
“Un poeta cieco di rabbia” , si intitola questo doveroso libro dedicato a Riccardo Mannerini a 26 anni dalla sua tragica scomparsa (Edizioni “Libero di Scrivere”).
Già, un titolo che dice tutto. Mannerini, poeta e paroliere che collaborò con Fabrizio De André, ed i New Trolls, fu senz’altro, come giustamente annota Mauro Macario (che ha curato la realizzazione di questo volume assieme a Claudio Pozzani) “una figura primaria della controcultura contemporanea, quella che non si riconosce nell’ufficialità blasonata di scrittori ed intellettuali afflitti dalla sindrome del paggio e asserviti ”.
Divenne cieco per lo scoppio in faccia di una caldaia quando faceva il marinaio. Aveva il dono della poesia
Nella Genova, patria della canzone d’autore, scrisse con De André i testi dell’LP dei New Trolls “Senza Orario e senza bandiera” del 1968; e poi, sempre con Faber, i versi del “Cantico dei drogati”, inserito nel disco del cantautore “Tutti morimmo a stento” sempre del ’68, apice di un sodalizio amicale ed artistico che poi si interruppe irrimediabilmente.
Il presente volume, a carattere antologico, è costituito da una scelta di poesie che partono dalla metà degli anni ’50 per giungere sino agli anni ’70 (ricomprendendo, nella prima parte, una selezione di liriche scelte dal libro postumo “Poesie da cantare” del 1980). Incuriosiscono e colpiscono le liriche delle canzoni dei New Trolls (qui proposti nella loro versione originaria e non quella rielaborata per il disco): sì è davvero “poesia da cantare”.
“Mannerini – si legge nel libro – attingeva ispirazione dalla sua innata irrequietezza e da un malessere che affondava le radici nella sua particolare sensibilità”.
La rabbia interiore nell’oscurità forzata. Eppure sapeva “guardare” al di là delle proprie mani che tastavano nel buio. “Siamo gli occhi del mondo”, è il titolo di una sua lirica/manifesto (“Siamo gli occhi del mondo/e smettiamola/di guardarci le mani”).
Gaetano Menna
La poesia originaria e la canzone
SIGNORE, GUARDAMI, IO SONO IRISH
Signore, sono qui, io sono Irish,
quello che non ha la bicicletta.
Tu lo sai che lavoro dai Lancaster
e che, a sera,
le mie reni non cantano.
Mi hai date tante cose belle
e il mio cuore le ha viste volentieri:
i boschi, le rose, la fratta,
i piccoli stagni dei cieli e la notte,
le labbra di Ester,
i suoi seni,
quei suoi impossibili occhi,
il sonno, il risveglio, il rumore
del fiume,
l’odore dei legni
duri
O mio Signore,
purtroppo c’è qualcosa che non va!
Io
che lavoro dai Lancaster,
dormo e mangio a trenta miglia
dalla chiesa di padre Enrico.
Come posso, o Signore,
santificare il tuo giorno?
I camion sono fermi,
le auto non passano,
ed io nel tuo giorno
sono stanco, Signore.
Trenta miglia più trenta
sono troppe a piedi ed Irish,
tu ricordi Signore,
non ha la bicicletta.
I passeri, gli scoiattoli, le lepri
gioiscono nel tuo giorno, io nò.
Non so più se io sono tuo figlio:
in quel giorno non vengo alla tua casa,
io non ti onoro; come posso fare,
dimmi?
Posso stare sul prato a parlarti di me?
O debbo venire in fondo alla valle?
Soffro, Signore e tu devi,
capisci?
devi fare qualcosa.
Andrà bene anche vecchia
la bicicletta
che manderai ad Irish,
perché tu, che sei buono,
hai tanti amici e a qualcuno
di loro
la puoi chiedere una vecchia bicicletta.
Che sia robusta, piuttosto, e grazie,
mio Signore, grazie!
Dio, pardon
.la Madonna
Te ne renderà merito, di certo.
Io sono Irish, Signore,
quello che verrà da te in bicicletta.
Il testo venne successivamente rielaborato dall’Autore e da Fabrizio De André con il titolo “ Signore, io sono Irish” per l’album dei New Trolls del 1968 “Senza orario senza bandiera” .
Questo il testo della canzone cantata dai New Trolls, dopo la rielaborazione
Dall’album “Senza orario e senza bandiera” dei New Trolls
SIGNORE IO SONO IRISH
Signore io sono Irish
Quello che non ha la bicicletta
Tu lo sai che lavoro e alla sera
Le mie reni non cantano
Tu mia hai dato il profumo dei fiori
Le farfalle i colori
E le labbra di Ester create da te
Quei suoi occhi incredibili solo per me
Ma c’è una cosa o mio Signore che non va
Io che lavoro dai Lancaster a trenta migòia dalla città
Io nel tuo giorno sono stanco, sono stanco come non mai
E trenta miglia più trenta miglia sono tante a piedi lo sai.
E Irish, tu lo ricordi Signore
Non ha la bicicletta
Nel tuo giorno le rondini cantano
La tua gloria nei cieli
Solo io sono triste Signore
La tua casa è lontana
Devo stare sul prato a parlarti di me
E io soffro Signore lontano da te
Ma tu sei buono e fra gli amici che tu hai
Una bicicletta per il tuo Irish certamente la troverai
Anche se vecchia non importa, anche se vecchia mandala a me
Purchè mi porti nel tuo giorno mio Signore fino a te.
Signore io sono Irish
Quello che verrà da te in bicicletta.

Claudio Costantino









Mauriziospag
08 Nov 2009 - 17:02 - #1HO SEMPRE VOLUTO…
Annuisci Alda,
ho sempre voluto poesia attorno a me
tratti di sentiero
che aggiungessero corpi di scrivanie
e lampade accese di protesta
sull’infinito appoggio di un pensiero.
La tua camera ne era impicciata.
Ho sempre voluto foto
copie di poesia attorno a me
sedie foderate da calici piangenti
schizzi di un vissuto amore
strane facce di cassetti ammaccati
e muri
figurati dall’ombra del mio seno.
La tua camera ne era impicciata.
Ho sempre voluto poesia dal vivo attorno a me
musica sperduta nelle parole
volti e braccia cascanti
sopra un leggìo che pieghi
si ripieghi e il certo che si spieghi!
La tua camera ne era impicciata.
Ho sempre voluto una camera vuota
nuda e dalle quattro orecchie
bianca e chiusa in una nuvola nera
fumata
e corteggiata dalla tua poesia
che ho sempre voluto
un po’ mia.
©
di Maurizio Spagna
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L’ideatore
paroliere, scrittore e poeta al leggìo-