’originalità, tutto è figlio di un’induzione mediatica più o meno
preconfezionata, ciò che passa per i media esiste, il resto non può che essere “insignificante”. E’ lì si perde la cognizione del vero, dell’autentico, del peso intrinseco di un certo progetto musicale, deviati o ”drogati” da informazioni “ufficiali” che hanno maggiore forza economica. Lo scarto generazionale dunque è innegabile, con qualche bella eccezione, e a noi le eccezioni (qualcuno diceva le minoranze) piacciono molto. Vorrei che si potesse capire che al di là della
parvenza superficiale ci sono mondi musicali da scoprire da tutto il mondo o a volte più vicine a noi
di quel che si creda, un’approccio affascinante e stimolante che internet aiuta, se la curiosità è ancora accesa e integra.

C’è anche il tentativo di diversificarsi, con le “side-label”. Ci parli de “La luna ed il falò”? Bella citazione di Cesare Pavese, con l’armonia del mito e la disarmonia della storia…
Diciamo che ho sempre avuto una certa affezione per la dimensione cantautoriale dalla poetica più intensa e verace, quel cantautorato che ha avuto grandi interpreti dai 60 in poi, bistratto oggi come presunto politichese demodè, mentre c’è ancora dell’amore per una canzone che parta dal di dentro, che tratteggi immagini e poesia, dall’impianto acustico ma non solo. L’amico Davide Camerin, di San Vendemiano come Del Piero, ci ha fornito l’occasione per questa avventura con “La Luna e i Falò”, che prende spunto dal Pavese del mito, delle radici e del “sangue della terra” e si ricollega alla dimensione più intimistica di Davide, con accezioni variegate e folkish. Per ora è una side-label poco prolifica con i cd di Davide tra cui il recente “Dedalo” (che offre pure qualche riflesso filmico-progressive), la Lizard ci dà già parecchio impegno. Ma il varco è aperto, e non si può escludere
qualche altro nuovo nome a rafforzare anche questa nostra diversa piccola storia.

Nel decennale la nuova esperienza a lato di Zeit Interference, con un gruppo come ST. Ride che punta all’elettronica…
Zeit Interference è un marchio nuovo che attesta un ulteriore ampliamento di orizzonti sonori, comunque non casuale: un’elettronica non convenzionale, sonorità ambient, nuove attitudini collagistiche, rappresentano uno scenario relativamente nuovo, che va oltre alla musica suonata comunemente intesa. Con i genovesi ST.Ride, al loro secondo cd (il precedente con Mizmaze/Snowdonia) l’occasione è stata propizia per cogliere propaggini diverse di suono, un’ambientalità sperimentale, oserei definirla incidentale ed inafferrabile, comunque intrigante. E’
difficile per ora ipotizzare un futuro per questa sezione, già con la Lizard potremmo disorientare chi
segue il progressive dintorni, comunque è un’altra esperienza di apertura incondizionata e mondi sonori creativi liberi da ogni calcolo, adorabilmente estemporanei.

Da ultimo: cosa bolle in pentola? Parlaci delle nuove uscite…
Oltre al già citato terzo disco di Camerin sono appena usciti i debutti dei Morkobot, entità aliena
hard-psichedelica, e dei Flora col loro surreale jazz & post-rock, entrambi in coproduzipne con la nuova label piacentina Airbag. Ma abbiamo in cantiere parecchie nuove storie: dal free-prog circolare a tinte psichedeliche degli Zita Ensemble al terzo atipico cd dei Nema Niko che hanno ”musicato” i vocalizzi di Raffaello Regoli, in un’operazione di connessione temporale (i vocalizzi sono stati registrati nel 1979 e la musica nel 2005, a cui il titolo “No Zeit 7905”). E ancora la scoperta di un suggestivo progetto post-progressivo affine ai Godspeed You Black Emperor a nome Muzak (pensate un pò originari dal tacco leccese dell’Italia), prodotti da Fabio Magistrali, poi il debutto ufficiale della filmica psichedelia dei pescaresi Perizona Experiment, quello dell’avant-neoclassico dei surreali Garamond, il ritorno dopo dieci anni dell’art-rock, e sua tensione lirica, dei romani Arpia. Ce n’è dunque per tutti i gusti, ma soprattutto quando c’è della personalità, una peculiare dimensione stilistica, senza arrovellarci su quanto suoni più o meno progressivo quello o quell’altro disco. Compiere dieci anni, comunque non pochi, dev’essere non un traguardo, ma una tappa da cui ripartire con entusiasmo rigenerato verso nuove frontiere.

a cura di Gaetano Menna

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