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Robert Fripp e la ola-ola chitarristica

Grande successo per il concerto romano di Robert Fripp e “League of crafty guitarists” del 20 giugno 2006 a Roma a cura dell'Accademina di Santa Cecilia. Il chitarrista dei King crimson ha regalato emozioni e suoni-visioni frippertonici

20 giugno 2006

Robert Fripp &

“League of crafty guitarists”

Sala Santa Cecilia

Auditorium Parco della Musica

Roma

Accademia Nazionale di Santa Cecilia

It’s wonderful

La sala Santa Cecilia dell’Auditorium-Parco della Musica di Roma è davvero stracolma. Il concerto del 20 giugno (promosso dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per la serie di eventi “It’s wonderful”) del chitarrista Robert Fripp, ha richiamato davvero un gran numero di spettatori. Straordinariamente di tutte le età, dai giovani agli ultra-cinquantenni alla ricerca delle magie del passato. Due file davanti a noi c’è anche un bambino che se la dorme beatamente avvolto dalle sinuose sonorità frippiane.

C’è grande interesse per Bob Fripp (che nei Settanta ha militato nei leggendari King Crimson, uno dei gruppi-capisaldo del rock progressivo inglese) e che ha continuamente forzato i confini della pop music, indirizzandosi su percorsi musicali sperimentali e d’avanguardia.

Quella all’Auditorium è anche un pò la festa di compleanno italiana al chitarrista inglese che da poco ha festeggiato i 60 anni (è nato il 16 maggio del 1946).

In realtà quello romano era un doppio concerto in uno; da un lato le performance chiamate “Soundscapes”, dall’altra la presenza dell’ensemble “League of crafty guitarists” (con nove chitarristi di varie nazionalità, tra cui due italiani, Mariana Scaravilli e Luciano Pietratesa).

Le performance chiamate Soundscapes fanno parte di una serie che ha lo scopo di trovare nuovi modi in cui intelligenza e musica, definizione e scoperta possano entrare in una performance da parte sia del musicista che dell’audience; si richiamano ad una modalità chiamata “Frippertonics” e messa a punto dal chitarrista con Brian Eno con due registratori Revox collegati tra loro in modo che una nota venisse registrata nella prima macchina e poi suonata nella seconda. Ora i vecchi registratori Revox sono stati rimpiazzati da moderne unità di ritardo digitali. «Le composizioni Soundscapes – spiega Fripp - sono basate su delay, ripetizione, e azzardo, e sono improvvisate e grandemente governate dal tempo, dal luogo, dal pubblico e dalla risposta del performer a tutti questi elementi».

Fripp è da solo sul palco con i suoi aggeggi elettronici, le pedaliere e la chitarra che può emulare qualsiasi altro strumento. Note tirate fino allo spasimo, un tappeto sonoro siderale, quasi pink-floydiano con arpeggi, sprazzi melodici e cosmici, guizzi chitarristici. Il pubblico trattiene il fiato per non rompere l’incantesimo. Poi arrivano, a passo di marcia, i nove cavalieri della chitarra, strumento in spalla. Si siedono all’unisono e danno vita a tutta un’altra musica, mentre il maestro si allontana. Si rimbalzano tra di loro le note delle chitarre come fossero palline da tennis, in un suono che è fluttuante ed ondeggia da uno strumento all’altro a ricaduta (come una sorta di “ola-ola chitarristica”). Musica sempre più nervosa e nevrotica (questa sì crimsoniana); a tratti emerge un blues, o un motivo rock. Ma soprattutto c’è questo rimpallarsi i suoni…

Fripp e ensemble si alternano per poi incontrarsi nella parte finale del concerto in una via di mezzo tra cosmo e nevrosi.

Gaetano Menna