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Marco Fabi: concerto all'Auditorium di Roma. L'intervista

Marco Fabi sarà in concerto all'Auditorium-Parco Della Musica di Roma il 7 maggio. Per la serata - del ciclo "Generazione X" - presenterà un set prettamente acustico con Andrea Di Cesare al violino e Mia Julia, pianoforte e voce. Di seguito l'intervista al cantautore romano

Marco Fabi è uno dei nuovi volti della vivace scena cantautorale romana, ovvero della generazione immediatamente successiva a quella Niccolò Fabi, Max Gazzè, Daniele Silvestri, Alex Britti, ecc. Le sue canzoni si inseriscono nel solco del pop d’autore di raffinata fattura.

La nuova scena capitolina è quella di personaggi come M. Fabi, Pier Cortese e Simone Cristicchi. Tre sensibili cantautori, tre grandi amici che suonano anche assieme come è accaduto ultimamente a Roma a The Place (il 26 aprile).

Il prossimo concerto di Marco Fabi è a Roma all’Auditorium-Parco Della Musica il 7 maggio. Per la serata - del ciclo “Generazione X” - presenterà un set prettamente acustico con Andrea Di Cesare al violino e Mia Julia, pianoforte e voce.

A “The Place” Fabi è davvero di casa. Ed in una delle sue serate nel noto locale romano - vero e proprio osservatorio sulla canzone d’autore - abbiamo realizzato questa intervista.

- Come mai hai intitolato il tuo disco “La scelta”?

“La scelta” è un disco realizzato cercando di fare musica con rispetto della musica stessa,di dare spazio alle canzoni e al modo di esprimermi musicalmente (che non fa parte della moda del momento anche perché se uno fosse costretto a seguirla farebbe dischi limitati).

Quindi le mie scelte. Le cose che piacciono a me in primo luogo: suonare e cantare; ad essere sincero mi è alle volte capitato di rinunciare a dei pezzi perché vagamente sentivo delle influenze che identificavo con altre melodie (anche se non lo erano); le cose che avevano un qualcosa di già esistente nella musica le ho sempre scartate. Non che io abbia fatto dodici canzoni inesistenti, ma ho messo dentro delle canzoni che mi sembravano più originali, meno banali. Pure episodi più semplici del disco, come “Chiedimi”, che ha una semplicità nel ritmo e nella melodia, ma poi vive del ritornello (che non è un vero e proprio ritornello, perché sono io che urlo…). Avevo persone a fianco che mi suggerivano dei cambiamenti ma alla fine ho deciso di lasciarla così come mi era venuta e questo mi rende sicuro perché so di camminare lungo una strada pulita, non sporcata dal compromesso.

- Come sei arrivato a questo disco, e ad inciderlo per la Edel?

é tutto legato al caso. Sono tanti anni che suono in concerti dal vivo in locali più o meno grandi (fin dal periodo della scuola, al liceo) presentando canzoni anche inedite che negli anni cominciavano a piacere ad alcune etichette anche di una sfera underground.

Eravamo in collaborazione con un’ altra etichetta 4 anni fa per far uscire un EP di 4 pezzi, che oggi non suono più perché avevo capito, dopo questo lavoro, che non avevo centrato quello che volevo ottenere dalla musica (quel modo di fare musica era modaiola era legato alla band con cui suonavo). Alla fine non è uscito niente con questa etichetta e mi sono dedicato a cantare in inglese per sentire nuovi stimoli. Ad un produttore piacquero i testi e mi fece andare in uno studio a Capri a registrare dei brani. E’ stato lui a farmi vedere nella musica un nuovo modo di lavorare. Abbiamo lavorato sull’ emozione e sulla verità. cosa che non facevo con l’ altro gruppo con cui suonavo. Così è cominciata un pò di gavetta.

Poi la collaborazione con Simone Cristicchi e Pier Cortese… ci piaceva suonare insieme anche se non eravamo un vero e proprio gruppo; abbiamo fatto tante serate anche qui a The Place. Ci accompagnavamo l’ un l’ altro e questo ci ha aiutato a capire quale era la strada che volevamo percorrere.

C’ era anche la voglia di realizzare un disco in italiano; avevo saputo che alla Edel piacevano le mie canzoni in inglese ma sapevo come fosse difficile diffonderle in Italia, così sono tornato al mio progetto: realizzare un disco in italiano con l’ esperienza inglese. Ho scelto di registrarlo in casa con l’ essenziale, ho seguito la produzione artistica e per i vari arrangiamenti dei brani ho scelto due collaboratori che possiedono anche loro studi casalinghi… abbiamo unito queste tre forze.

Ho lavorato otto mesi su questo disco, la Edel prima ha fatto uscire un EP con quattro pezzi finiti di registrare a febbraio 2005. Anche io volevo sondare il terreno e la mia reazione nei confronti di quell’ inizio di lavoro.

E’ un disco che vedo molto mio e sono sicuro che tra dieci anni, risentendolo, non mi pentirò di nulla, ne sono convinto.

- Questa sera presenti anche il video di “Chiedimi”…

Non abbiamo ancora lavorato su un singolo però avevo voglia di realizzare un video, che è quello che presenterò stasera. Ho scelto un pezzo che viveva del ritmo che mi piaceva suonare. Spero di ottenere qualche passaggio in televisione e delle date in più.

- Pur non avendo lavorato sul singolo, tra i vari brani hai scelto come apri pista proprio “Chiedimi”… perché questo brano?

Non è proprio così, quattro anni fa si scelse “La collina di vetro”, un pezzo completamente diverso da “Chiedimi”. Ma volevo far arrivare alla gente la parte più sbarazzina di me; e tra i vari pezzi “Chiedimi” era quello che mi favoriva maggiormente, mi diverto a suonarlo esce il mio lato istintivo, meno intimo. Vive di ritmo. Poi con l’ aiuto del video arriva maggiormente il messaggio.

- Stasera il concerto lo hai diviso in due parti una acustica e una elettrica… come mai questa scelta?

Nelle prime esperienze che ho avuto per portare in giro il disco abbiamo lavorato in trio per mettere a nudo i pezzi, in versione acustica. Andando in giro in tre è pure più comodo.

La band comunque originariamente è composta da sei persone a volte anche sette perché un amico violinista viene convocato nelle occasioni in cui siamo in trio. Abbiamo lavorato a Milano a Firenze poi è arrivata la volta di Roma.

Ho scelto i brani che si prestano maggiormente all’ acustica e quelli più rock. Stasera inizio con la parte acustica, poi vediamo il video. I restanti brani sono tutti i pezzi del disco tranne due , ho aggiunto una cover di Lucio Battisti e una canzone del repertorio inglese.

- I giornalisti ti hanno dato diverse etichette, tu come la definisci la tua musica?

Certamente musica, sono più musicista che cantautore! Nel tempo ho deciso di dedicarmi a quello che mi piace di più, a cui sono più portato. Come tipo di artista privilegio più

l’ aspetto musicale come i musicisti inglesi, che preferiscono il sound. Tutto nasce dalla musica anche i testi.

- Contatti con le radio?

Ho contatti con le radio piccole, ho partecipato a molte trasmissioni radiofoniche che mi hanno mostrato il loro affetto ed il loro calore.

- Come vedi internet?

Internet è uno dei canali fondamentali. Ho anche un sito che aveva creato Simone Cristicchi quando non era conosciuto. In cambio lo facevo registrare nel mio studio.

- Parlaci un attimo del rapporto con Cristicchi e Pier Cortese…

Siamo amici, ci vediamo, ci sentiamo, ma è difficile anche se lo desideriamo, tornare a fare qualcosa insieme. Abbiamo fatto dei “concerti” che più che altro erano occasioni per stare insieme, come quando siamo andati al Giffoni Festival presentando un pezzo che ci rappresentava tutti e tre ma che non sento particolarmente personale.

- Torniamo al tuo disco che ha una sua struttura concettuale… qual è il messaggio che intendi dare?

Io privilegio la musica, alle volte mi piace cantare le parole di altri autori… è diverso

dall’ essere interprete, unisci due cause quella musicale e quella del testo.

Quando io scrivo la musica essa rientra in una sfera sentimentale. Certe volte racconto quello che intendo esprimere come nel caso di una canzone “Insieme al vento” che parla di una storia che finisce, del sentirsi trasportato da vento; è un testo scritto da Francesco De Nigris in cui non sono intervenuto. Invece “La collina di vetro” è scritta insieme a Cristicchi e a De Nigris, ognuno ha messo un pò del suo.

- “La scelta” é un disco che parla di sentimenti…

Sì, è così. “Chiedimi” è l’ unico brano socialmente impegnato ed è stato scritto di getto.

I temi dell’ album passano da storie d’amore (sono un romantico), all’ insicurezza generazionale. Mi piace lasciare idee positive anche a volte usando toni scuri.. Ad esempio il brano “Cerco casa”, che è quasi totalmente mio, ha una caratteristica quasi dark, comunque lascia intravedere una luce. Non hai aria nella casa dove vivi, è un’ atmosfera negativa ma c’ è la voglia di trovare uno sbocco positivo.

La musica è questo, ti entra dentro senza accorgetene… in questo senso è un’ arte invasiva che può migliorare la vita.

a cura di Monica Menna